Un rapporto speciale quello di Papa Francesco con la popolazione carceraria tanto che proprio a loro ha deciso di donare gli ultimi suoi averi, circa 200mila euro dal suo conto personale. A rendere noto l’episodio, intervistato da La Repubblica, è stato monsignor Benoni Ambarus, vescovo ausiliare di Roma e responsabile della carità e della pastorale carceraria a Roma, che Bergoglio aveva voluto accanto a sé per l’apertura della Porta Santa della chiesa del Padre Nostro nel carcere di Rebibbia.
«Ha donato 200mila euro per il pastificio del carcere minorile di Casal del Marmo», ha spiegato. «Gli avevo detto che abbiamo un grosso mutuo per questo pastificio e se riusciamo ad abbatterlo abbassiamo il prezzo della pasta, ne vendiamo di più e assumiamo altri ragazzi. Lui mi ha risposto, 'ho finito quasi tutti soldi ma ho qualcosa ancora sul mio conto'. E mi ha dato 200mila euro», ha raccontato il monsignore.
Proprio nella casa circondariale di Rebibbia, Francesco ha voluto aprire la seconda Porta Santa del Giubileo, il 26 dicembre scorso. Un gesto senza precedenti nella storia della Chiesa. L’ultima uscita pubblica di Papa Francesco è stata, simbolicamente, al carcere romano di Regina Coeli. Era il Giovedì Santo, pochi giorni prima della sua morte, e il Pontefice – impossibilitato a compiere il tradizionale rito della lavanda dei piedi – aveva detto ai detenuti: «Quest’anno non posso farlo, ma posso essere lo stesso vicino a voi». Una vicinanza che non è mai stata solo simbolica vista la donazione di circa 200mila euro, forse anche di più viste altre donazioni nel corso degli anni passati, per progetti di inclusione e recupero sociale nei complessi di detenzione di Rebibbia (maschile, femminile e minorile) e a Casal del Marmo. (riproduzione riservata)