La Banca Nazionale Svizzera (Bns) ha deciso di ridurre il tasso di interesse di riferimento allo 0%, in linea con le attese del mercato.
«Questa scelta si inserisce in un contesto globale segnato dalla prosecuzione di politiche monetarie accomodanti, avviata dopo il picco dell'inflazione del 2022», afferma Stefano Zoffoli, responsabile strategia d'investimento e gestione mandati bilanciati di Swisscanto AM, aggiungendo che persistono rischi legati all'apprezzamento del franco svizzero.
La Bns aveva sorpreso gli operatori in dicembre con un taglio di 50 punti base, seguito a marzo da una riduzione più contenuta di 25 punti base. L'intervento odierno, invece, era largamente previsto dagli economisti.
«La valuta svizzera continua ad apprezzarsi, soprattutto nei confronti del dollaro statunitense, mentre si sta stabilizzando rispetto all'euro», osserva Zoffoli. Per l'esperto resta dunque in piedi l'eventualità di un ritorno a tassi negativi. «A fronte di alcuni effetti positivi a breve termine, in particolare sul fronte della stabilizzazione valutaria in un contesto macroeconomico complesso, vi sono numerosi impatti negativi sia a livello micro sia macro, come le potenziali tensioni sul mercato immobiliare», avverte Zoffoli, sottolineando che l'apprezzamento strutturale del franco svizzero è guidato da fattori fondamentali, come il differenziale di inflazione e la stabilità politica del Paese. In questo senso, il percorso intrapreso dalla Bns non rappresenta necessariamente un precedente per le altre banche centrali.
Tuttavia, «si riapre il dibattito, sia in ambito accademico sia operativo, su quale debba essere il tasso d'interesse naturale o di equilibrio, con la Banca Centrale Europea che, all'interno del G7, appare quella con il maggiore margine di manovra per ulteriori tagli», commenta l'esperto.
«Le implicazioni per i portafogli misti denominati in franchi svizzeri sono molto rilevanti, poiché il tasso privo di rischio rappresenta il punto di partenza per le allocazioni», afferma Zoffoli, spiegando che a premi di rischio invariati per le altre categorie d'investimento, il ritorno atteso di un portafoglio misto cala di pari passo alla riduzione del tasso d'interesse.
«Un'esposizione temporanea verso altre valute, come dollaro australiano o sterlina britannica, può essere utile in ottica tattica e di diversificazione, ma richiede un maggiore livello di dettaglio nella costruzione del portafoglio obbligazionario», sottolinea l'esperto. Il team di Swisscanto AM prevede un maggiore predisposizione verso «nicchie con rendimenti superiori a quelli di obbligazioni classiche investment grade, come obbligazioni convertibili o AT1».
Questa evoluzione, per Zoffoli, si manifesterà anche per i portafogli in euro, tuttavia in maniera meno marcata. «Viceversa, rimane pur sempre la possibilità di investire in franchi svizzeri e in oro, l'altro beneficiario dei tassi d'interesse molto bassi», conclude Zoffoli. (riproduzione riservata)