Il titolo Vivendi decolla alla Borsa di Parigi dopo l'annuncio di venerdì relativo all'Ipo di Universal Music Group, la rinomata etichetta musicale che vanta, tra gli altri, cantanti come Lady Gaga, Ariana Grande e Taylor Swift. Il titolo schizza del 18,97% a 31,05 euro, mentre Groupe Bollore, che controlla il 27% del capitale della società media, è in rialzo del 13,47% a 4,112 euro. La notizia è stata accolta in maniera decisamente positiva dagli investitori, soprattutto alla luce del fatto che Vivendi starebbe considerando la possibilità di distribuire il 60% del capitale di Universal ai propri azionisti.
Il piano di quotare Universal rappresenta parte di un processo ben più ampio lanciato dal principale azionista di Vivendi, il miliardario francese Vincent Bolloré, per monetizzare il momento di ripresa dell'industria discografica, che vive da anni momenti di sconforto dopo l'avvento delle molteplici piattaforme streaming. Vivendi ha reso noto nel corso del weekend che la distribuzione del capitale di Universal Music avverrebbe sotto forma di dividendo speciale, mentre Universal stessa, holding costituita in Olanda, potrebbe quotarsi presso la Borsa di Amsterdam. Vivendi ha anche fatto sapere che l'operazione ha già ricevuto il supporto di un consorzio guidato dal gruppo tech cinese, Tencent, che controlla il 20% di Universal, avendo comprato la quota in due tranche (Universal è stata valutata 30 miliardi di euro).
Alla luce di queste premesse, l'unica cosa sorprendente del piano di Vincent Bolloré è che non ci abbia pensato prima, dato che il miliardario francese, così facendo, ha escogitato un modo ingegnoso di mantenere la sua presa sull'etichetta musicale. Inoltre, secondo l'agenzia Reuters, il prezzo a cui Bolloré punterebbe per l'intero business (i 30 miliardi di euro sopracitati) sembra tutt'altro che fuori portata. Warner Music è valutata a quasi 16 volte l'ebitda previsto per il 2023.
Applicando lo stesso multiplo a Universal, l'etichetta varrebbe 33 miliardi di euro, debito incluso. Ipotizzando un indebitamento netto di 1,5 volte l'ebitda del 2021, il valore del patrimonio netto sarebbe di poco superiore a 30 miliardi di euro, mentre lo spin-off dovrebbe contribuire a ridurre lo sconto holding di Vivendi con gli azionisti che saranno direttamente proprietari di azioni Universal per un valore di circa 18 miliardi di euro.
Il restante patrimonio del gruppo francese, che comprende anche l'emittente televisiva a pagamento Canal Plus, dovrebbe avere un valore netto di 18,4 miliardi di euro (secondo la somma delle parti stimata da Ubs), aggiungendo il restante 20% della partecipazione di Universal e compensando la quota di debito netto che rimane nel bilancio di Vivendi.
Sommando il tutto, gli investitori di Vivendi dovrebbero detenere una quota del valore di 36,6 miliardi di euro o 6,7 miliardi di euro in più di quanto il conglomerato valeva al prezzo di chiusura di venerdì scorso. Bolloré otterrà da questa operazione un notevole vantaggio, mantenendo il controllo di entrambi i gruppi, con lo spin-off che gli consegnerà direttamente circa il 16% delle azioni Universal. E dominerà circa il 36% del gruppo musicale (riproduzione riservata)