L’economia cinese vacilla e con lei anche le speranze per una robusta crescita globale. Il prodotto interno lordo è cresciuto del 6,3% nel secondo trimestre del 2023 rispetto all’anno precedente, secondo i dati pubblicati dal National Bureau of Statistics lunedì, un dato più debole della previsione mediana del 7,1% degli economisti. Gli indicatori mensili di giugno hanno mostrato un quadro contrastante, con un notevole calo delle vendite al dettaglio e un indebolimento del mercato immobiliare, mentre la produzione industriale è migliorata.
I nuovi dati sul prodotto interno lordo per il secondo trimestre hanno sottolineato ciò che è evidente da settimane: la ripresa della Cina dopo aver abbandonato le sue ampie misure zero Covid sarà più difficile da raggiungere di quanto Pechino e molti economisti avessero sperato.
A lasciar perplessi gli esperti è soprattutto il confronto di quest’anno con lo stesso trimestre dell’anno scorso, che ha mostrato che l’economia si è espansa del 6,3%. Questo, però, riflette un miglioramento dopo un forte rallentamento nel secondo trimestre del 2022, un periodo in cui la più grande città della Cina, Shanghai, era in un lockdown di due mesi. Gli esperti si concentrano, invece, sulla misura che confronta il secondo trimestre del 2023 con i tre mesi precedenti quando la politica zero Covid era già alle spalle. Questa è stata solo dello 0,8% superiore nel secondo trimestre rispetto al primo trimestre. Se proiettato per un intero anno, gli esperti spiegano che si tratta di un tasso di crescita di poco più del 3% all’anno, in calo rispetto a circa il 9% del primo trimestre.
A preoccupare sono anche i dati sulle esportazioni che sono crollate, in particolare a giugno dell’8,3% rispetto all’anno precedente. Le vendite al dettaglio sono aumentate del 3,1% a giugno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e in calo rispetto alla crescita del 12,7% di maggio. La disoccupazione (età compresa tra 16 e 24 anni) ha raggiunto un nuovo massimo del 21,3% nel secondo trimestre, mentre la disoccupazione urbana complessiva è rimasta stabile al 5,2% a giugno.
Guardando al settore immobiliare, i prezzi delle case sono scesi nelle città più piccole e questo declino si è diffuso nelle grandi città a giugno. È stato un ulteriore colpo per lo sviluppo immobiliare e le industrie delle costruzioni del paese, che costituiscono almeno un quarto dell’economia e sono già state scosse da decine di default su obbligazioni emesse al di fuori della Cina.
I dati pubblicati sabato dall’Ufficio Nazionale di Statistica hanno mostrato che l’indice dei prezzi delle case di 70 città è sceso a un tasso annuo del 2,2% a giugno, dopo essersi eroso a un tasso annuo di solo lo 0,2% a maggio. Gli investimenti sono deboli, con le società straniere in particolare che mostrano poca propensione a mettere più soldi in Cina.
Pechino ha fissato un obiettivo di crescita moderata del pil di circa il 5% per quest’anno, ma come è palese dai dati macroeconomici sta affrontando una raffica di sfide economiche, tra cui anche l’incombente prospettiva di deflazione. In questo quadro c’è anche da considerare l’enorme accumulo di debito, in particolare a livello di governi locali.
La People’s Bank of China ha tagliato il suo tasso ufficiale a giugno, ma anche le scommesse su ulteriori tagli dei tassi d’interesse nel Paese sono state intaccate, dato che lunedì la Banca ha mantenuto fermi i tassi di prestito a medio termine. La mossa indica che la PBoC manterrà stabile anche il suo tasso di riferimento per i prestiti nel corso della settimana.
Il portavoce dell’Ufficio nazionale di statistica, Fu Linghui, ha osservato che la Cina deve affrontare un complesso ambiente geopolitico ed economico internazionale, ma nonostante questo ritiene che la Cina può ancora raggiungere il suo obiettivo di crescita per l’intero anno. Dopo gli ultimi dati, però, gli economisti restano più scettici sull’obiettivo del Dragone. (riproduzione riservata)