L’hotel di Venezia dove l’arte incontra il lusso. E il giardino segreto lontano dai turisti...
Tra comfort, mosaici contemporanei, Spritz autentici e angoli nascosti di Dorsoduro e della Giudecca, un soggiorno all’Avani Rio Novo diventa il punto di partenza per scoprire una Venezia diversa e sorprendente
All’Avani Rio Novo Venice Hotel, nel vivace quartiere di Dorsoduro, convivono comfort e lusso, arte e simpatia, passeggiate e jogging al mattino presto, un mix ideale per viaggiatori dinamici e curiosi.

Fin dal primo approccio s’intuisce che l’Avani Rio Novo, quattro stelle, è un hotel speciale, tanto che per un attimo sembra di essere tornati indietro nel tempo. Non capita spesso che alla stazione Venezia Santa Lucia, si trovi ad aspettarci un sorridente portabagagli inviato dall’albergo per prendersi cura delle valigie e accompagnare i clienti a destinazione, evitando così la coda al botteghino per il vaporetto e la relativa folla.
«Il mezzo più semplice e piacevole per raggiungere da qui l’Avani Rio Novo Venice Hotel», spiega il portabagagli, «è andarci a piedi». In effetti, basta superare il ponte di Calatrava e in pochi minuti ci si trova di fronte all’imponente facciata in vetro dell’albergo e al suo piacevole giardino, dedicato al riposo e agli allegri Spritz veneziani, quelli veri con Select, bitter e oliva, creati dal barman e accompagnati dai cicchetti locali.

All’interno camere e suite perfette, dotate del tappetino per lo yoga, eleganti aree comuni, una mini-biblioteca colma di riviste e libri a tema e il ristorante 8 Millimetri Cicchetti con diverse proposte, comprese piramidi di freschissimi gamberi rossi per le occasioni speciali.
Ovunque, dalla sala ristorante ai corridoi, spiccano sulle pareti fotografie e opere d’arte. «L’arte», spiega il direttore Stefano Botteon, «è un linguaggio universale, che unisce il mondo e a Venezia è di casa, come del resto il cinema».

Seguendo quest’assioma, l’albergo, in partnership con la Galleria Cris Contini Contemporary (con sede a Londra e a Roma) presenta, fino al 26 ottobre, la mostra dell’artista veneziano Emanuele Sari Cinema Reloaded Mosaic Visions, aperta a tutti. Protagonista è il mosaico, un tempo riservato al Sacro, oggi reinterpretato da Sari in chiave contemporanea.
«Ho capito che attraverso il mosaico potevo raccontare qualcosa di mio», spiega Emanuele Sari, classe 1976, artista oggi universalmente conosciuto. Oltre al vetro, di cui è un profondo conoscitore, l’artista utilizza marmi, resine, pietre, smalti veneziani e foglia d’oro della storica fornace Orsoni. Oggi, invece di usare le tessere già pronte sul mercato, Emanuele modella da solo i componenti, dando una nuova vivacità alle sue figure. «Un lungo lavoro», precisa, «ma di grande soddisfazione».

In mostra scorrono ritratti straordinari, da quello in bianco e nero di Monica Bellucci con sigaretta in bocca, attorniata da signori in gara per arrivare primo all’accensione, a Frida Kalo, l’icona pensosa, in cerca di equilibrio tra i fiori campestri, che ne adornano i capelli corvini e i preziosi orecchini dalle pietre luccicanti.

Emanuele Sari ama utilizzare il mosaico anche in maniera ironica, come per Bananas are serious Business, 2025. «Una presa in giro», precisa, «di chi ha comprato il pezzo per introdursi in un certo ambiente».
La vita fuori dall’Avani Hotel
Ci si trova nel sestiere di Dorsoduro, nella parte non ancora inflazionata dai turisti, dove scorre in silenzio la vita di tutti i giorni: stradine lungo i canali, come rio dei Tintori, ponticelli, bar con tramezzini e semplici locali, frequentati dagli studenti della vicina università. In pochi minuti a piedi si entra nel grandioso Campo Santa Margherita, uno dei più caratteristici di Venezia e da qui si prosegue per l’Accademia, un must indiscusso, con capolavori assoluti dell’arte veneta, come Giorgione, Tiziano e Vittore Carpaccio.

In occasione della Biennale 2026, le Gallerie dell’Accademia hanno aperto per la prima volta le porte a un’artista donna. Si tratta di Marina Abramovic, la pioneria dell’arte performativa, la prima a infrangere i cosidetti tabù, un’artista e una persona straordinaria. In questo caso con Transforming Energy (sopra), aperta fino al 19 ottobre, l’artista ci parla di resistenza e vulnerabilità, con focus sui cristalli e la loro potenziale trasmissione di energia.

Dall’Accademia in pochi minuti eccoci alle Zattere. È arrivato il momento di prendere il vaporetto per attraversare la laguna e sbarcare alla Giudecca, fermata Palanca. Un’isola felice con un giardino nascosto, L’Orto Giardino del Redentore, oggi aperto al pubblico e non ancora preda del turismo. Ristrutturato da poco, nel rispetto della sacralità del luogo e la bellezza della semplicità, il complesso offre 2mila mq di verde con frutteto, uliveto, orto, cappelle di meditazione, serra e apiario. Con un atout celestiale: un ristorantino, l’Illy Caffè, da non perdere, a pochi passi dalla Laguna. (Riproduzione riservata)
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