Il volume parte dall'analisi delle profonde trasformazioni subite dal mercato residenziale, a seguito della crisi, ma non solo. L'invenduto per esempio nasce in primo luogo da uno scollamento tra contenitore e contenuto ovvero tra struttura e vita quotidiana che si svolge al suo interno. «Dobbiamo quindi recuperare la lezione degli architetti del passato tornare a progettare partendo dalla pianta», spiega Vincenzo Albanese di Sigest, lanciando un velato j'accuse alle archistar dei nostri tempi, più focalizzate sul design piuttosto che sull'uso quotidiano degli ambienti e spesso anche più esperte di grandi edifici pubblici che non di edilizia residenziale privata. Chi progetta deve quindi tornare a massimizzare le sinergie tra esterno e interno dell'abitazione e a puntare sulla vivibilità degli ambienti, lasciandosi alle spalle gli eccessi di soffitti a 2,70 metri da terra e stanze da 8 metri quadri.
Ma l'eccesso di design non è che uno dei motivi che hanno portato alla crisi attuale. Non meno importante sono le trasformazioni subite dal vivere quotidiano. Basti pensare all'impatto della tecnologia sull'ambiente domestico con conseguente ridefinizione di tutti gli spazi della casa. Ma anche alle crescenti necessità di personalizzazione e possibilità di trasformazione degli ambienti nel tempo al variare di numero, età e attività dei componenti della famiglia.
Più che dimensioni e location, le trasformazioni hanno interessato la suddivisione interna degli spazi, concentrandosi su alcuni ambienti, ma senza in realtà tralasciarne nessuno. «I diktat riguardano infatti ingressi, corridoi e disimpegni, da eliminare drasticamente, così da recuperare metratura a favore di altri ambienti», prosegue Albanese. «L'altro diktat impone invece una più drastica suddivisione tra ambienti privati e sociali, dunque rivedendo la vecchia distinzione tra zona giorno e zona notte».
In metri quadri tutto ciò vuol dire un soggiorno non inferiore a 30 metri quadri e una cucina che superi i 12: al tramonto quindi cucinotto o angolo cottura, mentre il salone include due aree separate, il tinello-sala da pranzo (da usare quotidianamente e non solo quando ci sono ospiti perché nessuno vuole più mangiare in cucina) e la parte salotto.
Ma la trasformazione più profonda riguarda forse la zona più privata della casa, cioè camera da letto e stanze dei figli. L'avvento di tv e computer in ogni stanza, più gli onnipresenti tablet e cellulari ha modificato molte attività quotidiane e le stesse modalità di fruizione degli ambienti: l'utilizzo della tecnologia è sempre più individuale, modificando rituali consolidati come quello della famiglia riunita davanti alla tv o dei componenti della famiglia che si contendono l'uso del telefono fisso. Nasce da qui la trasformazione delle ex camerette dei figli in veri e propri microcosmi, dove dormono, ma anche giocano, studiano e ricevono gli amici, e che per forza di cose devono essere più grandi che in passato. Allo stesso modo la camera matrimoniale cresce di dimensioni e si trasforma in suite: la zona letto resta piccola, anzi quasi scarna, ma non possono mancare un grande bagno padronale e una grande cabina armadio, in grado di contenere almeno due armadi a sei ante.
I bagni della zona notte dovranno perciò essere almeno due, entrambe vere sale da bagno così da soddisfare la crescente attenzione verso la cura e il benessere della persona, mentre solo quello aperto agli ospiti, quindi di cortesia, potrà avere dimensioni più ridotte, a meno che non includa anche una parte lavanderia.
Grande attenzione, infine, è posta anche alle caratteristiche degli spazi esterni: tutti oggi vogliono terrazzi, logge e balconi, ma con requisiti tali da renderli fruibili, ideale proseguimento/ampliamento della zona living e dunque con affaccio da cucina e soggiorno tramite ampie porte-finestre, e di adeguate dimensioni, tali poter ospitare tavolo e sedie e magari anche una comoda sdraio.
Accanto alle richieste sull'abitazione, sempre più ricorrente è anche la domanda per spazi di socializzazione in grado di ospitare dalla festa dei bambini alle riunioni condominiali, riunendo così in parte la funzione dell'ex cortile e dei ballatoi delle case di ringhiera. Molto gradita anche la palestra.
Infine la casa moderna deve essere a basso impatto energetico: classe A se è in centro, al massimo in B altrove, ma senza eccedere con le spese condominiali.
«Per molti anni l'ambiente domestico ha mostrato inerzia ai cambiamenti. Oggi invece stiamo assistendo a importanti e rapide trasformazioni», conclude Albanese. «Naturalmente tutte le caratteristiche descritte, anche se molto frequenti, riguardano una domanda di fascia medio-alta, quindi limitata. Tuttavia proprio questa domanda fa da driver di mercato, anticipando le tendenze future e quello che sarà il nuovo modo dell'abitare, trasversale a tutti i target». Non a caso le stesse tendenze si riscontrano anche in abitazioni più piccole, per single o giovani coppie: il bilocale in questi casi è di almeno 70 metri quadri, sempre con soggiorno grande, suite matrimoniale, doppi servizi o meglio sale da bagno. (riproduzione riservata)
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