La Banca centrale europea alzerà i tassi di interesse di 25 punti base il 27 luglio. Dopo gli annunci espliciti della stessa presidente Christine Lagarde, lo confermano all’unanimità anche gli economisti interpellati in un sondaggio Reuters. Il vero nodo però resta settembre e in questo caso c’è un’esigua, ma comunque più ampia, maggioranza di esperti ad aspettarsi un ulteriore aumento anche a settembre.
L’inflazione nella zona euro si è quasi dimezzata, scendendo al 5,5% a giugno dal picco del 10,6% dello scorso ottobre, ma ciò non è bastato a far desistere la Bce, secondo cui l’inflazione «è destinata a rimanere troppo elevata per troppo tempo» e «c’è ancora strada da fare». Dopo otto aumenti consecutivi dei tassi da luglio 2022, per un totale di 400 punti base, investitori e analisti stanno ora discutendo animatamente su quanti ulteriori rialzi siano necessari e per quanto a lungo i tassi dovranno rimanere elevati per portare l’inflazione al target del 2%.
I banchieri della Bce ne hanno praticamente promesso uno a luglio, inducendo tutti i 75 interpellati in un sondaggio Reuters del 14-19 luglio a trarre la conclusione che verrà fatto. Gli economisti sono stati meno unanimi sull’ulteriore inasprimento. Mentre 35 dei 75 intervistati non si aspettano altri rialzi, 40 economisti prevedono ora un altro aumento di 25 punti base a settembre: un incremento significativo rispetto ai soli quattro del sondaggio di giugno e simile alle aspettative del mercato. Se ciò avvenisse, il tasso di deposito salirebbe ai massimi da quando è stato lanciato come strumento di politica monetaria nel 1999.
I commenti in larga misura hawkish della banca centrale hanno consolidato l'opinione che i tagli dei tassi non arriveranno presto. Oltre il 90%, 55 economisti su 61, non vede tagli almeno fino alla fine del primo trimestre.
Spostandosi dall’altra parte dell’oceano, dalla Federal Reserve statunitense è atteso l’ultimo rialzo del ciclo attuale un giorno prima del meeting Bce. Poco più della metà degli intervistati in quel sondaggio prevede uno o più tagli dei tassi entro la fine di marzo.
Dopo il brusco calo innescato la scorsa settimana da dati sull’inflazione Usa in rallentamento, che ha visto il tasso del Btp decennale di riferimento scivolare sotto al 4% per la prima volta dalla fine di giugno, i rendimenti obbligazionari sono tornati a salire nel corso della vigilia, mentre gli operatori ponderano le prossime scelte delle banche centrali alla luce degli sviluppi e delle aspettative sul fronte macro.
Alle 13:00 il rendimento del Btp decennale si attesta a 4,09% dal 4,07% del finale di ieri, seduta nella quale ha toccato quota 3,94%, minimo dal 26 giugno. Solo una decina di giorni fa, viaggiava circa 50 punti più in alto, intorno al 4,43%. Lo spread Btp/Bund è ora a quota 164 punti.
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Inoltre, nella mattinata Banca d’Italia ha reso noto che è tornata a ridursi l’ammontare dei titoli di Stato italiani in portafoglio agli investitori esteri nel mese di maggio dopo il forte incremento di aprile. Lo dicono i dati di Banca d'Italia sulla bilancia dei pagamenti, da cui emerge che le posizioni degli investitori esteri sono diminuite di 4,3 miliardi di euro dopo il balzo di 15,4 del mese precedente. (riproduzione riservata)