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L'inflazione tarderà ad arrivare. Come posizionarsi nell'attesa
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L'inflazione tarderà ad arrivare. Come posizionarsi nell'attesa

di Marco Vignali
16 febbraio 2021, 15:55 Ultimo aggiornamento: 16:01

Secondo gli analisti, per avere un'inflazione a livelli sostenuti si dovrà attendere ancora, specie con un'economia debole e una disoccupazione elevata. Non mancano comunque le forza reflattive: da Biden agli stimoli fiscali, chi potrebbe trainare la risalita dei prezzi già nel 2021

Inflazione o non inflazione, questo è il dilemma. Secondo Esty Dwek, head of Global macro strategy di Natixis IM Solutions, "la spesa e i consumi sono destinati ad aumentare, tuttavia, con livelli di disoccupazione ancora alti e un'economia ancora debole, è poco probabile che tutto ciò sia in grado di generare l'inflazione nel breve termine, soprattutto su livelli sostenuti. Il mercato del lavoro impiegherà anni per riprendersi, con la disoccupazione che non ci si aspetta possa tornare al livello del 4% prima del 2022 o 2023". Inoltre, a causa della pandemia, è aumentata la quota di disoccupazione permanente, dato che probabilmente una quota di posti di lavoro, specialmente nei settori dei servizi, non sarà recuperata.
 
“Per questo motivo la debolezza del mercato del lavoro suggerisce che i prezzi non possano salire più di tanto. Con così tanti lavoratori ai margini, il settore dei servizi ha molto pricing power? È probabile che l'inflazione headline salga sopra il 2% nei prossimi mesi, poiché gli effetti di base nella primavera del 2020 porteranno a un rimbalzo tecnico dell'inflazione su base transitoria. Tuttavia, le misure principali tendono a seguire la componente dei servizi, che probabilmente salirà solo quando il mercato del lavoro si restringerà. Una lenta ripresa del mercato del lavoro dovrebbe fungere da freno alle misure sull'inflazione core”, sottolinea l’analista.
 
Inoltre, i ritardi nelle vaccinazioni, le interruzioni logistiche alle consegne dei vaccini e le preoccupazioni per le nuove varianti suggeriscono che l'economia globale non riaprirà contemporaneamente ovunque. Ciò potrebbe essere valido anche tra i diversi stati all'interno degli Stati Uniti. E' improbabile quidi che assisteremo a un'accelerazione significativa, o almeno non continua. Infine, un tecnicismo sul mercato delle aspettative d'inflazione suggerisce che l'inflazione non sia in procinto di aumentare. Infatti, i Tips (Treasury inflation-protected securities) sono interpretati come una proxy per quanto riguarda le aspettative di inflazione, ma il premio di liquidità nel segmento Tips lascia intendere sia questo premio che in realtà si sta muovendo, piuttosto che le reali aspettative di inflazione

“Nel complesso, ci aspettiamo l'inflazione aumenti a causa degli effetti di base e della massiccia spesa fiscale con la domanda repressa scatenata dalla riapertura delle economie, ma crediamo che questo travaserà in un aumento temporaneo. La Fed ha già dichiarato che non reagirà e i rendimenti dovrebbero quindi rimanere in qualche modo limitati”, conclude Dwek.

Se da un lato non ci si aspettano grandi movimenti sul fronte dell'inflazione quest'anno, il trend di reflazione è invece destinato a continuare a ricevere supporti dalla diffusione dei vaccini e dalla massiccia spesa fiscale dell'amministrazione Biden. È probabile, dunque, che i rendimenti salgano ancora e che il recupero dei settori ciclici vada avanti. In questo contesto, il reddito fisso è destinato a soffrire maggiormente, soprattutto sul fronte del debito sovrano. Secondo Alessandro Fugnoli, strategist del gruppo Kairos Partners, “nel passato ci siamo disabituati gradualmente all'inflazione, mentre ci siamo abituati ai tassi a zero se non addirittura negativi, per lo meno sulla parte media e breve della curva dei rendimenti, cioè fino ai 5 anni di scadenza. Da qui in avanti, però, si apre uno scenario molto diverso e per vari fattori: il primo è la volontà politica, il fatto che le banche centrali ci dicono che il loro obiettivo effettivo non sarà più il 2 ma sostanzialmente il 3%, livello che peraltro sarà già raggiunto molto probabilmente quest'anno, per lo meno in Germania, come affermato dalla stessa Bundesbank. Un livello analogo sarà probabilmente raggiunto negli Stati Uniti, anche qui forse sarà addirittura superato sono quest'anno il prossimo”, sottolinea Fugnoli.

E’ bene quindi riprendere a pensare all'inflazione. “La prima cosa da fare è evitare i titoli a tasso fisso molto lunghi, come quelli a 10,20,50 o 100 anni, e concentrarsi sui titoli indicizzati all'inflazione, perché anche se verranno in qualche modo anche loro penalizzati dal bear market obbligazionario, avranno comunque una maggiore tutela e difesa del potere d'acquisto rispetto ai titoli a tasso fisso”, evidenzia Fugnoli. Infine, altre alternative di investimento potrebbero essere rappresentate da obbligazioni di società, obbligazioni ad alto rendimento e obbligazioni bancarie, “stando bene attenti ovviamente a quello che si comprerà e evitando anche qui le scadenze troppo lunghe”.

In aggiunta, ci si dovrà concentrare su beni reali su quelli che vengono chiamati i beni “non stampabili”: in primo luogo le materie prime, “che avranno dalla loro anche il fatto che il ciclo economico verrà sostenuto da politiche monetarie e fiscali ultra espansive e sostenute anche dal fatto che negli anni scorsi più la produzione si è ridotta”, e in secondo luogo il mercato immobiliare, anche se “bisognerà fare molta attenzione, perché, ad esempio, il mercato degli uffici e dei centri commerciali risentirà della dell'abitudine al lavoro da casa che si è andata diffondendo durante l'epidemia”, conclude Fugnoli. (riproduzione riservata)



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