L'oro viaggia fiacco sui 3.300 dollari l’oncia. «Il lingotto mostra segnali di tenuta, tentando di riprendere il trend rialzista di medio periodo. Il metallo prezioso continua a muoversi all'interno di un contesto dominato dalle incertezze legate alle trattative commerciali internazionali e dalle fiammate di ottimismo che accompagnano le soluzioni temporanee», afferma Daniela Sabin Hathorn, senior market analyst presso Capital.com, sottolineando che l'attuale volatilità è stata alimentata dall'evoluzione delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea.
«L'annuncio dell'inasprimento dei dazi contro l'Ue, avvenuto venerdì, ha innescato una reazione «risk-off»: gli investitori hanno abbandonato l'azionario a favore dei beni rifugio. In risposta, l'oro è salito dell’1,9%, raggiungendo quota 3360 dollari. Tuttavia, con il rinvio della loro entrata in vigore, i mercati sono tornati in modalità «risk-on» già nella mattina di lunedì, «causando per l'oro un ritracciamento completo dei guadagni precedenti», spiega Hathorn.
Per l'esperta, questa incertezza difficilmente svanirà nel breve termine. «Le prospettive dell'oro resteranno strettamente legate all'evoluzione del contesto geopolitico e macroeconomico. A breve termine è quindi difficile fare previsioni affidabili», sottolinea l'analista.
Nel lungo periodo, tuttavia, Hathorn evidenzia che la domanda del metallo prezioso continua a essere sostenuta da diversi fattori chiave: gli acquisti costanti delle banche centrali, le aspettative di tassi d'interesse più bassi e una tendenza globale a ridurre la dipendenza economica dagli Stati Uniti.(riproduzione riservata)