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Francesco La Camera, direttore generale Irena
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La Camera (Irena): le rinnovabili costeranno meno del carbone

di Angela Zoppo
25 novembre 2025, 22:00 Ultimo aggiornamento: 23:11

Parla il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per le energie verdi: nel 2025 nuovo record di capacità installata. Ma per mantenere l’obiettivo della decarbonizzazione servono 1.300 miliardi di dollari | A2A colloca un green bond da 500 milioni: paga una cedola del 3,25%

In un mondo che si alimenta ancora prevalentemente con i combustibili fossili, il 2025 segnerà un nuovo record per le rinnovabili. Ad affermarlo, anticipando i dati e i prossimi scenari di mercato, è Francesco La Camera, direttore generale dell’Irena, l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili, in questa intervista rilasciata a MF-Milano Finanza.

Domanda. Le rinnovabili sono sotto attacco da più parti, pensiamo alle politiche di Donald Trump negli Usa. Ma come si sta orientando il mercato visto dal vostro osservatorio?

Risposta. Le politiche per le rinnovabili esistono, anche se il mercato resta pensato per le fonti fossili. Eppure nel 2024 il 92% della nuova capacità elettrica installata nel mondo è venuta da rinnovabili, solo l’8% da fossili o nucleare. Le rinnovabili sono oggi il modo più conveniente per produrre energia elettrica, quindi è inevitabile che gli imprenditori le preferiscano, perché investono dove il ritorno è rapido e i costi competitivi. L’economia del futuro sarà determinata dalla capacità di muovere elettroni e molecole al prezzo più conveniente, e questo lo garantiscono solo le rinnovabili. La politica potrà influire sulla scala e sulla velocità del cambiamento, ma non sulla direzione.

D. Veniamo ai numeri, che andamento state registrando a chiusura del 2025?

R. Quest’anno è previsto un nuovo record dopo quello del 2024, raggiungeremo circa 700 gigawatt di nuova capacità installata, un passo decisivo verso l’obiettivo dei mille Gw annui fissato dall’Accordo di Parigi. Servono però interventi strutturali: come dicevamo, il mercato è ancora tarato sui fossili. Dobbiamo rafforzare la gestione dei sistemi energetici decentralizzati, aggiornare i curricula universitari, investire in reti interconnesse e favorire il re-skilling del personale. La Cina corre, l’Europa tiene col Green Deal e anche molti stati americani stanno andando avanti autonomamente verso un nuovo sistema energetico.

D. Si sente molto parlare di neutralità tecnologica per far convivere le varie fonti di energia. Qual è la posizione di Irena?

R. Tecnologie diverse possono ridurre la Co2, ma con costi e conseguenze differenti. Le rinnovabili restano più vantaggiose anche dal punto di vista sociale e della sicurezza energetica. Sui biofuel, Irena ha partecipato con la presidenza brasiliana del G20 alla presentazione di un rapporto a Rio de Janeiro: il Brasile ha lanciato un pledge per quadruplicare la quota di biocarburanti entro il 2035, basato proprio sugli studi di Irena e Iea, l’Agenzia Internazionale dell’Energia. È un segnale importante di attenzione verso le alternative sostenibili

D. Come rispondete a chi sostiene che fonti fossili come il carbone resteranno sempre le più convenienti?

R. Dopo la fiammata inflattiva i costi si sono stabilizzati, ma rinnovabili più accumulo saranno entro due anni più economiche del carbone esistente. Stiamo confrontando il costo del nuovo investimento con quello del mantenimento, e la convenienza è ormai evidente. Bisogna decidere se crediamo o no nel libero mercato. La competitività delle economie dipenderà dall’efficienza del sistema energetico: se investiamo in fonti più costose rispetto alle rinnovabili, ci mettiamo da soli in svantaggio. L’obiettivo non è frenare gli altri, ma restare competitivi, costruendo sistemi capaci di produrre elettroni e molecole al costo più basso possibile.

D. Ma di che mole di investimenti parliamo per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili?

R. Servono 1.300 miliardi l’anno per restare sulla triettoria Net Zero. I nostri numeri, adottati anche nel percorso delle conferenze sul clima da Baku a Belém, indicano questa cifra. Se però consideriamo reti, accumuli, idrogeno ed efficienza, arriviamo a cinque trilioni di dollari l’anno fino al 2030. Ma non bisogna considerarli un costo, bensì un investimento: l’opportunità di costruire economie più forti, competitive e sostenibili. (riproduzione riservata)



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