Borse asiatiche deboli dopo che l’incontro molto atteso tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente cinese, Xi Jinping, non ha fornito dettagli concreti sui progressi commerciali, se non che l'aliquota tariffaria sui prodotti cinesi passa dal 57% al 47% e quella sul fentanyl dal 20% al 10%.
L'attenzione si è spostata sulla decisione sui tassi di interesse della Bank of Japan, mentre i segnali cauti della Federal Reserve sui futuri tagli dei tassi hanno pesato sul sentiment degli investitori. I principali indici di Wall Street hanno chiuso la seduta del 29 ottobre con movimenti deboli, mentre i futures Usa stamani sono poco mossi.
La Bank of Japan ha mantenuto i tassi a breve termine allo 0,5%, in linea con le aspettative del mercato, ribadendo che futuri aumenti dipenderanno dalle condizioni economiche. La mossa è passata con sette voti favorevoli e due contrari ed era scontata dal mercato intorno al 50%, in alternativa a una stretta.
Secondo la maggioranza degli analisti interpellati dall'ultimo sondaggio Reuters, la nomina della nuova premier, Sanae Takaichi, non dovrebbe compromettere il percorso di aggiustamento dei tassi al rialzo avviato da Banca del Giappone.
Dopo il verdetto sui tassi il governatore, Kazuo Ueda, ha parlato di un'economia in fase di ripresa a dispetto di alcuni punti di debolezza, garantendo che le condizioni di finanziamento favorevoli sosterranno il recupero della congiuntura. Il percorso di rialzo dei tassi, ha aggiunto, proseguirà in caso lo scenario della crescita e dell'inflazione rispetti le prospettive della banca centrale.
L'indice Nikkei ha chiuso piatto a 51.325 punti (+0,04%), dopo essere salito a un nuovo massimo storico a 51.657,28 punti. L’indice più ampio Topix è rimasto in rialzo dello 0,69%.
Anche se Trump ha sottolineato la «grande relazione» con Xi e annunciato, dopo la conclusione dei colloqui, che un accordo sui dazi potrebbe essere firmato «molto presto», l’indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen e l’indice composito di Shanghai sono scesi, rispettivamente, dello 0,80% e dello 0,73%. Anche l’indice Hang Seng di Hong Kong ha invertito la rotta e ha chiuso in calo dello 0,74%.
L’indice Asx 200 australiano è sceso dello 0,46% e il Kospi della Corea del Sud ha ridotto i guadagni attestandosi a +0,14% dopo essere balzato fino al +1,2% nelle prime contrattazioni. Anche il tono cauto della Fed ha frenato i listini asiatici. Mercoledì 29 ottobre la Fed ha abbassato i tassi di 25 punti base, portandoli in un range tra il 3,75% e il 4%, il terzo taglio quest'anno. Ma il presidente, Jerome Powell, ha smorzato le aspettative del mercato per un altro intervento a dicembre, affermando che un ulteriore taglio è «tutt'altro che scontato». I policymaker restano divisi e dipendenti dai prossimi dati su inflazione e occupazione. (riproduzione riservata)