La bellezza del Canton Ticino, tra arte e paesaggio
Lugano e Mendrisio presentano un’estate all’insegna di mostre imperdibili. Ecco la nostra agenda con quelle da non perdere
La raffinata e internazionale Lugano porta in scena tre importanti mostre al Masi, sede d’arte della Svizzera italiana, mentre la simpatica Mendrisio ci coinvolge in una mostra inedita.
Ferdinand Hodler-Filippo Franzoni. Un sodalizio artistico

La sede Lac (Lugano arte e cultura, qui sopra) presenta, fino al 10 agosto, Ferdinand Hodler-Filippo Franzoni. Un sodalizio artistico. Due artisti svizzeri, il primo noto a livello internazionale, il secondo sconosciuto fuori dal Canton Ticino. Entrambi vivono tra Ottocento e Novecento, ma si rivelano diversissimi per origini sociali, carriere e successo, così come per il carattere, il modo di affrontare la vita e di esprimersi nell’arte. Per rendersene conto basta osservare gli autoritratti dell’uno e dell’altro. Hodler gli occhi azzurri aperti al mondo, Franzoni tragicamente chiuso in se stesso. I loro percorsi professionali e umani si sono incrociati più volte: nel 1895 tutti e due vincono il secondo premio al Concours Calame a Ginevra. Entrambi spiriti liberi, accumunati dalla passione per la pittura del paesaggio, diventano presto amici. Negli anni Franzoni si rivela un entusiasta ammiratore di Hodler, che a sua volta dichiara di stimarlo.

Ferdinand Hodler (1853-1918), uno dei massimi esponenti del simbolismo europeo, nasce a Berna, figlio di un falegname e di una cuoca. Ardito e volitivo, è un innovatore nella rappresentazione del paesaggio, dove l’atmosfera surreale, le forme e i colori sembrano a volte anticipare Salvator Dalì, come potrebbe suggerire l’opera in mostra Sulle rive della Maggia di sera. Filippo Franzoni (1857-1911) nasce a Locarno, il padre avvocato e la madre Emilia Stadler di raffinata educazione, figlia naturale del conte Lorenzo Litta. A 19 anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. E da allora quella sarà la sua strada. Partecipa a giurie, a mostre e a concorsi, dove ha l’occasione d’incontrare Hodler. Fragile di psiche (muore all’ospedale psichiatrico di Mendrisio), entrerà nel 1903 a far parte della comunità sul Monte Verità ad Ascona, polo di attrazione per chi cercava una vita alternativa.

A dominare la scena, 80 opere in tutto, non può che essere il grande Ferdinand Hodler con tele di grande rilievo, come L’Emozione e il Lago di Ginevra con le Alpi. Il dialogo tra i due artisti diventa l’occasione per riscoprire Filippo Franzoni e la profondità del suo pensiero, che emerge, in particolare, nei suoi struggenti ritratti. A fargli riscontro, sulla parete di fronte, spiccano i ritratti eseguiti da Hodler, attraenti e perfettamente costruiti, ma la palma della vittoria va qui a Franzoni per l’emozione che suscita nel visitatore.

«Dalle opere esposte», precisa la curatrice Cristina Sonderegger, «emerge come entrambi gli artisti fossero affascinati da analoghi scorci paesaggistici». Nella bellissima tela Delta della Maggia di Franzoni, per esempio, quasi un anelito verso l’infinito, il colore azzurro che avvolge il lago e le montagne ricorda le sfumature azzurre di Hodler. Ad allontanarli nell’arte saranno gli ultimi anni, quando Franzoni esprime nei paesaggi il suo male interiore. Una cupezza infinita, che turba e avvolge.
Louisa Gagliardi in Many Moons

