La Bulgaria si prepara a un passo decisivo nel cammino europeo: dal primo gennaio 2026 diventerà il 21esimo membro dell’Eurozona. Dopo anni di tentennamenti e rinvii, adotterà l’euro al posto del lev, dopo il via libera ottenuto lo scorso 4 giugno dalla Commissione Europea e dalla Bce.
Martedì 8 luglio si tiene l’ultimo passaggio formale con il Consiglio Affari economici e finanziari dell’Ue (Ecofin) che firmerà gli ultimi atti giuridici. L’ingresso rappresenta un cambiamento profondo, destinato a influenzare la vita quotidiana dei cittadini bulgari, le dinamiche interne e i rapporti con il resto del Vecchio Continente. Una svolta attesa ma carica di implicazioni politiche ed economiche.
Con l’adozione dell’euro, la Bulgaria apre la porta ad opportunità e rischi. Il suo percorso potrebbe essere analogo a quello visto in Croazia, ultimo Paese ad essere entrato nell’Eurozona, il primo gennaio 2023. L’eliminazione del rischio di cambio stabilizzerà il sistema finanziario, riducendo l’esposizione a rischi internazionali e aumentando la prevedibilità per imprese e investitori. La sola prospettiva di entrare nell’euro contribuisce a stabilizzare le aspettative sui mercati e a rafforzare la fiducia, proteggendo il mercato da forti oscillazioni e consentendo politiche di supporto alla crescita. In un contesto globale instabile, l’euro agisce come un vero e proprio scudo finanziario.
Con la diminuzione dei costi di conversione e delle operazioni transfrontaliere, è probabile che cresca il commercio bulgaro con i partner europei e si rafforzino i flussi di investimento stranieri. Si attende un maggiore risparmio per le aziende che operano nel commercio, nel turismo, nella manifattura.
Come è accaduto in Croazia, il processo di adesione all’euro coincide generalmente con un netto miglioramento del rating creditizio. Nel 2017 la Croazia era valutato BB, due livelli sotto l’investment grade. Nel 2019 ha raggiunto BBB-, il minimo grado d’investimento. Nel 2022, a seguito della decisione del Consiglio Ue sull’introduzione dell’euro, il rating è stato ulteriormente alzato a BBB+ fino ad arrivare al livello A1- nel 2024, un anno dopo l’entrata nell’Eurozona. È probabile, quindi, che i rating sovrani bulgari migliorino. L’attuale rating BBB+ della Bulgaria (S&P) potrebbe aumentare, riducendo i costi di finanziamento per governo e imprese, e ricoprendo di maggiore attrazione i titoli di Stato bulgari.
Sul fronte del mercato immobiliare, il primo trimestre del 2025 ha registrato un +15,1% sullo scorso anno per quanto riguarda i prezzi delle case, secondo i dati Eurostat. Nonostante i rialzi, il mercato immobiliare di Sofia, capitale della Bulgaria, mostra una forte dinamicità, confermandosi ancora tra le grandi città europee più economiche sia per l’acquisto che per l’affitto di abitazioni. Tuttavia, il divario con città come Budapest, Lubiana e Zagabria si sta rapidamente assottigliando.
In Croazia, a seguito dell’introduzione dell’euro, i tassi d’interesse praticati si sono pienamente allineati, e in alcuni casi sono stati addirittura inferiori, a quelli dei Paesi dell’eurozona. Nel 2024, il tasso medio sui mutui per la casa in Croazia era del 3,64%, contro il 4,22% della Germania e il 4,05% della media dell’Eurozona. In Ungheria, invece, era dell’8,76%.
In Bulgaria l’ingresso nell’Eurozona potrebbe abbattere gli ostacoli all’accesso al credito, rafforzando la competitività e generando significative opportunità per gli investitori stranieri in cerca di asset sottovalutati anche nell’immobiliare. (riproduzione riservata)