Dopo un primo ribasso a giugno, adesso i tassi di interesse della zona euro si apprestano a continuare la discesa ma in modo molto graduale. A modificare ancora una volta i piani della Banca Centrale Europea sono i dati macroeconomici: dalla crescita salariale complessiva alle serie temporali ufficiali sui salari negoziati e all’inflazione dei servizi. Almeno una parte di questi indicatori dovrà rallentare sostanzialmente affinché i banchieri abbassino nuovamente i costi di finanziamento a settembre.
Dopo il primo taglio al costo del denaro di giugno, ampiamente propagandato da Francoforte, adesso secondo gli esperti è abbastanza improbabile che commetta lo stesso errore per luglio o settembre. Dalle ultime parole dei banchieri si è già palesata molta cautela. Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, ha dichiarato lunedì che la Bce non ha necessariamente iniziato una discesa sostenuta dai tassi massimi. Allo stesso modo, la presidente Bce, Christine Lagarde, ha affermato che i tassi di interesse non seguiranno un percorso lineare di discesa e il vicepresidente Luis de Guindos ha detto che il ritmo dei tagli dei tassi non è chiaro. Tuttavia, il governatore della Banque de France Francois Villeroy de Galhau è stato un po’ più equilibrato martedì, affermando che la Banca non deve né affrettare né procrastinare sui tagli. In ultimo, nella mattinata di venerdì il membro del Consiglio direttivo Bostjan Vasle, ha sottolineato che «è molto probabile che il processo di riduzione dei tassi sia significativamente diverso, più lento, di quanto non lo sia stato il processo di aumento dei tassi».
A preoccupare ancora una volta tre diversi indicatori tra inflazione e i salari. I compensi per dipendente hanno registrato un’accelerazione al 5% su base annua nel primo trimestre del 2004, rispetto al 4,9% del quarto trimestre del 2003. Queste cifre sono ben al di sopra del 3% che i responsabili politici considerano coerente con la stabilità dei prezzi, dato un obiettivo di inflazione del 2% e una crescita della produttività a lungo termine di circa l'1%.
Inoltre, la crescita delle retribuzioni negoziate è aumentata al 4,7% nel primo trimestre dell’anno, dal 4,5% del quarto trimestre 2023. Gli accordi salariali sono stati di recente il principale motore della crescita salariale complessiva. Secondo gli economisti di Bloomberg una decelerazione degli aumenti salariali si manifesterà nel corso dell’anno, grazie agli effetti base e alla riduzione delle richieste salariali da parte dei lavoratori in seguito al calo dell’inflazione. I prossimi dati saranno pubblicati il 6 settembre, la settimana prima della riunione della Bce dello stesso mese.
La crescita dei salari dovrebbe rallentare con il calo dell’inflazione. Da un paio di mesi a questa parte, il focus degli esperti è sull’inflazione dei servizi che è salita al 4,1% a maggio dal 3,7% di aprile, superando il 4% in cui il dato era rimasto bloccato per cinque mesi prima del periodo di riferimento precedente.
Con lo scenario mutato dagli ultimi indicatori macroeconomici, gli esperti di Bloomberg Economics ora prevedono tagli di 25 punti base a settembre e dicembre, mentre i mercati finanziari hanno pienamente prezzato una mossa prima della fine dell’anno.
«Riteniamo che i recenti aumenti delle tre serie temporali dette sopra abbiano reso il Consiglio direttivo riluttante a tagliare ancora senza che altri dati confermino che le pressioni sui costi si stanno allentando», spiegano gli esperti. Ciò dovrebbe indurre la Bce a mantenere i tassi fermi a luglio, ma i rallentamenti dovrebbero contribuire a sbloccare un’altra mossa del Consiglio direttivo a settembre, quando saranno pubblicate anche le nuove previsioni degli economisti. «Crediamo che la Bce manterrà un ritmo trimestrale di tagli dei tassi e che la mossa successiva avverrà a dicembre. A quel punto, l'inflazione complessiva sarà probabilmente al di sotto dell’obiettivo e questo, insieme alla diminuzione della pressione sui costi, renderà probabilmente difficile giustificare un atteggiamento così restrittivo». (riproduzione riservata)