Come la Fed e in linea con quanto atteso dagli economisti, la Bce aumenta i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 3,75%, il top dal dicembre 2000, il tasso di rifinanziamento al 4,25%, il top dal 2008, e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 4,5%, il massimo dal dicembre 2006. Inascoltati i governi (con l’eccezione della Germania) che si sono schierati contro uno o due ulteriori aumenti dei tassi di interesse che aprirebbero la porta a una recessione più profonda e lunga di quella attuale e potrebbero portare tra le altre cose, più problemi che benefici al sistema bancario.
Da segnalare, infine, che la Bce ha deciso di azzerare la remunerazione delle riserve obbligatorie che le banche devono detenere presso la stessa banca centrale. «Una decisione che migliorerà l’efficienza della politica monetaria, riducendo l’ammontare complessivo degli interessi da corrispondere», spiega la Bce. C’è già chi ha calcolato che la decisione farà risparmiare a Francoforte circa 6 miliardi di euro all'anno. I mercati azionari europei restano in rialzo con Milano in testa (+1,85%), mentre l’euro ha virato sotto quota 1,11 dollari a 1,1078 (-0,06%).
La Banca Centrale Europea ha ammesso che l’inflazione è calata (5,5% a giugno) ma «resta troppo alta», per cui l’istituto di Francoforte rimane determinato a raggiungere il target del 2%. «Gli andamenti osservati dopo l'ultima riunione confermano l'aspettativa che l'inflazione si ridurrà ulteriormente nel resto dell'anno, ma si manterrà su un livello superiore all'obiettivo per un prolungato periodo di tempo. Sebbene alcune misure mostrino segnali di allentamento, l'inflazione di fondo resta nel complesso elevata. I passati incrementi dei tassi di interesse continuano a trasmettersi con vigore: le condizioni di finanziamento si sono inasprite nuovamente e frenano in misura crescente la domanda, che rappresenta un fattore importante per riportare l'inflazione all'obiettivo», sottolinea l’Eurotower.
Sulle future decisioni, la Bce ha ribadito che si assicurerà che «i tassi di interesse di riferimento siano fissati su livelli sufficientemente restrittivi finché necessario a conseguire un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine». E che continuerà a seguire "un approccio guidato dai dati", in particolare le prospettive di inflazione, la dinamica dell’inflazione di fondo e l’intensità della trasmissione della politica monetaria.
Dunque, la Bce, pur essendo conscia dei rischi che ulteriori aumenti dei tassi comportano per la stabilità finanziaria e per l’intera economia, non è diventata meno falco. Nell’ultimo “Financial Stability Review” di maggio aveva affermato che la vulnerabilità della stabilità finanziaria dell'area dell'euro rimane elevata nel contesto di inattese tensioni nei settori bancari di alcune economie mature. «Le condizioni macrofinanziarie sono leggermente migliorate negli ultimi sei mesi grazie alla robusta ripresa post-pandemia, all'affievolirsi delle perturbazioni della catena di approvvigionamento globale e al calo dei prezzi dell'energia», sottolinea Antonio Tognoli di Cfo Sim. Le prospettive economiche rimangono, tuttavia, «molto incerte, data la presenza di ulteriori rischi al ribasso per la crescita accompagnati da un’inflazione soprattutto core che non accenna a diminuire. Inoltre, gli indicatori di stress finanziario a breve termine sono tornati a salire, nel più ampio contesto di stress nei settori bancari di alcune economie mature, anche se rimangono al di sotto dei livelli legati alla pandemia e alla guerra. Permangono, inoltre, vulnerabilità strutturali nel settore dell'intermediazione finanziaria non bancaria (NBFI) sotto forma di disallineamento della liquidità e leva finanziaria».
Attenzione ora alla consueta conferenza stampa della presidente, Christine Lagarde, delle 14:45. Gli strategist della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, ritengono che dirà che saranno i dati estivi a determinarne la prossima mossa a settembre, come fatto ieri, 26 luglio, dal presidente della Fed, Jerome Powell. «Ci aspettiamo che questa volta, la presidente della Bce, Christine Lagarde, si asterrà dall'indicare come probabile un rialzo dei tassi, né escluderà una sospensione dei rialzi», prevedono gli strategist.
Nel frattempo, tassi e inflazione bruciano 693 miliardi di ricchezza. La Bce sta provando a contrastare l'inflazione e a difendere l'euro dalla svalutazione rispetto al dollaro attraverso l'aumento dei tassi di interesse. «Questa politica monetaria, però, rappresenta una tassa sul macinato per famiglie e imprese. L'impennata dei tassi di interesse e l'inflazione hanno bruciato, infatti, 693 miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie. E lo scorso anno il potere d'acquisto delle famiglie si è ridotto di 100 miliardi: almeno 3.800 euro a famiglia su base annua», ha denunciato Maurizio Gardini, presidente Confcooperative. E l'impatto sarebbe stato molto più pesante senza gli interventi governativi: nelle analisi operate dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio, l'ammontare delle misure a favore di famiglie e imprese e di contrasto all'inflazione ha raggiunto i 119 miliardi: 5,6 miliardi nel 2021, 70 miliardi nel 2022, 35,1 nel 2023 mentre altri 8,2 miliardi avranno corso nel prossimo biennio 2024-2025. L'esito combinato di inflazione e tassi di interesse si aggiunge alla riduzione in termini reali della ricchezza netta delle famiglie che registrano un saldo tra le consistenze attive e quelle passive inferiore di quasi 700 miliardi nel 2022 rispetto all'anno precedente (-14,4%). (riproduzione riservata)