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L'S&P 500 non soffre di vertigini, può accelerare oltre 4.000
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L'S&P 500 non soffre di vertigini, può accelerare oltre 4.000

di Marco Vignali
06 aprile 2021, 12:05

Per Ubs gli investitori non devono essere preoccupati dal raggiungimento di massimi storici: gli indici hanno sempre sovraperformato dopo aver raggiunto nuovi record e l'aumento dei rendimenti sarà un ulteriore vento a favore, poiché scaturito da migliori prospettive di crescita. Il vero driver restano i dati macro

L'S&P 500 continua a frantumare ogni record possibile e immaginabile. Dopo aver messo a segno i migliori dodici mesi della sua storia (da marzo 2020 a marzo 2021) con una performance quasi il 90%, l'indice benchmark sta continuando a far registrare risultati impressionanti: lo scorso giovedì, infatti, il listino che racchiude le migliori 500 aziende statunitensi ad alta capitalizzazione ha aggiornato i propri massimi storici superando per la prima volta quota 4.000 punti e chiudendo la seduta prima delle vacanze di Pasqua a 4.019,9. Nella giornata di ieri, la seconda consecutiva sopra la nuova soglia storica, l'S&P 500 ha addirittura aggiornato tale record, chiudendo a quota 4.077,91 punti.

Un fattore di notevole importanza è che il nuovo record del listino statunitense segue una performance del 5,8% del primo trimestre 2021, la quale ha contribuito, come sottolineato, al miglior rendimento su 12 mesi a partire dal 1936. L'S&P 500, infatti, è ora aumentato dell'86% rispetto al minimo dello scorso marzo. Per contestualizzare la straordinarietà di tale risultato, basti pensare che dall'inizio del 1928 l'S&P 500 ha impiegato una media di 9,9 anni per raddoppiare, mentre il passaggio da 2.000 a 4.000 ha richiesto "solo" 6,6 anni.

Dopo un tale rialzo, alcuni investitori iniziano a chiedersi se tali guadagni siano effettivamente sostenibili o replicabili, in particolare dato il rally di 80 punti base nei rendimenti dei Treasury a 10 anni, che ha comportato sul mercato azionario una discreta volatilità. Secondo Ubs, tuttavia, la storia suggerisce che non vi è alcun fondamento nelle preoccupazioni che scaturiscono dal raggiungimento di nuovi record, e che i nuovi massimi storici non sono di certo un ostacolo per ulteriori guadagni, anzi.

"Sulla base dei dati risalenti al 1960, le azioni hanno ottenuto risultati leggermente migliori rispetto alla media proprio dopo aver raggiunto nuovi massimi storici. La nostra analisi mostra che dopo aver toccato un nuovo massimo, i listini sono saliti di un altro 11,7% nei successivi 12 mesi, rispetto all'11,3% guadagnato quando il rialzo parte da livelli inferiori ai massimi", sottolineano gli strategist.

Inoltre, i rendimenti nominali e i rialzi del mercato azionario tendono a muoversi di pari passo. "Negli ultimi 25 anni, ci sono stati 10 periodi in cui il rendimento obbligazionario statunitense a 10 anni è aumentato di oltre 100 punti base. In tutti i casi, le azioni globali hanno prodotto rendimenti netti positivi. Inoltre, l'attuale aumento dei rendimenti è trainato più da prospettive di crescita più forti che da preoccupazioni per l'inasprimento della politica monetaria", argomentano da Ubs.

A chi si stesse interrogando per capire se e quando entrare a mercato, magari su una possibile correzione o ritracciamento, gli analisti di Ubs rispondono che il perfetto market timing ha ancora meno significato nel contesto odierno e in ottica di lungo periodo. "Se un investitore avesse messo, ogni mese, 1 dollaro del proprio stipendio mensile nell'S&P 500 dal 1945, avrebbe visto crescere il proprio portafoglio a 253.645 dollari. Lo stesso investitore", proseguono, "si sarebbe assicurato 261.699 dollari, o un misero 0,03% in più all'anno, se avesse azzeccato esattamente il tempismo dell'ingresso, ovvero se avesse investito su livelli sotto i quali il mercato non sarebbe mai sceso al di sotto".

In conclusione, "pensiamo che gli investitori non debbano essere timorosi a entrare nel mercato su massimi storici", evidenziano da Ubs, secondo cui sarà comunque cruciale continuare a monitorare le prospettive di reflazione e cercare di capire come la ripresa economica si articolerà sui diversi settori, anche in relazione ai dati macroeconomici. I dati rilasciati Venerdì hanno infatti mostrato i non farm payrolls in aumento a 916.000 nel mese di marzo, il più grande guadagno dal mese di agosto, motivo per cui da Ubs ritengono che la rotazione dai titoli growth a quelli nei settori più ciclici del mercato debba proseguire e "raccomandiamo agli investitori di orientare la loro esposizione azionaria verso settori che potrebbero beneficiare di una crescita economica più rapida e di una curva dei rendimenti più ripida, come i finanziari, gli industriali, e le azioni energitiche. La riapertura economica, trainata dalle vaccinazioni, dovrebbe favorire inoltre le aziende di piccola e media capitalizzazione", evidenziano gli esperti, secondo cui gli investitori potranno trarre vantaggio da periodi di volatilità accentuata, aumentando l'esposizione a lungo termine attraverso strategie come programmi d'acquisto e investimenti più strutturati. (riproduzione riservata)



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