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L'inflazione affossa i mercati ma l'Europa potrebbe presto beneficiarne
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L'inflazione affossa i mercati ma l'Europa potrebbe presto beneficiarne

di Marco Vignali
13 maggio 2021, 12:45

I dati sui prezzi al consumo di aprile in usa hanno affossato Wall Street, ma la storia insegna che un'inflazione bassa in aumento favorisce le azioni. Le motivazioni dei ribassi sono da cercare altrove, tra valutazioni tirate, premio al rischio nullo e tassi in aumento. La preponderanza di titoli ciclici e value favorirà l'Europa

All'indomani della pubblicazione dei dati relativi all’inflazione Usa del mese di aprile, ampiamente sopra il consenso, gli investitori hanno già potuto tastare quello che un rialzo nella componente dei prezzi potrebbe comportare sul mercato azionario. Nella giornata di ieri, infatti, il Nasdaq ha ceduto oltre il 2,6%, con anche S&P 500 e Dow Jones in ribasso di circa due punti percentuali. Stamani l’azionario europeo scambia in forte calo, e i futures di Wall Street non sembrano lasciar intravedere la possibilità di un rimbalzo nemmeno nella seduta odierna.

"Storicamente, l'impatto delle variazioni dell'inflazione sulle valutazioni dei mercati azionari è cambiato”, evidenzia James Athey, Investment Director di Aberdeen Standard Investments. “Tendenzialmente”, prosegue l’analista, “anche se non sempre, le valutazioni salgono quando l'inflazione è bassa ma in aumento. Se l'inflazione è alta e in aumento o bassa e in calo, questo tende a essere negativo per il mercato azionario”. Secondo questo paradigma, tuttavia, i recenti cali del mercato azionario attribuiti alle aspettative di un'inflazione più alta non corrispondono alle osservazioni storiche.

“Ciò che stiamo probabilmente osservando”, prosegue Athey, “è l'impatto indiretto di una maggior inflazione dovuta a rendimenti obbligazionari più elevati su segmenti molto costosi del mercato azionario”. Il settore tecnologico è il posto più ovvio dove guardare. “I titoli tecnologici sono incredibilmente costosi e anche molto sensibili ai cambiamenti dei rendimenti obbligazionari attraverso il ruolo che i rendimenti giocano come fattore di sconto nel calcolo del valore attuale dei guadagni futuri. I titoli tecnologici hanno, in effetti, agito come proxy obbligazionari, ovvero come titoli che salgono e scendono con i rendimenti obbligazionari a causa della percezione che la crescita dei guadagni non è altamente ciclica e in effetti può migliorare se l'attività economica è frenata a causa delle politiche di lockdown dei governi”, evidenzia Athey, secondo cui, essendo i titoli tecnologici negli Stati Uniti sono così dominanti in termini di capitalizzazione di mercato e di guadagni, quando presentano performance negative ciò rappresenta un significativo vento contrario per il mercato più ampio. Tuttavia, in Europa, dove ci sono pochissimi titoli tecnologici significativi, c'è una preponderanza di società di valore e cicliche che di norma potrebbero beneficiare di un ambiente di crescita e inflazione in aumento.

Sembra, quindi, probabile che, a parte l'impatto della correlazione tra i mercati, “la principale giustificazione per la recente debolezza derivi dal fatto che gli investitori stanno anticipando una politica monetaria meno favorevole nel prossimo futuro come risultato della riapertura economica in corso”, evidenzia Athey. In definitiva, secondo l’analista, la realtà è che i mercati azionari di tutto il mondo si sono rivalutati considerevolmente negli ultimi 12 mesi e, così facendo, stanno prezzando una quantità enorme di buone notizie con pochissimo premio al rischio rimasto sul tavolo, nonostante il persistere di un'incredibile incertezza macroeconomica. “Per questo motivo, non dovremmo essere sorpresi di vedere futuri episodi di debolezza degli asset di rischio come risultato inevitabile di livelli quasi euforici di fiducia degli investitori in netto contrasto con le prospettive a medio termine delle economie e delle posizioni politiche”, conclude Athey. (riproduzione riservata)



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