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L’accordo sulla Brexit favorirà sterlina e azioni Uk, ma solo nel breve periodo
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L’accordo sulla Brexit favorirà sterlina e azioni Uk, ma solo nel breve periodo

di Marco Vignali
02 febbraio 2021, 15:30

Secondo Capital Group, l'accordo sarà positivo per i titoli azionari britannici in sterlina e a esposizione nazionale, esercitando una pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari. Nel lungo periodo, tuttavia, la crescita economica più lenta peserà sul Regno Unito. Ing vede il cross euro-sterlina a 0,85 entro fine 2021

Quattro anni e mezzo dopo che gli elettori britannici, con una maggioranza poco più che risicata, hanno optato per l'uscita dall'Unione europea, le due parti hanno finalmente raggiunto un accordo nel mese di dicembre. Uno degli effetti più immediati del nuovo deal sarà l'avvento di un insolito attrito commerciale, a causa dell'introduzione dei controlli alle frontiere e delle dichiarazioni doganali iniziati il primo gennaio. Questi ostacoli, secondo Robert Lind, economista di Capital Group, costeranno alle aziende britanniche circa 7 miliardi di sterline all'anno. Nel breve termine, infatti, Lind sottolinea come il Regno Unito potrebbe trovarsi in difficoltà per evitare ingorghi e rallentamenti in corrispondenza dei principali valichi di frontiera, mentre molte aziende sono impreparate all'aumento della burocrazia.

“Questi attriti potrebbero fare contrarre gli scambi tra Regno Unito e Ue di circa un terzo e ridurre il prodotto interno lordo del Regno Unito di circa il 5-7% nell'arco di 10-15 anni rispetto alle cifre previste se il paese fosse rimasto nell'Unione europea”, argomenta l’analista, evidenziando come anche la stessa Unione dovrà anche affrontare una crisi economica, soprattutto nei Paesi che hanno profondi legami commerciali con il Regno Unito.

Secondo Lind, l'accordo di libero scambio è uno dei più estesi che l'Unione abbia mai firmato con un importante partner commerciale. Tuttavia, sarà il Regno Unito a dover far fronte a una regolamentazione significativamente più elevata. “L'allontanamento dall’Unione potrebbe portare a una ristrutturazione e a un ribilanciamento a lungo termine dell'economia, con una minore dipendenza dal settore finanziario, dall'edilizia abitativa e dalla spesa al consumo”, evidenzia l’analista, secondo cui il governo è ansioso di iniziare il suo programma di "livellamento" sviluppando il distretto industriale nel Nord del paese. Questo, insieme a nuovi investimenti in tecnologia, ricerca farmaceutica e risanamento ambientale, potrebbe contribuire a controbilanciare l'impatto della Brexit.

Per Lind, l'accordo dovrebbe essere positivo a breve termine per i titoli azionari britannici in sterlina e a esposizione nazionale, esercitando al contempo una pressione al rialzo sui rendimenti obbligazionari. Nel lungo periodo, tuttavia, “è probabile che la crescita economica più lenta e un eventuale ribilanciamento peseranno sull'azionario del Regno Unito. Sebbene molte tra le maggiori società per azioni con sede nel Regno Unito siano multinazionali con una limitata esposizione all'economia nazionale, è probabile che le aziende che traggono una quota maggiore delle loro entrate nel Regno Unito, come distributori, banche, costruttori di case e società di pubblica utenza, e quelle con significativi mercati di esportazione nell'Ue, saranno maggiormente esposte”.

A livello settoriale, l'agricoltura e il settore automobilistico sarebbero stati tra i più vulnerabili in uno scenario di Brexit senza accordo. Circa tre quarti delle importazioni agricole del Regno Unito provengono dall'Ue, e di conseguenza i nuovi dazi avrebbero esercitato un notevole shock sui prezzi dei generi alimentari del Regno Unito, circostanza che il governo voleva scongiurare, considerando le difficoltà economiche già causate dalla pandemia del coronavirus.  Nel comparto auto, invece, il Regno Unito è un importante centro di assemblaggio per aziende del calibro di Nissan, Honda e BMW, che vendono veicoli finiti sul mercato europeo.

Alla luce di quanto detto, e anche se gli interrogativi rimangono consistenti, i fattori positivi derivanti dal deal raggiunto non mancano: il gruppo bancario Ing ha rivisto al ribasso le sue previsioni di fine anno sul tasso di cambio euro-sterlina, citando proprio l'accordo concordato a dicembre e l'implementazione più rapida del vaccino nel Regno Unito rispetto all'Eurozona. Gli analisti si aspettano ora che il cross scenda a 0,85 entro la fine del 2021, contro una stima precedente a 0,88, e a 0,82 entro la fine del 2022. Superato il rischio di una Brexit senza accordo, "la persistente sottovalutazione della sterlina degli ultimi anni dovrebbe iniziare a dissiparsi", puntualizzano gli analisti di Ing. Inoltre, la vaccinazione più rapida del Regno Unito e la possibilità di una ripresa economica più forte rispetto all'Eurozona dovrebbero spingere la sterlina al rialzo nei confronti dell'euro quest'anno.

"Gli effetti di più lungo termine della Brexit e delle riforme economiche sul pil britannico restano comunque incerti”, rimarcano Quentin Fitzsimmons, gestore di portafoglio, e Tomasz Wieladek, economista di T. Rowe Price, secondo cui “l'impatto delle frizioni commerciali sul Pil Uk dipenderà da alcuni fattori importanti, che devono ancora essere risolti, come il nuovo framework per la fornitura di servizi finanziari nell'Ue. In modo simile, l'impatto delle riforme sulla crescita della produttività dipenderà fortemente dalla portata e dall'accettazione politica di tali riforme".

D'altra parte, se il governo sfrutterà al meglio l'autonomia normativa e utilizzerà il momentum politico per implementare riforme nei settori non legati a Brexit, “gli effetti positivi sul Pil potrebbero essere significativi e visibili nell'arco di 2-3 anni. Se vi saranno segnali che questo sarà il percorso intrapreso dal Regno Unito, ciò porterà probabilmente a una curva dei rendimenti più ripida per i Gilt e a un rafforzamento della sterlina sull'euro, rispetto agli attuali livelli, nel medio termine", concludono gli strategist del gruppo. (riproduzione riservata)



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