Prosegue anche nel 2024 il complesso programma di dismissione immobiliare avviato negli scorsi anni dall’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, l’Inps.
Attualmente – secondo quanto aveva riferito il neo presidente dell’istituto, Gabriele Fava (la cui nomina è stata ufficializzata proprio ieri in Consiglio dei ministri) in audizione poche settimane fa alla Camera e al Senato – il gruppo possiede quasi 26 mila unità immobiliari, di cui circa 16 mila non utilizzate su tutto il territorio nazionale. Queste ultime rappresentano il 62,7% del patrimonio immobiliare e si trovano per lo più tra Lazio e Lombardia.
Sul piatto non ci sono solo uffici, ma anche appartamenti, negozi, magazzini e pertinenze (box, posti auto, cantine e soffitte). Si parte da Roma. Le nuove aste immobiliari prendono il via in questi giorni e saranno in più tranche: la prima, dal 5 al 9 febbraio, comprende un totale di 49 unità immobiliari sparse in tutta la capitale, per una base d’asta complessiva di 6,7 milioni di euro. È lo stesso Inps a darne notizia sul suo portale. La seconda asta, sempre a Roma, partirà il 27 febbraio e si chiuderà il 1° marzo con 51 immobili e con una base d’asta totale di 4,9 milioni di euro. Un’ulteriore tranche, sempre nella capitale, è prevista a fine marzo per 52 immobili e una base d’asta complessiva di 5,2 milioni. L’Istituto ha già programmato una nuova asta immobiliare anche a Torino, con scadenza 9 aprile, comprensiva di 20 immobili per un valore di mezzo milione di euro e un’altra a Treviso con 93 unità immobiliari pari a 3,1 milioni.
«Nel primo quadrimestre del 2024 sono in programma 5 aste finalizzate alla vendita di 265 unità immobiliari, per un valore complessivo a base d’asta pari a circa 20 milioni di euro», riassume a MF-Milano Finanza Ferdinando Montaldi, direttore centrale patrimonio e investimenti dell’Inps.
Dal 2017 a oggi, l’Istituto ha venduto 5.200 unità immobiliari, per un valore totale di circa 314 milioni di euro e ha conferito ai fondi immobiliari gestiti da Invimit sgr, controllata dal Mef, circa 2.500 immobili per un valore complessivo di 460 milioni di euro».
Il cospicuo patrimonio di mattoni che resta ancora in pancia all’Inps è il ‘residuo’ delle operazioni di cartolarizzazione cosiddette «Scip» 1 e 2 avviate all’inizio del millennio, che non sono state del tutto assorbite dal mercato.
«Nell’ambito delle predette operazioni – sottolinea il dirigente – l’Inps e gli enti previdenziali in esso incorporati hanno venduto immobili per un controvalore di 7 miliardi di euro».
A partire dal 2008, però, la Scip srl è stata posta in liquidazione e tutti gli immobili che non era riuscita a collocare sul mercato sono stati ritrasferiti all’Istituto «per un valore di circa 2 miliardi, pari a circa il 30% del valore degli immobili cartolarizzati», spiega ancora Montaldi. «Successivamente, il valore del patrimonio immobiliare è cresciuto per effetto dell’incorporazione di altri enti previdenziali (Inpdap, Inpdai, Enpals, Ipost e via dicendo). A settembre 2023 il patrimonio immobiliare non utilizzato a fini strumentali ancora in carico ad Inps», conclude il manager, «è pari a circa 24 mila unità, di cui quasi la metà costituito da beni immobili secondari (cantine, soffitte, garage, posti auto e via dicendo), per un valore di bilancio di quasi due miliardi di euro». (riproduzione riservata)