La Bce presenta le proposte per semplificare le regole delle banche europee e rendere più proporzionali gli obblighi per gli istituti di minori dimensioni. Le raccomandazioni, che non hanno l’obiettivo di modificare i requisiti di capitale, sono il risultato dei lavori della task force di alto livello presieduta da Luis De Guindos e sono state approvate dal consiglio direttivo Bce.
Le indicazioni forniscono la direzione auspicata della regolamentazione (senza entrare nei dettagli delle norme) e saranno ora presentate alla Commissione Ue che ha il compito di formulare le proposte legislative. Bruxelles sta lavorando a un rapporto sul settore bancario che sarà pubblicato nel 2026.
La Bce propone innanzitutto di semplificare la struttura dei requisiti patrimoniali delle banche (il cosiddetto capital stack). In primo luogo, le attuali riserve di capitale sarebbero accorpate in due categorie: una riserva rilasciabile (che le autorità possono cioè abbassare nei periodi di congiuntura avversa) e una non rilasciabile.
In secondo luogo, il leverage ratio (il coefficiente di leva finanziaria) sarebbe costituito solo da due componenti (invece di quattro), ovvero un requisito minimo del 3% e una riserva unica che potrebbe essere pari a zero per le banche più piccole.
Per migliorare la qualità del capitale, la Bce propone inoltre di aumentare la capacità dei titoli AT1 (Additional Tier 1) di assorbire le perdite in condizioni di normale operatività (going-concern). Perciò questi titoli, noti anche per esser stati svalutati nel fallimento di Credit Suisse, dovrebbero diventare più simili ad azioni.
Un’ipotesi alternativa, ma più complicata e meno probabile (anche se sostenuta dalla Bundesbank), è quella di escludere il patrimonio non-equity dal capitale complessivo in condizioni di continuità aziendale.
De Guindos ha comunque chiarito che le modifiche non saranno retroattive sui titoli già emessi e che non ci sarà una stretta dei requisiti poiché i legislatori Ue potranno calibrare le novità in modo da lasciare immutato il carico per le banche.
La Bce suggerisce, inoltre, un aumento «significativo» della proporzionalità, estendendo a più istituti il regime semplificato valido per le banche minori (per esempio alzando l’attuale soglia di 5 miliardi di euro di attivo). Per razionalizzare il quadro macroprudenziale, il consiglio direttivo raccomanda il riconoscimento automatico tra Paesi delle misure macroprudenziali.
Quanto alle regole in caso di dissesto bancario, la Bce suggerisce un maggiore allineamento fra i requisiti di risoluzione validi per tutti gli intermediari (Mrel) e quelli previsti per le banche di rilevanza sistemica (Tlac). Inoltre, per aumentare l’armonizzazione, Francoforte raccomanda che la normativa bancaria Ue sia definita attraverso regolamenti, quindi non direttive.
Per quanto riguarda la vigilanza, il consiglio direttivo chiede più flessibilità per le autorità di supervisione (per esempio nel determinare la frequenza con cui esaminare i modelli interni delle banche) e suggerisce di armonizzare la normativa in materia di autorizzazioni bancarie, governance e operazioni con parti correlate.
La Bce propone di semplificare gli stress test Ue «razionalizzandone metodologia e portata e rendendo i risultati più utili in un’ottica di sistema bancario e di singole banche».
Il consiglio direttivo suggerisce che gli sia assegnato il compito di adottare «una visione olistica, al momento assente, del livello complessivo di capitale richiesto nell’Unione bancaria». A tal fine, un ampliamento del ruolo del Forum macroprudenziale, che già riunisce il consiglio direttivo e il consiglio di Vigilanza, «potrebbe migliorare il coordinamento e la coerenza tra Paesi».
Per quanto riguarda la reportistica, il consiglio direttivo propone una maggiore condivisione dei dati da parte delle autorità europee. Questo consentirebbe alle banche di fare segnalazioni una sola volta, creando in tal modo un sistema integrato a livello europeo.
Secondo la Bce tutti gli obblighi di segnalazione potrebbero essere rivisti ogni tre-cinque anni per assicurare che siano ancora necessari. Le banche e le autorità di vigilanza si concentrerebbero sui dati importanti e non si terrebbe conto di errori di segnalazione di lieve entità.
La Bce ha, infine, divulgato un rapporto in cui vengono chiarite le iniziative per accrescere l’efficienza e la focalizzazione sui rischi della Vigilanza, sulla base della legislazione vigente.
Le proposte Bce sono state accolte con favore da Federcasse e dall’associazione delle banche europee Afme che però ha invitato ad analizzare «con attenzione» l’impatto sul costo della raccolta legato a proposte sui titoli AT1. (riproduzione riservata)