Il taglio dei tassi Bce nella riunione di giovedì 5 giugno è ormai una certezza per mercati e analisti dopo gli ultimi dati sull’inflazione dell’Eurozona. Eurostat ha reso noto che il carovita è sceso a maggio all’1,9%, dal 2,2% di aprile.
Il valore è stato lievemente inferiore alle attese degli analisti (2%) ed è tornato così sotto l’obiettivo Bce del 2% (è la seconda volta che accade da metà 2021). Anche l’inflazione core, al netto di energia e cibo, è scesa in modo significativo (al 2,3%, dal 2,7% di aprile).
In netto calo anche la componente dei servizi, arrivata al 3,2% dal 4% del mese precedente (ad aprile il valore più alto era motivato anche dalle festività pasquali: nel 2024 erano state a marzo).
La Bce è pronta così a tagliare il 5 giugno i tassi al 2%, rispetto all’attuale 2,25% e al picco del 4% di un anno fa.
La banca centrale «rivedrà al ribasso le previsioni di crescita e inflazione per il 2025 e il 2026 e concluderà che è giustificato un allentamento», ha osservato Pictet. «Un punto fondamentale sarà rappresentato dagli scenari sui dazi dello staff».
Goldman Sachs prevede che le proiezioni di inflazione saranno ridotte all’1,7% per il 2026 e che questo sarà il segnale principale riguardo ai prossimi passi: la banca Usa si aspetta un altro taglio a luglio fino al livello terminale dell’1,75%.
I mercati monetari scontano la sforbiciata del 5 giugno quasi al 100% e prevedono un altro taglio quest’anno. Ma alcuni economisti ritengono che la Bce possa arrivare anche all’1,5%.
«Per i mercati l’inflazione sarà inferiore al 2% almeno per i prossimi due anni», ha rilevato Nomura. «I prossimi dati di inflazione, oltre all’impatto dei dazi Usa sulla crescita dell’area euro, costringeranno la Bce ad abbassare i tassi all’1,5% entro settembre 2025».
Gli analisti hanno opinioni diverse sulla mossa di luglio e cercheranno indicazioni il 5 giugno nelle parole della presidente Christine Lagarde. A causa dell’alta incertezza, tuttavia, la Bce manterrà con ogni probabilità un approccio «pragmatico e flessibile», come auspicato dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.
A luglio ci dovrebbe essere più chiarezza su dazi e spesa tedesca e saranno noti due nuovi indici Pmi e un altro dato di inflazione.
Nei giorni scorsi Isabel Schnabel, falco del comitato esecutivo Bce, ha detto che l’inflazione potrebbe risalire nel medio termine a causa delle spese governative e dell’impatto delle tensioni commerciali sulle filiere produttive.
Altri banchieri centrali hanno invece evidenziato i rischi al ribasso per il carovita, legati alla frenata economica, all’incertezza sui dazi, al probabile ingente afflusso di prodotti cinesi a basso costo, all’apprezzamento dell’euro e alla flessione dei prezzi dell’energia. Anche le pressioni inflazionistiche legate ai salari sono in calo.
Intanto gli ultimi indici Pmi (Purchasing Managers' Index), pubblicati nei giorni scorsi, hanno mostrato a maggio un rallentamento dell’attività economica nell’Eurozona soprattutto a causa della debolezza della domanda interna.
L’indice composito dell’Eurozona è sceso a 49,5, dal 50,4 di aprile, tornando così sotto la soglia di 50 che separa l’espansione dalla contrazione economica. Il calo è dovuto soprattutto alla flessione del settore dei servizi che negli ultimi mesi aveva resistito meglio rispetto alla manifattura. (riproduzione riservata)