Many Moons, la seconda mostra al Lac, porta in scena fino al 20 luglio Louisa Gagliardi, 36 anni, un’artista svizzera di grande originalità e forte impatto visivo, da non perdere. Louisa Gagliardi, grafica di formazione, oggi una delle più interessanti interpreti del mondo contemporaneo, parte dal digitale per esprimere le sue riflessioni sulla vita odierna. In realtà le opere sono il frutto di una procedura lunga e complessa, dalla stampa su vinile alla rifinitura con vernici, gel e glitter, come l’artista spiega nel filmato a fine mostra. In maniera geniale e intrigante Louisa Gagliardi esprime nelle sue opere l’incomunicabilità tra gli esseri umani nel mondo di oggi. Revealing, ad esempio, ci rivela come l’atto di spogliarsi di due ragazzi in una sfatta camera da letto non abbia un valore olistico ma separatorio. In Visitors, un lucchetto in primo piano impedisce l’incontro d’amore, mentre in Green room l’ interazione tra gli essere umani, abbandonati su un divano, i volti acidi e verdi, sembra ormai una speranza vana.
Eugenio Schmidhauser. Oltre il Malcantone

Nella sede del Masi a Palazzo Reali, l’esposizione Eugenio Schmidhauser. Oltre il Malcantone è un revival fotografico del turismo svizzero ai primi del Novecento (fino al 12 ottobre). Il protagonista della mostra è Eugenio Schmidhauser, il fotografo considerato l’interprete per eccellenza del turismo ticinese, che nel 1898 s’innamorò di Astano e della futura moglie, scattando le prime foto del luogo. All’inizio del XX secolo, il fotografo percorse in lungo e in largo il Malcantone ritraendo i luoghi più suggestivi, la natura, la popolazione, gli usi e i costumi, creando così una specie di inventario fotografico che servì come base per la promozione turistica intrapresa dal signor Fastenrath. Ancora più intenso il rapporto del fotografo con Astano, dove ritroviamo le tante sfaccettature della vita del paese. Tra i 90 interessanti scatti in mostra ce n’è uno in particolare che rende merito al famoso detto «nulla di nuovo sotto il sole». La foto rappresenta un gruppetto di eleganti signore pensionanti dell’albergo della Posta di Astano, con tanto di gerla sulle spalle, felici di immedesimarsi nella vita di campagna per una vacanza ricca d’ incognite.
Dopo le mostre, relax di fronte al lago o nelle colline intorno

Per chi non vuole muoversi da Lugano, il ristorante del Lac, con vista lago, accogliente e perfetto, è una scelta sicura. Per i più curiosi, perfetto il Grotti, rustici ristoranti sulle colline, a una ventina di minuti in auto da Lugano, con cucina locale. A Pregassona, il Grotto al Mulino, immerso nel verde è un ottimo indirizzo, così come il Grotto della Salute a Massagno, più elegante, considerato uno dei migliori della zona. Il top è scoprire il paesino di Gentilino (4km da Lugano), patria di Erman Hesse, dove si può visitare l’affascinante casa museo dello scrittore, e pranzare al Grotto Figini o al Grotto del Bosco.
A Mendrisio, una mostra che parte dagli anni 50 e arriva al nuovo figurativo degli 80

Il Museo d’arte Mendrisio, nel Canton Ticino, presenta fino al 6 luglio Una storia d’arte e di poesia. Arcangeli, Bertolucci, Biamonti, Isella, Orelli, Sereni, Testori e i loro artisti: una mostra affascinante e fuori dal comune, nell’incantevole cornice dell’antico convento dei Serviti, sede del museo. L’esposizione, a cura di Simone Soldini, presenta un dialogo tra «il gesto dell’artista e la parola di otto critici», quasi sempre amici tra loro, per far emergere l’intreccio tra arte e letteratura nel secondo dopoguerra. Sull’esempio del grande Roberto Longhi, a quel tempo lo storico d’arte più ascoltato in Italia, numerosi poeti, scrittori e critici hanno voluto cimentarsi nel parallelo tra scrittura e immagine e nel rispecchiamento tra poesia e pittura. Il fil rouge della mostra parte dagli anni Cinquanta per arrivare al nuovo figurativo degli 80.

Lo scopo e l’originalità della mostra è invitare i visitatori a fermarsi davanti alle opere di artisti del calibro di Alberto Burri, Francis Bacon, Giorgio Morandi e tanti altri, prendendo atto dello stretto rapporto tra i critici e gli artisti in quel periodo. Pur diversi tra loro, da Giovanni Testori a Vittorio Sereni, tutti insieme rappresentano lo specchio di un tempo, quando la scrittura si basava sulla profonda conoscenza dell’artista, interpretandone l’anima più profonda. (Riproduzione riservata)
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