Da un anno all’altro l’Italia ha perso altri 20 milioni di metri cubi di gas al mese. Il calo della produzione nazionale emerge dal confronto tra i dati 2023 e 2024 raccolti dall’Unimig, l’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le georisorse, che fa capo al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica guidato da Gilberto Pichetto Fratin. In sintesi, se nel 2023 i giacimenti offshore e onshore italiani avevano prodotto circa 3 miliardi di smc di gas al ritmo di 250 milioni al mese, nel 2024 i numeri si sono drasticamente ridotti: l’ultimo aggiornamento disponibile è al 31 ottobre e si è fermato a 2,3 miliardi di smc, il che significa una media di 230 milioni al mese.
Un aggiustamento al rialzo arriverà con i dati di novembre e dicembre, che dovrebbero essere disponibili da febbraio 2025. Ma difficilmente la contabilità annuale dei metri cubi andrà oltre i 2,8 miliardi, restando perciò al di sotto dei valori del 2023, che già rappresentavano un calo su quelli del 2022.
Il confronto è ancora più eclatante se si va indietro di 10 anni: nel 2014, infatti, la produzione nazionale ammontava a ben 7,3 miliardi di smc di gas e a 5,7 miliardi di kg di olio greggio. Salta all’occhio che in particolare i quantitativi di metano si sono più che dimezzati.
Il bollettino Unimig di dicembre 2024, appena pubblicato, racconta la storia anche da un punto di vista diverso, quello delle concessioni attive e della mobilitazione degli operatori nel chiedere proroghe e, spesso, nel fare parziali o totali dietrofront presentando le rinunce ai permessi. Per quest’anno in cui è previsto che le importazioni di gas dalla Russia si azzerino, i conti si devono fare partendo dai numeri del 2024. In Italia al momento risultano attivi, tra fondali marini e terraferma, 525 permessi esplorativi, mentre 987 sono le concessioni. In numerosi di casi sono state chieste delle riduzioni del perimetro esplorativo o addirittura rinunce complete.
Invertire la tendenza, però, è possibile. Va ricordato, infatti, che ad agosto 2024 ha avviato la produzione Argo-Cassiopea di Eni (60%) in joint venture con Energean (40%), ovvero il più importante progetto di sviluppo a gas sul territorio italiano grazie a riserve stimate in circa 10 miliardi di metri cubi di gas. I pozzi non sono ancora a pieno regime, ma dal maxi-giacimento nel canale di Sicilia si attende una produzione annuale di picco di 1,5 miliardi di metri cubi di gas, capace di fare la differenza per lo scenario energetico italiano perché incrementerebbe di circa il 60% la produzione domestica attuale.
Restando al mese di dicembre 2024, il bollettino segnala l’istanza di rinuncia alla concessione di coltivazione Soresina, presentata da Eni.
Nello stesso documento si legge che sono state accettate precedenti richieste di rinuncia, totali e parziali, da parte sempre del Cane a sei zampe, per le concessioni di coltivazione B.C11.As, A.C2.Ea e A.C30.Ea. Eni ha anche ottenuto un ampliamento dell’area per la concessione Porto Corsini Mare, e risulta aver presentato inoltre due richieste di proroga quinquennale per altre due concessioni, Caviaga e Dosso degli Angeli. Stesse richieste di proroga a cinque anni sono state inviate da Gas Plus Italiana per Casteggio e Pontetidone. La società Padana Energia ne ha presentate ben sette, per le concessioni Mirandola, Pomposa, Ravenna Terra, Santerno, Settala, Spilamberto e Vescovato.
Ci sono ovviamente in coda le richieste di nuovi permessi esplorativi: 13 riguardano la terraferma, 11 sono offshore e vedono in corsa sette operatori. Oltre a Eni, si leggono i nomi di Aleanna, Audax Energy, Delta Energy, Exploenergy, Global Petroleum e Pengas Italiana. (riproduzione riservata)