L’inflazione nel Regno Unito è salita al livello più alto degli ultimi 18 mesi, trainata dall’aumento dei prezzi di alimentari e tariffe aeree e dei costi energetici. Un dato che mette pressione sulla Banca d’Inghilterra per riconsiderare il ritmo dei tagli ai tassi di interesse. I prezzi al consumo sono aumentati del 3,8% anno su anno a luglio, in rialzo rispetto al 3,6% di giugno e al ritmo più veloce da gennaio 2024.
Più in dettaglio, i prezzi di alimentari e bevande analcoliche, che influenzano le aspettative di inflazione più di altri beni di consumo, sono saliti del 4,9% su base annua, al ritmo più veloce da febbraio 2024. Invece, i prezzi delle tariffe aeree, in concomitanza con le vacanze estive, sono balzati del 30,2% tra giugno e luglio, contro il 13,3% del 2024. L’aumento dell’inflazione era stato previsto dalla BoE (la vedeva al 3,76%), ma ha superato il 3,7% atteso dagli economisti.
L’inflazione nei servizi, un altro indicatore attentamente monitorato, è cresciuta al 5%, sopra la previsione del 4,9% della banca centrale. «Noi ci aspettavamo una lettura invariata, mentre il consenso stimava solo un piccolo aumento di 0,1 punti percentuali al 4,8%. La BoE era più vicina, al 4,9%, ma anche in questo caso si è trattato di una sorpresa al rialzo», ha commentato George Buckley, economista di Nomura.
Dopo il dato, l’indice Ftse100 della Borsa di Londra si è portato sopra la parità a 9.215 punti (+0,29%), il rendimento del Gilt a 2 anni è sceso al 3,92% e quello del 10 anni al 4,69% e la sterlina ha recuperato le perdite, scambiando ora poco mossa a 1,35 dollari.
La lettura di luglio non contribuisce a chiarire il dibattito interno alla BoE sul percorso della politica monetaria, dopo la decisione molto combattuta di agosto quando i tassi sono stati tagliati di un quarto di punto al 4%, con il governatore, Andrew Bailey, che ha indicato una certa incertezza sulla prossima mossa. La banca centrale britannica ha previsto che l’inflazione toccherà un picco al 4% a settembre, il doppio del suo obiettivo al 2%, a causa dei costi degli alimentari, ma che successivamente tornerà a scendere.
I responsabili politici dovranno bilanciare il rischio di un’inflazione persistente, con i cittadini britannici, provati da tre anni di forti rincari, che chiedono aumenti dei salari, contro i timori di un rallentamento dell’economia e le stesse previsioni della BoE di un raffreddamento dell’inflazione. Comunque, avranno a disposizione altri due mesi di dati prima di decidere se proseguire a novembre con la traiettoria di un taglio del costo del denaro a trimestre.
Un’inflazione più alta mina la promessa del primo ministro, Keir Starmer, di migliorare il tenore di vita di chi lavora durante il primo mandato laburista. La ripresa dei redditi reali sta, infatti, svanendo, poiché la nuova fiammata inflazionistica si scontra con un raffreddamento del mercato del lavoro. I mercati monetari hanno mantenuto stabili le scommesse su ulteriori tagli dei tassi, vedendo circa il 40% di probabilità di un’altra riduzione entro la fine dell’anno. All’inizio del mese ci si attendeva un taglio pieno di un quarto di punto.
Gli esperti di Bloomberg Economics restano dell’idea che i tassi scenderanno di nuovo a novembre, pur riconoscendo che non è affatto scontato: «qualsiasi sorpresa al rialzo nei dati macro da qui ad allora, anche se modesta, potrebbe spostare l’ago della bilancia verso una pausa».
Per Daniela Sabin Hathorn, Senior Market Analyst di Capital.com, fattori stagionali hanno contribuito all’aumento del cpi, con una maggior domanda nel comparto viaggi e tempo libero. Tuttavia, «l’inflazione nei servizi rimane una componente particolarmente persistente e sticky delle pressioni inflazionistiche nel Regno Unito. Questo settore resta sotto stretta osservazione, poiché l’inflazione domestica non ha mostrato segnali di raffreddamento significativi nonostante una crescita economica più debole rispetto a regioni come gli Stati Uniti», ha avvertito Daniela Sabin Hathorn secondo la quale la lettura odierna può complicare ulteriormente lo scenario. «È vero, infatti, che i dati sul pil pubblicati la scorsa settimana sono risultati superiori alle attese, alleviando in parte i timori di stagflazione, ma il sentiment sull’economia britannica resta fragile in una fase in cui i tassi restano su livelli restrittivi e l’inflazione si dimostra ostica da domare».
Per quanto riguarda la sterlina, il dato sull’inflazione fornisce un supporto di breve periodo, rafforzando il positive carry trade della valuta britannica rispetto alle altre principali valute nel caso in cui i tassi restino elevati. Tuttavia, «il sentiment dipenderà dall’evoluzione dello scenario economico del Regno Unito e un’inflazione persistentemente elevata rischia di rappresentare un ostacolo se la crescita non dovesse tenere il passo. Con il dollaro che sta recuperando terreno, la coppia potrebbe continuare a muoversi al ribasso nel breve termine, con la resistenza a 1,36 che rimane un livello chiave ancora intatto», ha indicato Sabin Hathorn.
A detta di Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, le pressioni persistenti sui prezzi sconsigliano tagli prematuri dei tassi, mentre l’indebolimento della crescita e dell’occupazione invita alla prudenza. «I mercati continuano ad anticipare tagli dei tassi entro la fine dell’anno, ma i dati di luglio evidenziano la sfida principale: bilanciare il controllo dell’inflazione con il crescente peso della politica monetaria restrittiva sull’economia», ha precisato Flax.
Per il momento, ha aggiunto Buckley di Nomura, i mercati prezzano solo una probabilità su tre di un taglio dei tassi a novembre e tra uno e due ulteriori tagli entro l’estate prossima. «Continuiamo ad attenderci due ulteriori tagli da parte della BoE: uno a novembre di quest’anno e l’ultimo a febbraio del 2026, per un tasso terminale al 3,50%. Detto ciò», ha concluso Buckley, «avremo ancora due rilevazioni sull’inflazione (agosto e settembre) prima della riunione della banca centrale a novembre, quando ci aspettiamo il prossimo taglio». (riproduzione riservata)