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L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

Due mostre da non perdere nel cuore della Ville Lumière dedicate all’arte non convenzionale per eccellenza, spontanea e libera dai canoni estetici e accademici

di Silvana Rizzi
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Una rivincita nei confronti dei Musées Nationaux che negli anni 70 rifiutarono la donazione di Jean Dubuffet (1901-1985), il padre dell’Art Brut, l’arte non convenzionale per eccellenza, spontanea e libera dai canoni estetici e accademici, a volte legata a problemi psichici. Oggi, nel cuore di Parigi, brillano due mostre da non perdere, entrambe aperte fino al 21 settembre e ambientate in sedi prestigiose: Vulnérables, nella cappella Saint-Louis dell’ospedale della Pitié-Salpêtrière e Art Brut, dans l’intimité d’une collection, al Grand Palais.

L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

Con Vulnérables, per la prima volta, una mostra outsider, all’incrocio tra arte e fragilità umana, nasce nel luogo che più le corrisponde: la suggestiva Cappella Saint-Louis della Pitié-Salpêtrière (sopra), fondata da Luigi XIV nel 1669, dove Charcot, il maestro di Freud, lavorò una vita intera. Artefice e curatore della mostra, lui stesso artista affermato, nonché sostenitore della funzione odierna di ponte tra sanità e cultura della Cappella Saint-Louis, è David Cohen (qui sotto), 61 anni, primario di psichiatria per l’infanzia e l’adolescenza all’ospedale della Pitié-Salpêtrière e professore alla Sorbonne. «Dipingo dall’età di tre anni»,racconta, «e nella pittura mi ci sono buttato a capofitto a sei quando ho perso il papà. In effetti è ingiusto restare senza padre a sei anni».

L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

L’arte come risposta al male di vivere

Se il titolo Vulnérables mette in risalto la fragilità intrinseca nell’essere umano, le opere in mostra, tra cui alcuni top dell’Art Brut e artisti meno noti, raccontano follie e sogni, ma, soprattutto, come attraverso l’arte hanno ritrovato lo slancio vitale e la felicità di credere in se stessi.

Nelle quattro navate della cappella, ogni artista è una sorpresa, tanto che viene voglia di scoprirne la storia. Tomasz Machcinski (1942-2022), per fare qualche esempio, nato a Gorki in Polonia, con una storia incredibile alle spalle, è tra i primi a scattare selfies che reinventano la sua identità.

L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

Scoperto in ritardo, le fotografie dei suoi 20mila autoritratti fanno oggi il giro del mondo con mostre di successo, tra cui quella monografica del 2024 nella Galleria parigina di Christian Berst. Diversissimo è André Robillard (1931), l’adolescente inquieto, che comincia a 30 anni a creare fucili con materiali raccogliticci e oggi conta parecchie opere nelle collezioni del Centre Pompidou (sopra). Geniale l’installazione Insoumissions, nata dalla collaborazione tra Camille Courier e Francine Vaillant, entrambe artiste e ricercatrici.

Un’altra navata è dedicata alle illusionistiche teste di David Cohen, realizzate in acciaio, ceramica e cuoio. Lo psichiatra si mette in gioco, quasi a esorcizzare il suo lavoro quotidiano. Le teste di David Cohen ci ipnotizzano. Che cosa vedono? Che cosa dicono? Forse cercano di esprimere cose che non possono essere dette. Forse vanno al di là, vedono l’invisibile, che a noi sfugge, il nascosto, la morte, «un mondo sottosopra che non smette mai di camminare sulle nostre teste». E i colori smaglianti? «Un tocco di poesia, una canzone che collega gli uomini», dice l’artista-psichiatra, un binomio in perfetta sintonia.

Al Grand Palais va in scena Art Brut, dans l’intimité d’une collection

L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

Il Grand Palais presenta 300 opere tra le più belle della collezione Bruno Decharme, donata nel 2021 al Centre Pompidou dal grande pioniere dell’Art Brut e dalla moglie Barbara Safarova. Il focus della mostra di oggi è sul Giappone, Cuba e il Brasile. Se gli studi di filosofia hanno portato il regista di documentari Bruno Decharme ad appassionarsi al diverso, è la visita alla donazione Jean Dubuffet a Losanna a farlo innamorare dell’Art Brut, quando era ancora uno studente. A colpirlo fin dal primo momento è stata l’emozione che le tele gli trasmettevano. Di fronte a lui c’erano artisti, pronti a sfidare il conformismo in nome del cuore, spesso in preda a problemi psichici e connessi al mondo solo attraverso l’arte. «Tutto il mio tempo libero l’ho dedicato alla ricerca di personaggi, che hanno creato in condizioni estreme, opere incredibili», racconta.

Da non perdere, l’asta con le opere della collezione Antoine de Galbert e Halle Saint Pierre

L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

In concomitanza con queste esposizioni, il 24 settembre entra in scena la Casa d’Aste Piasa (ore 19-Faubourg St-Honoré 118) con 200 opere della collezione di Antoine de Galbert, collezionista e mecenate, conosciuto per la Fondazione omonima, nata per promuovere differenti settori dell’arte. «Adoro la magia, l’inspiegabile, il bizzarro, l’arte che sfugge a qualunque controllo, come avviene nell’Art Brut, regno dell’inconscio», sottolinea de Galbert in un’ intervista del 2022.

L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

A Montmartre, ai piedi della basilica del Sacré-Coeur, Halle Saint Pierre, un affascinante spazio liberty, sostenuto dalla città di Parigi, porta in scena dal 12 settembre al 31 luglio 2026, L’étoffe des rêves, una rilettura dell’arte tessile dell’Art Brut e del Surrealismo. Il filo con suoi racconti, diventa un mezzo di resilienza, emozione e condivisione.

Che cosa fare a Parigi con poco tempo a disposizione

Per arrivarci e trovarsi nel cuore della città, è in funzione da qualche mese TGV INOUI da Milano (7 ore), e da Torino (5 ore e mezzo), che porta alla Gare de Lyon. Per alloggiare un buon suggerimento è scegliere la rue de Passy, nell’elegante XVI arrondissement, una zona residenziale di Parigi, dove si respira eleganza, verde e cultura.

L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

Offre, tra l’altro, l’impareggiabile atout di poter raggiungere a piedi in pochi minuti il Trocadéro, dove immancabile è la visita al Musée National de La Marine (sopra): siamo in uno dei musei più belli al mondo per quanto riguarda la navigazione con migliaia di opere d’arte legate al mare.

Piacevolissimo è percorrere la rue de Passy, animata da negozi, ristorantini speciali, come Breizh Café per il lunch, specializzato in Galettes, oppure La Favorite, ideale per la prima colazione, dove lo zucchero è sempre in zolletta e tra le proposte c’è la baguette spalmata di burro. Da qui, attraversando il parco, si raggiunge il Musée Marmottan, il regno di Monet. Mentre con un paio di fermate di metro si arriva al Bois de Boulogne, sede della Fondazione Louis Vuitton.

L’Art Brut protagonista a Parigi. Da scoprire in un long weekend

Per terminare in gloria le visite culturali, l’ideale è una serata allo storico ristorante Le Recamier (4, rue Juliette Récamier), a Saint-Germain-des-Prés, ancora oggi frequentato da intellettuali e politici, con una specialità insolita (oltre foie gras e bollicine): i Soufflé in ogni declinazione. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 28/08/2025 13:02
Ultimo aggiornamento: 28/08/2025 13:02
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