Una settima prima del tanto attesi primo taglio dei tassi da parte della Bce, i dati di Eurostat sull’inflazione europea per il mese di maggio si sono rivelati tutt’altro che positivi: l’inflazione è salita al 2,6%, al di sopra delle previsioni.
L’inflazione core, che esclude gli effetti più volatili dei settori dell’energia e dell’alimentare, si è alzata a 2,9% questo mese dopo il livello di 2,7% registrato ad aprile. Secondo i calcoli di Eurostat, la componente più forte dell’inflazione nell’Eurozona a maggio è stata quella dei servizi, che è salita al 4,1% rispetto a 3,7% ad aprile.
In risposta a questi dati inaspettati, il rendimento a dieci anni del Bund tedesco è in rialzo al 2,691%, il massimo raggiunto da novembre 2023, mentre il Btp decennale rende il 3,98% dal 3,95% di inizio sessione europea. Lo spread Btp/Bund però rimane in lieve calo a 127 punti base, dal momento che è in rialzo anche il titolo di Stato tedesco.
Nonostante la sorpresa sull’inflazione, i mercati continuano ad aspettarsi un taglio di 25 punti base dei tassi da parte della Bce il 6 giugno. L’euro è in rialzo del 0,18% contro il dollaro, a segnalare che i mercati forse dubitano che dopo la prima riduzione (limitata) dei tassi la prossima settimana, ne seguirà una seconda già a luglio, come vorrebbero i Paesi del Sud Europa.
Detto ciò, gli analisti di Bank of America non si aspettano grandi cambiamenti nelle indicazioni della Bce, sottolineando la dipendenza dai dati e la necessità di procedere con cautela. Anche piccole revisioni al rialzo dell'inflazione a breve termine contribuiranno a questa cautela.
BofA anticipa che Lagarde segnalerà ulteriori informazioni a luglio per decidere la prossima mossa, e ipotizza che sia più probabile un'azione a settembre piuttosto che a luglio. Si prevede anche una chiara distinzione tra la riduzione della restrizione monetaria e la normalizzazione dei tassi, indicando che la Bce non ha fretta di abbassarli.
La banca statunitense prevede riduzione dei tassi di 75 punti base nel 2024 e 125 punti base nel 2025. Un’inflazione persistente al di sotto del target spingerà infatti la Bce ad accelerare il ciclo di tagli più di quanto attualmente previsto.
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