A novembre l’inflazione in Italia è scesa all’1,1%, il livello più basso registrato da gennaio. Secondo l’Istat la causa è del rallentamento dei prezzi degli alimentari non lavorati (+1,1% da +1,9%), degli energetici regolamentati (-3,2% da -0,5%) e di alcune tipologie di servizi, in particolare i trasporti (+0,9% da +2%), solo parzialmente compensato dall’attenuarsi della flessione di quelli degli energetici non regolamentati (-4,3% da -4,9%).
Si è ridotto anche il tasso di crescita su base annua dei prezzi del carrello della spesa (+1,5% da +2,1%), mentre l’inflazione di fondo – al netto di energia e alimenti – si è fermata al +1,7% (da +1,9%). Quella acquisita per il 2025 è salita invece dell’1,5% per l’indice generale e dell’1,8% per la componente di fondo.
Al calo dell’inflazione in Italia fa da contraltare la debolezza economica dell’Area Euro. A dicembre l’indice pmi hcob manifatturiero dell’Eurozona è sceso a 49,2 punti dai 49,6 di novembre, valore minimo in 8 mesi e sotto le attese (49,9 punti). Frenata anche per il pmi servizi, giù a 52,6 punti dai 53,6 del mese precedente, di nuovo valore minimo in 3 mesi e sotto i 53,3 punti stimati.
Così l’indice pmi flash composito della produzione dell’Eurozona è sceso a 51,9 punti dai 52,8 di novembre, restando tuttavia sopra la soglia dei 50 punti, che separa la crescita dalla contrazione economica, segnalando una nuova espansione mensile dell’attività economica, fenomeno ripetutosi per tutto il 2025. Bisogna tornare al 2019 per vedere la produzione aumentare ogni mese per l’intero anno. (riproduzione riservata)