Primi contraccolpi per il mercato della casa. A pesare sono guerra, rialzo dei tassi, rincaro delle materie prime, burocrazia e scarsità di manodopera, che incidono soprattutto sull'offerta: dopo mesi di corsa sfrenata ha iniziato ad accusare i primi segnali di affaticamento. A lanciare l'allarme è Tecnocasa sulla base degli immobili in vendita nel periodo gennaio-giugno di quest'anno. «La corsa al mattone scaturita nel post pandemia ha contribuito all'assorbimento delle abitazioni già presenti sul mercato, molte delle quali sono state vendute in tempi brevi», spiega Tecnocasa. «Tra queste, le abitazioni con caratteristiche in linea con i nuovi desideri abitativi del post Covid: dalle dimensioni più generose che in passato alla presenza di giardini, terrazzi, spazi condivisi e co-working, tanto per citare le più richieste». A fare da traino al boom del 2021 è stato anche il ritorno, seppur prudente, degli investitori, che in un periodo di tassi ai minimi storici, ha consentito di vendere anche le soluzioni di qualità non elevata rimaste ferme per lungo tempo sul mercato. «Esaurita questa fase, oggi l'offerta non è più all'altezza della domanda», continua Tecnocasa, «e per diverse ragioni». A partire dagli interventi di ristrutturazione legati al 110% che hanno portato molti proprietari di casa a posticiparne la vendita a lavori coclusi. Ma anche il prolungamento dei tempi di realizzazione delle nuove costruzioni che stanno facendo i conti con difficoltà di approvvigionamento e rincaro delle materie prime, e con la carenza di personale. A questi si aggiungono i potenziali venditori che procrastinano la vendita non trovando impieghi alternativi per la liquidità ottenuta. «Alcuni sviluppi già programmati hanno subito un rallentamento sull'avvio dei cantieri per i problemi di approvvigionamento delle materie prime e della manodopera impegnata su interventi legati al 110%», conferma Alessandro Ghisolfi, responsabile del centro studi di Abitare Co. «Il rallentamento è dovuto anche all'ingolfamento degli uffici urbanistici dei Comuni che, dopo le chiusure temporanee imposte dal covid, hanno accumulato ritardi nell'erogazione dei permessi di costruzione allungando di conseguenza i tempi di realizzazione dei nuovi sviluppi». La situazione è trasversale a tutto il Paese ma sta creando maggiori disagi nelle grandi città come Milano e Roma dove è più forte la domanda di case nuove. «I dati relativi ai permessi per costruire per il primo trimestre del 2022 sono decisamente positivi», aggiungono da Tecnocasa. «In base alle rilevazioni Istat, nel primo trimestre 2022, sulla base delle autorizzazioni riguardanti il comparto residenziale, si stima una crescita congiunturale del 4% per numero di abitazioni e del 3,7% per superficie abitabile. In particolare, nel primo trimestre di quest'anno e al netto della stagionalità, il settore residenziale presenta il valore più alto dal quarto trimestre 2012». Al di là delle nuove costruzioni, tuttavia, il calo dell'offerta sembra interessare anche il comparto dell'usato come conseguenza del rally dei prezzi delle verificatosi in molte grandi città italiane nel post pandemia. «Non è raro imbattersi in proprietari di casa che hanno deciso di togliere l'abitazione dal mercato dopo averle messe in vendita a prezzi troppo alti», spiega Ghisolfi. «In questo momento, piuttosto che vendere al di sotto delle aspettative e a causa della scarsità di investimenti alternativi in un periodo di alta inflazione, hanno preferito ritirarle dal mercato in attesa di tempi migliori. Nel frattempo, puntano sugli affitti». In effetti, se da un lato sembra calare l'offerta di abitazioni in vendita, dall'altra il numero dei potenziali compratori sembra destinato a ridimensionarsi nel giro dei prossimi mesi a causa del balzo in avanti registrato dal costo dei mutui. «Nei primi tre mesi del 2023 ci aspettiamo un calo della domanda di acquisto di abitazioni rispetto ai primi tre mesi del 2022», sintetizza Ghisolfi, «tendenza che stiamo già osservando sul mercato del nuovo a causa dell'innalzamento dei prezzi delle materie prime, delle difficoltà a ottenere un finanziamento e dei ritardi nelle consegne. Questa situazione entrerà però nel vivo soltanto nel 2023 quando inizierà a impattare anche il segmento dell'usato in termini di prezzo». (riproduzione riservata)