Inizio di settimana in forte ribasso per l’oro, che in mattinata di lunedì 12 maggio perde oltre il 3% a circa 3.230 dollari l’oncia. A sfavorire il lingotto è l’avanzata dei negoziati tra Stati Uniti e Cina per un accordo commerciale che, se andasse in porto, potrebbe portare molti investitori ad abbandonare il porto sicuro del lingotto per tornare a scommettere sul mercato azionario. Non a caso, nel pre-market il Nasdaq guadagna quasi il 3,8%.
Questo significa che l’oro, visti anche i massimi storici raggiunti durante la crisi dei dazi innescata da Donald Trump, è arrivato alla fine della corsa? Non necessariamente secondo Claudio Wewel, Fx strategist di J. Safra Sarasin: «Riteniamo che negli ultimi tre mesi il presidente Trump abbia ripetutamente dimostrato di volere un cambiamento radicale dell'ordine economico e politico globale, cercando di abbandonare il sistema multilaterale basato su norme in vigore dalla fine della seconda guerra mondiale», spiega l’esperto.
L’annuncio di dazi reciproci rappresenterebbe quindi solo un primo passo: «Inoltre, lo stile negoziale aggressivo e imprevedibile dell'amministrazione statunitense, insieme ai suoi sforzi per indebolire i meccanismi di pesi e contrappesi del proprio sistema politico, hanno già portato a un'enorme perdita di fiducia negli Stati Uniti». Sfiducia che potrebbe ridare linfa ai beni rifugio come il lingotto.
A spingere il metallo potrebbe essere anche la corsa ai prodotti di risparmio gestito dedicati. «Gli afflussi verso gli Etf sull'oro hanno registrato un forte aumento appena prima dell'insediamento di Trump», sottolinea Wewel. «Da febbraio gli afflussi netti verso gli Etf sull'oro a livello globale hanno registrato una media di circa 100 tonnellate al mese, il massimo dal marzo 2022, il mese successivo all'invasione russa dell'Ucraina».
Analizzando i dati settimanali sui flussi l’esperto nota inoltre che «gli acquisti europei sono stati particolarmente sostenuti nella settimana precedente l'insediamento di Trump, mentre gli afflussi nordamericani e asiatici hanno registrato un aumento significativo solo nelle ultime settimane».
Attenzione poi a quello che succederà nel mercato asiatico. Con circa il 7% delle partecipazioni globali in Etf sull'oro, sottolinea Wewel, «la quota dell'Asia rimane relativamente modesta nonostante il recente aumento delle partecipazioni, il che suggerisce che vi sia un margine significativo di crescita per le partecipazioni globali in Etf sull'oro».
La Cina potrebbe essere il motore trainante. «I prezzi delle abitazioni nel Paese continuano a diminuire e i dazi statunitensi potrebbero impedire una ripresa significativa del mercato azionario cinese nel breve termine, mentre i rendimenti obbligazionari domestici sono in calo». Inoltre, osserva lo strategist, «a febbraio la Cina ha ammesso dieci grandi compagnie assicurative a un programma pilota che consente loro di investire fino all'1% del proprio patrimonio totale in oro attraverso la borsa dell'oro di Shanghai. Pertanto, il recente aumento del premio Shanghai-Londra sugli acquisti di oro fisico riflette probabilmente già parte di questi afflussi». (riproduzione riservata)