L’indice dei prezzi al consumo in Italia conferma il trend al ribasso anche per il mese di giugno, ma per gli economisti non è ancora abbastanza. L’Istat ha confermato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione nulla su base mensile e un aumento del 6,4% su base annua. Un calo dal +7,6% del mese precedente, confermando la stima preliminare.
Il rallentamento dell’inflazione continua a essere fortemente influenzato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici, in particolare della componente non regolamentata, in apprezzabile calo rispetto a maggio. Nel settore alimentare, l’ulteriore frenata del ritmo di crescita su base annua dei prezzi dei prodotti lavorati contribuisce alla decelerazione dell’inflazione di fondo (scesa a +5,6%). Prosegue, infine, la fase di rallentamento della crescita tendenziale dei prezzi del carrello della spesa, che a giugno è pari a +10,5%. Quanto all’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, questa è rallentata ulteriormente (da 6% a 5,6%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da 6,2% registrato a maggio a 5,8%).
Disparati economisti a livello globale prevedono che i tassi d’inflazione rimarranno elevati nei prossimi anni, secondo l’Economic Experts Survey, un’indagine trimestrale condotta dall’Ifo Institute e dallo Swiss Economic Policy Institute. Secondo il sondaggio, il tasso d’inflazione a livello mondiale raggiungerà il 7% quest’anno, il 6% l’anno prossimo e il 4,9% nel 2026.
«Le aspettative per il 2023 e per i prossimi anni sono praticamente identiche a quelle del sondaggio condotto nel primo trimestre» spiega Niklas Potrafke, ricercatore dell’Ifo. «Dovremo prepararci a tassi di inflazione elevati».
Gli economisti prevedono che negli Stati Uniti nel 2023 l’inflazione raggiungerà il 4,6%, nel Regno Unito il 7,6%, in Irlanda il 5,5% e in Canada il 4,4%. In Nord America si stima il 4,5% e per il sud-est asiatico al 4,8%. Queste cifre sono diminuite rispetto al sondaggio del trimestre precedente rispettivamente di 0,4, 0,5 e 0,3 punti percentuali. Tra le regioni con tassi di inflazione particolarmente elevati vi sono il Sud America (23,3%) e gran parte dell’Africa.
Per l’Europa occidentale le aspettative di inflazione per quest’anno sono ben al di sotto della media mondiale (al 4,9%), sia per l'anno in corso 2023 che per gli anni 2024 e 2026. Più alte invece le aspettative per l’Europa orientale (al 13,5%).
Nonostante il calo dell’inflazione prevista, gli esperti non stimano un ritorno all’obiettivo di inflazione della Bce al 2% neanche entro i prossimi tre anni (al 3,4% nel 2024 e al 2,6% nel 2026). Anche all’interno delle regioni europee le aspettative di inflazione degli esperti sono molto diverse. Questo perché ad esempio, i tassi di inflazione previsti per il 2023 nell’Europa orientale sono molto più elevati che in altre parti del continente. (riproduzione riservata)