«Secondo diversi indicatori, le valutazioni dei mercati azionari appaiono tese, in particolare per le società tecnologiche focalizzate sull’intelligenza artificiale (AI). Questa situazione, combinata con una maggiore concentrazione all’interno degli indici di mercato, lascia i mercati azionari particolarmente esposti qualora le aspettative sull’impatto dell’IA diventassero meno ottimistiche». È il campanello d’allarme che compare nel rapporto del Comitato di politica finanziaria (Fpc) della Bank of England pubblicato mercoledì 8.
Il timore è quindi di un crollo repentino dei mercati: «L’incertezza legata all’attuale contesto di rischio globale accresce la possibilità che i mercati non abbiano pienamente incorporato gli scenari negativi potenziali; pertanto, potrebbe verificarsi una correzione improvvisa qualora uno di questi rischi si concretizzasse».
Secondo la Reuters, si tratterebbe del più severo avvertimento finora espresso sui pericoli di un possibile crollo dei mercati innescato dall’intelligenza artificiale da parte della Boe.
Secondo gli economisti della Boe, inoltre, i titoli di Stato americani appaiono vulnerabili a un eventuale indebolimento della credibilità della Federal Reserve. E questo espone il mercato inglese, compreso quello dei titoli di Stato (Gilt) a un effetto contagio. «Un cambiamento improvviso o significativo nella percezione della credibilità della Fed potrebbe provocare una forte rivalutazione degli asset denominati in dollari USA, inclusi i titoli del Tesoro, con il rischio di maggiore volatilità, aumento dei premi per il rischio e effetti di contagio globali», scrive la Boe.
L’Fpc, presieduto dal governatore Andrew Bailey, è l’organo incaricato di monitorare la stabilità finanziaria. Bailey, il mese scorso, aveva già espresso al Parlamento britannico preoccupazione per l’indipendenza della Fed.
I costi di finanziamento del governo britannico sono strettamente correlati ai rendimenti dei Treasury americani: un calo dei prezzi dei bond statunitensi comporterebbe quindi un aumento del costo del debito pubblico del Regno Unito. Stando a quanto riporta un’analisi della società di consulenza finanziaria britannica Arlingclose, dal 2018 in poi - e in maniera più marcata dal 2020 - i rendimenti dei Treasury Usa e quelli dei Gilt britannici, su tutte le scadenze, hanno mostrato correlazioni superiori al 90%.
I rendimenti dei Gilt trentennali hanno toccato il mese scorso i massimi dal 1998, mentre quelli a più breve scadenza - dove si concentra la maggior parte delle emissioni britanniche - sono anch’essi in aumento. Secondo la BoE, questa tendenza riflette le crescenti preoccupazioni sulla difficoltà di contenere l’alto livello di indebitamento nelle economie avanzate, aggravate dall’incertezza politica in Francia e in Giappone.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, la Banca centrale rileva che il 30% della capitalizzazione dell’indice S&P500 è concentrato in appena cinque società, la quota più elevata degli ultimi 50 anni. Le valutazioni basate sugli utili passati risultano inoltre le più tirate dai tempi della bolla dotcom di 25 anni fa, anche se appaiono più moderate se si considerano le aspettative sugli utili futuri.
«Questa concentrazione crescente, unita all’euforia per l’AI, espone i mercati a rischi maggiori qualora le aspettative sull’impatto dell’intelligenza artificiale dovessero ridimensionarsi», osserva la BoE.
Sul piano interno, la BoE ha segnalato una sostanziale stabilità dei rischi finanziari, grazie alla capacità di famiglie e imprese di adattarsi all’inflazione in aumento - stimata al 4% a settembre - e ai costi di finanziamento più elevati rispetto agli anni passati.
I responsabili del rischio intervistati dalla Banca d’Inghilterra si dichiarano oggi più fiduciosi nella solidità del sistema finanziario britannico rispetto a sei mesi fa, individuando come principali minacce gli attacchi informatici e le tensioni geopolitiche. (riproduzione riservata)