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Bce pronta a un altro taglio dei tassi il 5 giugno. L’inflazione dell’Eurozona scende all’1,9% a maggio
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Bce pronta a un altro taglio dei tassi il 5 giugno. L’inflazione dell’Eurozona scende all’1,9% a maggio

03 giugno 2025, 11:12 Ultimo aggiornamento: 18:29

Il carovita rallenta oltre le attese e finisce sotto il target Bce del 2%. Giù anche l’inflazione core e nei servizi. Francoforte non si sbilancerà su luglio | Taglio dei tassi Bce: azioni pronte a correre fino al 58% e le migliori occasioni su bond, valute, oro e cripto

Il taglio dei tassi Bce nella riunione di giovedì 5 giugno è ormai una certezza per mercati e analisti dopo gli ultimi dati sull’inflazione dell’Eurozona. Eurostat ha reso noto che il carovita è sceso a maggio all’1,9%, dal 2,2% di aprile.

Il valore è stato lievemente inferiore alle attese degli analisti (2%) ed è tornato così sotto l’obiettivo Bce del 2% (è la seconda volta che accade da metà 2021). Anche l’inflazione core, al netto di energia e cibo, è scesa in modo significativo (al 2,3%, dal 2,7% di aprile).

In netto calo anche la componente dei servizi, arrivata al 3,2% dal 4% del mese precedente (ad aprile il valore più alto era motivato anche dalle festività pasquali: nel 2024 erano state a marzo).

La Bce è pronta così a tagliare il 5 giugno i tassi al 2%, rispetto all’attuale 2,25% e al picco del 4% di un anno fa.

La banca centrale «rivedrà al ribasso le previsioni di crescita e inflazione per il 2025 e il 2026 e concluderà che è giustificato un allentamento», ha osservato Pictet. «Un punto fondamentale sarà rappresentato dagli scenari sui dazi dello staff».

Goldman Sachs prevede che le proiezioni di inflazione saranno ridotte all’1,7% per il 2026 e che questo sarà il segnale principale riguardo ai prossimi passi: la banca Usa si aspetta un altro taglio a luglio fino al livello terminale dell’1,75%.

I mercati monetari scontano la sforbiciata del 5 giugno quasi al 100% e prevedono un altro taglio quest’anno. Ma alcuni economisti ritengono che la Bce possa arrivare anche all’1,5%.

«Per i mercati l’inflazione sarà inferiore al 2% almeno per i prossimi due anni», ha rilevato Nomura. «I prossimi dati di inflazione, oltre all’impatto dei dazi Usa sulla crescita dell’area euro, costringeranno la Bce ad abbassare i tassi all’1,5% entro settembre 2025».

Il dibattito nel board Bce

Gli analisti hanno opinioni diverse sulla mossa di luglio e cercheranno indicazioni il 5 giugno nelle parole della presidente Christine Lagarde. A causa dell’alta incertezza, tuttavia, la Bce manterrà con ogni probabilità un approccio «pragmatico e flessibile», come auspicato dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.

A luglio ci dovrebbe essere più chiarezza su dazi e spesa tedesca e saranno noti due nuovi indici Pmi e un altro dato di inflazione.

Nei giorni scorsi Isabel Schnabel, falco del comitato esecutivo Bce, ha detto che l’inflazione potrebbe risalire nel medio termine a causa delle spese governative e dell’impatto delle tensioni commerciali sulle filiere produttive.

Altri banchieri centrali hanno invece evidenziato i rischi al ribasso per il carovita, legati alla frenata economica, all’incertezza sui dazi, al probabile ingente afflusso di prodotti cinesi a basso costo, all’apprezzamento dell’euro e alla flessione dei prezzi dell’energia. Anche le pressioni inflazionistiche legate ai salari sono in calo.

La frenata dell’economia

Intanto gli ultimi indici Pmi (Purchasing Managers' Index), pubblicati nei giorni scorsi, hanno mostrato a maggio un rallentamento dell’attività economica nell’Eurozona soprattutto a causa della debolezza della domanda interna.

L’indice composito dell’Eurozona è sceso a 49,5, dal 50,4 di aprile, tornando così sotto la soglia di 50 che separa l’espansione dalla contrazione economica. Il calo è dovuto soprattutto alla flessione del settore dei servizi che negli ultimi mesi aveva resistito meglio rispetto alla manifattura. (riproduzione riservata)



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