Aggiungi Milano Finanza alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenuti
Dopo anni di pessimismo diffuso, transazioni al palo, prezzi in declino, la buona notizia per il mattone tricolore è che non solo c'è un po' di ripresa, ma che nel 2013 siamo cresciuti più di (quasi) tutti gli altri. La crisi degli investimenti registrata negli ultimi anni ha segnato la parola fine nel 2013 con i flussi di capitali che hanno fatto ritorno con decisione sul settore del real estate. Specie appunto quello italiano dove il valore delle transazioni ha registrato un'impennata del 188% rispetto ai 12 mesi precedenti. La fotografia scattata da Bnp Paribas Real Estate ha messo in luce la performance straordinaria della Penisola su scala europea. Se è vero, infatti, che il volume degli immobili acquistati o venduti in Germania o nel Regno Unito non è nemmeno paragonabile con quello tricolore in termini di valore complessivo, è altrettanto vero che la ripresa della piazza finanziaria di Milano ha fatto segnare un exploit in termini percentuali ancora sconosciuto alle sorelle maggiori dell'Unione europea come Parigi, Londra o Berlino. I numeri parlano chiaro. Su un totale di 56 miliardi di euro di immobili transati nel 2013 su scala europea (+25% rispetto a un anno prima), la parte del leone l'ha fatta la piazza londinese grazie a oltre 26 miliardi di euro di operazioni immobiliari portate a conclusione (+43% sul 2012). Seguono Parigi con 12 miliardi e 300 milioni di transazioni, stabile nel confronto a un anno, Monaco con 4,7 miliardi (+31%), Francoforte con 3,9 miliardi (+21%) e Berlino, in flessione del 7% lo scorso anno a 3,6 miliardi di euro. E cosa dire di Milano? Dopo il flop del 2012, il popolo degli investitori, soprattutto internazionali, è tornato a scommettere sul capoluogo lombardo grazie agli ottimi affari disponibili sul mercato dopo la correzione dei prezzi lungamente attesa e finalmente arrivata. «Un investitore straniero che possiede un immobile in Italia nell'ambito di un portafoglio pan-europeo è più disponibile ad accettare uno sconto sul prezzo d'acquisto», ha spiegato Simone Roberti, responsabile dell'ufficio studi italiano di Bnp Paribas Real Estate. «Al contrario, un operatore italiano che ha investito principalmente in Italia non si può permettere di iscrivere a bilancio una perdita che non potrebbe essere compensata con un investimento in un altro Paese». E così, la progressiva discesa dei prezzi ha consentito l'incontro tra domanda e offerta innescando il volàno di investimenti che ha rilanciato il mercato meneghino. «Dopo la battuta d'arresto del terzo trimestre, il mercato di Milano ha fatto registrare un buon andamento nel quarto trimestre portando il volume degli investimenti a 1,35 miliardi di euro, rispetto ai 469 milioni registrati alla fine del 2012», ha continuato Roberti, secondo cui gli investitori cercano oggi prodotti core, come uffici affittati a solidi locatari e localizzati in zone strategiche della città. «Nel quarto trimestre dell'anno scorso a Milano abbiamo registrato la vendita di due immobili vuoti a uso uffici che dovranno essere ristrutturati e affittati. Queste due transazioni, sono un classico esempio di come gli investitori si stiano sempre più orientando verso prodotti value-added ritenendo che il mercato cittadino abbia ormai raggiunto il punto più basso del ciclo immobiliare», ha continuato l'esperto. Dei 525 milioni di euro investiti a Milano tra ottobre e dicembre scorsi, infatti, soltanto 67 milioni hanno riguardato prodotti retail a dimostrazione del fatto che gli investitori continuano a prediligere il prodotto uffici. Non c'è quindi da stupirsi se, in un Paese caratterizzato da una crescita del Pil a ridosso dello zero e dalla contrazione dei consumi delle famiglie, tornati sui livelli del 2007, l'unico comparto retail a tirare il fiato sia stato quello degli immobili posizionati nel Quadrilatero della moda. «Le due maggiori transazioni registrate a fine anno nel comparto retail sono state realizzate nel settore high street: in via Montenapoleone e in via Pontaccio da parte rispettivamente di Swatch e Kiton», ha concluso Roberti. (riproduzione riservata)