L’inflazione nell’Eurozona a marzo è calata in linea con le attese al 2,2%, dal 2,3% di febbraio e dal 2,5% di gennaio. Il dato core al netto di energia e cibo è sceso al 2,4%, più del 2,5% atteso, dal 2,6% di febbraio, raggiungendo così il livello più basso da fine 2021.
Giù anche il valore nei servizi, quello finora più persistente, calato al 3,4% dal 3,7%. Il dato ha beneficiato anche delle festività pasquali che quest’anno sono ad aprile. Inoltre il carovita nell’energia è passato dal +0,2% di febbraio al -0,7% di marzo.
Il calo dell’inflazione verso l’obiettivo del 2%, anche nelle componenti core e nei servizi, è una buona notizia per la Bce.
Il taglio dei tassi nella prossima riunione del 17 aprile non è certo, ma i mercati monetari scontano la riduzione al 75%.
Gli operatori vedono in totale altre due sforbiciate quest’anno, con una probabilità del 45% di una terza riduzione.
Le decisioni della Bce nei prossimi mesi saranno influenzate dalle novità in arrivo sui dazi da parte dell’amministrazione Trump (che ridurranno la crescita nell’Eurozona) e saranno legate anche a eventuali controdazi dell’Ue (che potrebbero far salire l’inflazione nell’area).
Secondo Capital Economics «il calo dell’inflazione nei servizi, unito alla continua debolezza delle ultime indagini sull’attività economica, sarà sufficiente a spingere la Bce a tagliare di nuovo i tassi dello 0,25% questo mese».
Anche per Citi, Goldman Sachs, Hsbc e Oxford Economics la banca centrale ridurrà i tassi ad aprile. Citi ha confermato l’attesa di un tasso terminale all’1,5% a fine anno, quindi con quattro tagli rispetto all’attuale 2,5%. Secondo Goldman Sachs Francoforte si fermerà a luglio all’1,75%.
Sullo scenario economico il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta ha osservato ieri che «l’incertezza a livello globale resta elevata, alimentata dalle persistenti tensioni geopolitiche e commerciali» e che «l’economia europea, già segnata dalla stagnazione del settore manifatturiero, risente in modo particolare di queste dinamiche a causa della forte esposizione al commercio estero».
Guardando al futuro, secondo Panetta «la lotta all’inflazione non può ancora dirsi conclusa». In particolare per il governatore le decisioni di politica monetaria dovranno bilanciare «due fattori».
Da un lato, ha osservato, «la debolezza dell’economia europea e le tensioni geopolitiche stanno frenando consumi e investimenti, contribuendo a contenere l’inflazione».
Dall’altro lato, «l’aumento dell’incertezza – dovuto soprattutto agli annunci, talora contraddittori, sulle politiche commerciali degli Stati Uniti – impone cautela nel percorso di diminuzione dei tassi».
Panetta e il governatore francese François Villeroy de Galhau hanno detto che Francoforte ha spazio per ulteriori tagli dei tassi, anche se restano da definire ritmo, tempistiche e portata delle riduzioni.
Nei giorni scorsi il membro del comitato esecutivo Bce Piero Cipollone ha osservato che sono aumentate le ragioni per tagliare i tassi a causa del calo dei prezzi dell’energia, dell’apprezzamento dell’euro, dell’aumento dei tassi di mercato e dei rischi legati ai dazi Usa.
La presidente Bce Christine Lagarde ha osservato nei giorni scorsi che «dazi Usa del 25% sulle importazioni dall’Europa ridurrebbero la crescita dell’area euro di circa lo 0,3% nel primo anno», mentre i controdazi Ue aumenterebbero l’impatto allo 0,5%.
«L’effetto maggiore sulla crescita si concentrerebbe nel primo anno per poi ridursi nel tempo, lasciando tuttavia un impatto negativo persistente sul livello della produzione», ha osservato Lagarde.
In un simile scenario le prospettive di inflazione diventerebbero «significativamente più incerte» secondo la presidente Bce. Nel breve termine «le misure di ritorsione dell’Ue e l’indebolimento dell’euro, dovuto alla minore domanda di prodotti europei da parte degli Stati Uniti, potrebbero far salire l’inflazione di circa lo 0,5%».
L’effetto, ha precisato Lagarde, si attenuerebbe nel medio termine a causa del calo dell’attività economica che ridurrebbe le pressioni inflazionistiche.
Riguardo ai dati del carovita a marzo nei maggiori Paesi europei, l’inflazione è scesa in Germania (da 2,6% a 2,3%) e Spagna (da 2,9% a 2,2%), è rimasta stabile in Francia (0,9%) ed è salita in Italia (da 1,7% a 2,1%).
Oggi intanto Lagarde, in un intervento sugli effetti dell’intelligenza artificiale, ha rilevato che i rischi di sottovalutare il potenziale dell’AI e di rimanere indietro sono «semplicemente troppo grandi per essere ignorati». La presidente Bce ha aggiunto che «nel nuovo contesto geopolitico non possiamo più essere sicuri di avere un accesso senza attriti alle nuove tecnologie sviluppate all’estero». Secondo una ricerca della Bce, ha detto, «tra il 23% e il 29% dei lavoratori in Europa è altamente esposto al rischio AI. Questo non preannuncia necessariamente un’apocalisse del lavoro». (riproduzione riservata)