Da startup di analisi dei dati, avviata da un giovane informatico, a primo unicorno italiano dell’intelligenza artificiale. È la parabola di iGenius, società fondata nel 2016 da Uljan Sharka, 31 enne di origini albanesi, che ha appena annunciato l’apertura di un round di finanziamento super: 650 milioni di euro, con una valutazione pre-money di 1,05 miliardi, per sostenere lo sviluppo di «Italia», il modello di intelligenza artificiale italiana che iGenius ha addestrato con il supercomputer Leonardo di Cineca. La maggior parte della cifra è già stata coperta - tra i primi investitori resi noti la Angel Capital Management di Angelo Moratti ed Eurizon - ma ci sono ancora trattative in corso e la valutazione post-money di iGenius potrebbe spingersi fino a 1,7 miliardi.
Quando iGenius inizia la sua attività incassa il sostegno di alcuni business angel, poi arrivano i fondi: nel 2022 il conto dei capitali raccolti arriva a 30 milioni di euro e tra i soci entrano Nova Capital e i fondi Blacksheep di Eureka! Venture. A dicembre 2023 il contatore sale ancora con un nuovo aumento di capitale da 10 milioni. Finanziamenti che negli anni supportano lo sviluppo di Crystal, il software di iGenius che Sharka definisce come un «Gpt dei numeri» specializzato nell’analisi dei dati aziendali. Per mettere in piedi questo prodotto iGenius affronta spese di ricerca per oltre 17 milioni di euro, di cui 2,3 nel 2023. «Gli anni scorsi sono stati una fase di ricerca, il 2024 è il primo anno di sviluppo commerciale su scala», conferma Sharka.
Il 2023 di iGenius va in archivio con un valore della produzione di 4,7 milioni di euro, in crescita di quasi il 15% rispetto ai 4,1 milioni del 2022, ma l’obiettivo è arrivare a 20 milioni di ricavi annui ricorrenti quest’anno. L’ultima riga del conto economico riporta un risultato netto negativo per 7,2 milioni al 31 dicembre 2023, mentre nell’anno precedente la perdita era stata di 4,3 milioni. Risultati che derivano proprio dalle ingenti spese sostenute per portare sul mercato e aggiornare Crystal, di cui nel 2024 è prevista una nuova versione.
La svolta nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, campo in cui la concorrenza delle big tech, e in generale dei modelli in lingua inglese, sembra schiacciante, arriva all’inizio del 2024, quando iGenius annuncia il suo progetto: un large language model, cioè un modello di grandi dimensioni come quelli che muovono ChatGpt, Google Gemini e gli altri chatbot, addestrato con dati in italiano. La società si dà circa sei mesi di tempo e promette che entro l’estate «Italia» sarà disponibile per il download. Il risultato, in realtà, arriva prima del previsto e il 6 giugno la prima versione del modello - open source per scelta dei creatori - viene rilasciata. Per iGenius è l’inizio di una nuova fase che la porta nel club ristretto di chi è riuscito ad addestrare un large language model e che si accompagna alla necessità di avere capitali freschi.
I modelli di AI di grandi dimensioni sono impegnativi dal punto di vista finanziario in fase di addestramento e ancora di più dopo, quando gli utenti cominciano ad aumentare. Ogni richiesta fatta al chatbot, in sostanza, brucia energia e denaro. ChatGpt, ad esempio, alla fine di dicembre aveva quasi 2 miliardi di utenti a livello globale e ormai dev’essere costosissimo. Non a caso OpenAI, la startup che lo ha lanciato nel 2022, ha ricevuto un’iniezione di capitale da 13 miliardi di dollari da Microsoft.
In Europa il player principale è la francese Mistral (il cui modello è però addestrato a partire dalla lingua inglese), che ha chiuso qualche giorno fa un round di finanziamento da 600 milioni di euro secondo quanto riporta Bloomberg. Anche Mistral nei mesi passati ha stretto un accordo di investimento con Microsoft, a cui va una quota di minoranza della società. La big tech guidata da Satya Nadella non è sconosciuta nemmeno in casa iGenius, del momento che la startup ha siglato una partnership strategica con Microsoft nel luglio 2023, ma Sharka per ora esclude l’intervento di una big tech nel round di finanziamento aperto: «Non servirà», dice a MF-Milano Finanza. «Ci sono tutti gli attori nazionali ed europei per sostenere la nascita di una big italiana ed europea. L’ecosistema europeo è diverso da quello americano per cui gli attori saranno organizzazioni finanziarie e investitori privati come family office e imprenditori». La quota ancora non coperta del maxi aumento di capitale, dunque, dovrebbe andare sempre a soggetti italiani o europei. Un’ipotesi, come anticipato da MF-Milano Finanza, è l’intervento di Cdp Venture Capital (si veda altro articolo a pagina 27), anche se nulla è stato ancora deciso. (riproduzione riservata)