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L’inflazione sale al 2,5% nell’Eurozona a gennaio. Ma la Bce andrà avanti con i tagli dei tassi
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L’inflazione sale al 2,5% nell’Eurozona a gennaio. Ma la Bce andrà avanti con i tagli dei tassi

03 febbraio 2025, 11:11 Ultimo aggiornamento: 17:24

L’aumento è legato soprattutto ai prezzi dell’energia. In calo il dato nei servizi. Stabile l’inflazione core. I mercati si aspettano altre riduzioni dei tassi Bce. Carovita in rialzo anche in Italia. Villeroy (Banca di Francia): i dazi di Trump sono molto preoccupanti

L’inflazione sale al 2,5% nell’Eurozona a gennaio, in rialzo rispetto al 2,4% atteso dagli analisti e realizzato a dicembre. Ma il rialzo non fermerà i tagli dei tassi Bce. L’aumento dell’inflazione è legato soprattutto ai prezzi dell’energia (+1,8%, invece del +0,1% del mese precedente), secondo la stima preliminare di Eurostat.

Il carovita nei servizi è sceso al 3,9% (dal 4%). L’inflazione core, cioè al netto di energia e cibo, è rimasta stabile al 2,7%.

Nell’ultimo trimestre del 2024 l’aumento dei prezzi è stato inferiore a quello indicato nelle proiezioni Bce. Francoforte ha previsto un dato medio del 2,3% nel primo trimestre 2025 e del 2,1% nel secondo. La presidente della Bce Christine Lagarde si è detta fiduciosa sul ritorno al target del 2% quest’anno.

A gennaio l’inflazione armonizzata è risalita anche in Italia (all’1,7%, dall’1,4% del mese precedente) e Spagna (al 2,9%, dal 2,8%), mentre è rimasta stabile in Germania (2,8%) e Francia (1,8%).

La Bce va avanti con i tagli

Al contrario della Fed, la Bce è andata avanti la scorsa settimana con la quinta sforbiciata dello 0,25% sui tassi che sono arrivati ora al 2,75%, dal 4% di giugno. Le riduzioni tuttavia andranno avanti.

Lagarde, a differenza del presidente della banca centrale Usa Jerome Powell, ha ribadito che la «direzione» è quella di ulteriori tagli, anche se il ritmo sarà definito in base all’andamento dell’economia.

Lagarde ha inoltre precisato che la politica monetaria Bce è «ancora restrittiva» e che è «del tutto prematuro» parlare di tasso neutrale (quello che non comprime né stimola l’economia).

Il taglio della prossima riunione di marzo è di conseguenza dato per scontato dagli operatori. I mercati monetari prevedono altre tre-quattro riduzioni dei tassi quest’anno.

«I dati sull’inflazione di gennaio non faranno cambiare idea ai membri della Bce sul probabile percorso a breve termine dei tassi», ha osservato Capital Economics. «Il fatto che l’inflazione dei servizi sia rimasta elevata significa che i banchieri centrali preferiranno allentare la politica monetaria a piccoli passi».

Rischio dazi per la crescita

Sull’economia dell’Eurozona pesa intanto il rischio di dazi Usa dopo le decisioni dell’amministrazione Trump su Canada, Messico e Cina. Il governatore della Banca di Francia François Villeroy de Galhau ha sottolineato che le mosse Usa sono «molto preoccupanti» e «brutali».

Villeroy ha aggiunto a France Info che nell’Eurozona «ci sono alcuni elementi piuttosto positivi nell’economia, tra cui una ripresa del potere d’acquisto. Tuttavia la decisione di Trump di imporre forti dazi aumenterà l’incertezza».

L’effetto dei dazi sull’inflazione nell’Eurozona è incerto, mentre è negativo per la crescita che si è di nuovo fermata nel quarto trimestre 2024.

Il governatore della Banca di Francia nei giorni scorsi ha detto di aspettarsi una riduzione dei tassi fino ad arrivare al 2% prima dell’estate. Il governatore lituano Gediminas Simkus ha rilevato: «Non credo che il taglio di marzo debba essere l’ultimo, ma le decisioni dipenderanno dai dati disponibili in quel momento. In futuro possiamo permetterci una politica più allentata».

Per gli economisti di T. Rowe Price i dazi di Trump avranno «probabilmente un significativo effetto disinflazionistico per i beni» nell’Eurozona e nell’area ci sarà «un impatto negativo sulla fiducia, un ridimensionamento degli investimenti e un maggiore risparmio dei consumatori nel 2025». T. Rowe Price vede così il tasso terminale Bce all’1,5% quest’anno ma osserva che i tassi potrebbero avvicinarsi a zero nello scenario peggiore di una guerra commerciale con gli Usa, considerata probabile al 20-30%. (riproduzione riservata)



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