La Banca centrale europea sarebbe disposta ad estendere il programma di acquisto pandemico di un ulteriore anno, fino alla metà del 2022, se venisse proposto dal Comitato esecutivo la prossima settimana. Diversi membri del Consiglio direttivo, anche coloro che hanno una preferenza personale per un allungamento di soli sei mesi, sarebbero disposti dunque a sostenere una proroga per altri 12, con una mossa che supererebbe le aspettative. Gli economisti intervistati da Bloomberg questa settimana hanno previsto che le misure di crisi, intese a mantenere costi di finanziamento bassi, per aiutare l'economia dell'area dell'euro a superare la pandemia, saranno allungate di sei mesi, fino alla fine del 2021, ed ampliate di 500 miliardi di euro (608 miliardi di dollari) a 1,85 trilioni di euro.
Secondo gli analisti di Unicredit, dopo l'ultima riunione di politica monetaria tenutasi alla fine di ottobre, la comunicazione della Bce è “stata inequivocabile, con un maggiore stimolo in arrivo che verrà annunciato nella riunione della prossima settimana. Sempre nella suddetta riunione, con condizioni finanziarie già molto favorevoli, il nuovo pacchetto di misure si concentrerà principalmente sull'estensione della durata del sostegno politico, più che sull'aumento della sua intensità”.
In questo modo si manterrebbero le giuste condizioni affinché i settori pubblico e privato adottino le misure necessarie per far fronte alla pandemia, fino a quando i vaccini e le cure mediche non saranno più ampiamente disponibili, ovvero, secondo Unicredit, nel secondo semestre del 2021. “Le previsioni macroeconomiche aggiornate della Bce costituiranno il giusto contesto per l'annuncio di nuovi stimoli, che si articoleranno sui due strumenti principali, Pepp e Tltro. Riteniamo che il percorso del Pil mostrerà una crescita più debole nel 2021, circa al 3-4% rispetto al valore del 5% pronosticato a settembre, e stimiamo una ripresa più forte nel 2022, con una crescita del 4-5% rispetto al 3,2% precedente, alimentata principalmente dagli effetti positivi dei vaccini e dai trattamenti medici anti-Covid”.
“È probabile inoltre che l'inflazione rimanga al di sotto dell’obiettivo dichiarato per la stabilità dei prezzi durante tutto l'arco temporale delle previsioni, con un'inflazione core che dovrebbe registrare una leggera tendenza al rialzo a partire dalla metà del 2021”, evidenziano da Unicredit.
Grazie alla sua flessibilità, il Pepp è stato lo strumento principale per affrontare gli effetti della pandemia. Con circa la metà della sua dimensione totale, che ammonta a 1,35 trilioni di euro, la dotazione rimanente del Pepp è considerevole, ma l'elevata incertezza riguardo al danno economico causato dalla recrudescenza della pandemia, unita alla necessità di ulteriori significativi stimoli fiscali, “convincerà la Bce a rafforzare il programma, probabilmente di circa 500 miliardi di euro. L'orizzonte temporale degli acquisti netti di attività dovrebbe essere esteso di almeno sei mesi, dalla metà del 2021 fino almeno alla fine del 2021”, sottolineano da Unicredit, soprattutto dopo le recenti osservazioni del membro del comitato esecutivo, Isabel Schnabel, che aumentano la probabilità che la dotazione aggiuntiva di acquisti di attività possa essere distribuita su un periodo più lungo.
“In ogni caso, la Bce manterrà certamente la flessibilità necessaria per aumentare le dimensioni del programma, se necessario, per preservare condizioni finanziarie favorevoli. Gli orientamenti sul reinvestimento del Pepp dovrebbero essere adattati per prevedere una proroga di 6-12 mesi dell'orizzonte di reinvestimento, che attualmente dovrebbe durare almeno fino alla fine del 2022”, concludono gli strategist.