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La Bce amplierà il Pepp. Focus sull'euro troppo forte
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La Bce amplierà il Pepp. Focus sull'euro troppo forte

di Marco Vignali
02 dicembre 2020, 16:20

L'istituto di Francoforte ha dichiarato che tutti gli strumenti verranno riesaminati e ricalibrati a seconda delle circostanze. Per Ubs, il Pepp verrà esteso di 500 miliardi di euro e per altri sei mesi. Le sfide più grandi saranno rappresentate dall'inflazione, ancora negativa, e dall'eccessivo apprezzamento della valuta europea

La riunione della Banca centrale europea, in programma per il prossimo 10 dicembre, sarà l’evento clou verso il quale tutti gli investitori rivolgeranno la propria attenzione in questa ultima parte dell’anno. Sarà l’ultimo incontro del 2020, dopo circa nove mesi a dir poco funesti per l’economia mondiale e i mercati finanziari, crollati a causa del Covid-19 ma resilienti nel recuperare i livelli pre-pandemici, con molti indici che hanno già compensato ampiamente le perdite di marzo. Tuttavia, sarebbe errato considerare conclusa la situazione di emergenza, sia sui listini sia a maggior ragione per l’economia reale.

Il presidente della Bce, Christine Lagarde, lo ha già più volte ribadito, confermando il pieno sostegno dell’Istituto di Francoforte. Anche per questa apertura decisamente netta, sono in molti ad aspettarsi un ulteriore allentamento della politica monetaria tra otto giorni, con un ampliamento del Pepp che si candida come l’eventualità più probabile.

“I progressi pur positivi sul vaccino per il Covid-19 non cambiano la realtà dei fatti attuale”, evidenziano gli analisti di T. Rowe Price, “i contagi sono cresciuti rapidamente in tutto il mondo, portando a nuovi lockdown e restrizioni in molti Paesi. Ciò ha nuovamente messo in difficoltà le economie, soprattutto quelle principalmente basate sul settore dei servizi. In estate sembrava che non avremmo assistito a ulteriori misure delle banche centrali nel 2020, ma ora il contesto è cambiato e gli istituti stanno passando in rassegna gli strumenti a disposizione, per capire quale ulteriore supporto siano in grado di offrire”.

La Bce infatti ha dichiarato che, con il rischio economico sbilanciato al ribasso, tutti gli strumenti verranno riesaminati e ricalibrati a seconda delle circostanze. “Ciò a nostro avviso potrebbe portare a un’espansione del programma di acquisti di bond e potenzialmente a un taglio del tasso di riferimento nel 2021. Inoltre, non bisogna dimenticare che anche il tono della Fed è diventato ancora più “dovish” di recente, con una maggiore probabilità che la più grande banca centrale al mondo fornisca ulteriore easing”, sottolineano gli strategist del gruppo.

Un’altra delle componenti chiave con cui gli istituti centrali stanno combattendo è lo scenario deflattivo che caratterizza Europa e Usa. L’inflazione dell’Eurozona a novembre è rimasta negativa, al -0,3% su base annua, marcando il quarto mese consecutivo con un valore al di sotto dello zero. Anche l’inflazione core è rimasta stabile al suo valore minimo dello 0,2% su base annua, con un aumento di 0,2 punti percentuali nel calcolo della componente dei servizi. Tra le componenti non essenziali, l'inflazione alimentare è scesa all'1,9% su base annua dal 2% di ottobre, mentre i prezzi dell'energia sono scesi a -0,1% su base mensile e -8,4% rispetto allo scorso anno.
 
I risultati nelle quattro maggiori economie dell'Eurozona sono stati contrastati, con un'inflazione in Germania e Spagna inferiore al consenso ma più forte del previsto in Francia e Italia. In particolare, l'inflazione tedesca è scesa di 0,2 punti percentuali a -0,7% su base annua, mentre in Spagna è rimasta invariata a -0,9%. L'inflazione in Francia è aumentata invece dello 0,1%, portandosi ad un valore di 0,2% su base annua, grazie al rafforzamento della componente core ma anche all'aumento dei prezzi del tabacco e dell'energia regolata. L'inflazione italiana, infine, è aumentata dello 0,3%, a -0,3% su base annua.
 
“Ci aspettiamo che le proiezioni macroeconomiche aggiornate mostrino miglioramenti moderati nelle prospettive di crescita e inflazione, riflettendo le notizie positive sul vaccino anti Covid-19”, evidenziano da Ubs. “Tuttavia, pensiamo che le nuove previsioni di inflazione per il 2023 siano pari all'1,5%, ancora al di sotto dell'obiettivo della Bce e del trend pre-Covid-19. Nel complesso, ci aspettiamo che la Banca centrale aumenti il Pepp di 500 miliardi di euro e lo estenda contemporaneamente di altri sei mesi, oltre a prorogare le Tltro fino alla metà del 2022 e mantenere invariato il tasso di deposito a -0,5%”.

Infine, la Banca centrale potrebbe essere costretta ad affrontare anche la recente forza dell'euro, con il cross valutario euro-dollaro attualmente sulla parità a circa 1,2069. Tuttavia, secondo gli analisti di Bank of America, "non c'è molto che i responsabili politici possano fare al riguardo. Finché la Bce sarà vincolata nel raggiungere il suo obiettivo di inflazione e non riuscirà a ottenere una comunicazione corretta, non sarà in grado di influenzare l'euro in modo sostenuto", spiegano gli analisti di BofA. La Bce sarebbe "più efficace se potesse affrontare i suoi "problemi di comunicazione" e chiarire come l'allentamento quantitativo potrà continuare dopo la fine del programma di acquisto di emergenza pandemica”, sottolineano gli analisti. L'attuale slancio della propensione al rischio potrebbe dunque continuare, portando il cross euro-dollaro all'interno del suo "intervallo di equilibrio”, che gli analisti di BofA stimano tra 1,20 e 1,25. (riproduzione riservata)



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