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La Bce sostiene psicologicamente i mercati, ma i numeri non vanno sottovalutati
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La Bce sostiene psicologicamente i mercati, ma i numeri non vanno sottovalutati

di Marco Vignali
11 dicembre 2020, 10:20

Secondo Janus Henderson c'erano pochi elementi per cui Francoforte sentisse davvero la necessità di aumentare il livello di allentamento e numeri così elevati potrebbero far sottovalutare il loro impatto. Per Schroders, l'istituto garantirà sostegno fino al Recovery Plan, ma c'è da scongiurare una crisi del debito sovrano

Un anno fa pensare che una banca centrale avrebbe potuto annunciare un programma di acquisti di attività supplementari di 1.850 miliardi di euro sarebbe stata pura fantascienza. Ieri, nell’ultimo meeting di politica monetaria dell’anno, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha dato il via libera all’aumento da mezzo trilione per il Pepp, il programma creato appositamente per contrastare l’effetto disastroso della pandemia di coronavirus. Nonostante l’immane portata del programma, l’aumento di ieri non solo non ha destato alcuno stupore, anzi, era senza alcun dubbio ciò che i mercati si aspettavano e ciò di cui, forse più a livello psicologico che economico, avevano bisogno.

“In seguito alla pandemia e sulla scia della massiccia ondata di stimoli monetari e fiscali, questi numeri cominciano a perdere il loro impatto”, evidenziano gli analisti di Janus Henderson, “e non va dimenticato che l'annuncio di ulteriori 500 miliardi di euro di acquisti di assets nell'ambito del Pepp, con l'estensione della finestra in cui tali acquisti potranno essere effettuati, è stata un'importante dichiarazione d'intenti da parte dell’Eurotower”.

Tuttavia, il mercato stava anticipando pienamente questo passo a causa dell'annuncio, durante la precedente conferenza stampa, di una ricalibratura della politica monetaria. Ieri, infatti, le dichiarazioni sono state più o meno in linea con il consenso del mercato, con sorprese positive solamente riguardo l'estensione della finestra di acquisti fino al 2022.

“Le sfumature hanno fatto intravedere una Bce meno convinta della sua posizione rispetto a quanto avrebbero potuto pronunciare i titoli dei giornali”, argomentano gli strategist di Janus Henderson, specialmente a causa della precisazione secondo cui, anche se il programma Pepp potrebbe essere ulteriormente esteso, non è stato necessario utilizzare appieno l'attuale pacchetto di acquisti. “L'intenzione è stata quella di mantenere una linea accomodante, ma sembravano esserci pochi elementi nelle politiche e negli intenti ad indicare che la Bce sentisse la necessità di aumentare il livello di allentamento rispetto a quelli attuali”, sottolineano gli analisti del gruppo.

Ovviamente, i mercati hanno assorbito bene la notizia, soprattutto nel comparto obbligazionario. “Nel complesso, l’istituto di Francoforte guarderà ai mercati obbligazionari e alle valute e rifletterà che, sebbene forse la carenza di una risposta entusiasta è un po' deludente, la mancanza di volatilità indica che la loro credibilità, nella misura in cui il loro obiettivo è di preservare condizioni favorevoli, è intatta”, affermano da Janus Henderson.

Secondo gli analisti di Schroders, invece, sembra che la Bce non voglia che il Qe pandemico rallenti prima che i governi dell’Unione abbiano avuto la possibilità di iniziare a spendere il Recovery Fund. La stessa Lagarde, nella conferenza post-meeting, ha elogiato l’operato della Commissione, esortando nel contempo i Governi ad accelerare al fine di poter iniziare a rendere disponibili i finanziamenti il prima possibile. “Attualmente, il processo di accordo e di distribuzione dei fondi è stato contrastato da Ungheria e Polonia: protestano contro le clausole che potrebbero portare al blocco dei fondi per i due Paesi a causa del loro mancato rispetto di alcune normative europee. Ieri si è raggiunto l’accordo definitivo sul Next Generation Eu e sull’approvazione del bilancio europeo, un forte passo avanti che dovrebbe garantire un’accelerata importante sui tempi.

“Dalla Bce sono state annunciate anche misure aggiuntive di liquidità volte a consentire al sistema bancario di aumentare i prestiti, e tali misure sono state estese fino a ben oltre l'inizio del 2022. I tassi di interesse sono stati tenuti fermi sullo zero e il tasso sui depositi a -0,5%. Guardando avanti, l'estensione del programma di Quantitative easing pandemico e le ingenti misure di liquidità suggeriscono che i tassi non verranno alzati almeno fino al 2024”, evidenziano da Schroders, sottolineando che, con i livelli di indebitamento pubblico in rapido aumento, “la Bce potrebbe essere costretta a continuare ad aggiungere stimoli anche solo per non rischiare un'altra crisi del debito sovrano”. (riproduzione riservata)



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