JP Morgan vede un’opportunità enorme nei titoli di Stato americani grazie ai tagli della Fed. Per JP Morgan Asset Management i Treasuries Usa offrono un potenziale di guadagno maggiore rispetto ai titoli di Stato europei, poiché i trader stanno sottovalutando l'entità dei futuri tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve rispetto a quelli della Banca Centrale Europea.
I dazi del presidente statunitense, Donald Trump, sono più tesi a danneggiare la crescita economica che a stimolare l'inflazione, ha dichiarato Myles Bradshaw, responsabile delle strategie globali della società, durante un'intervista su Bloomberg Tv, ritenendo che Fed dovrebbe tagliare i tassi in modo più aggressivo, come più volte richiesto dallo stesso Trump. «Il costo del denaro è previsto sopra il 3%, oltre il tasso neutrale, nei prossimi anni ed è lì che vedo un’enorme opportunità», ha spiegato Bradshaw. Attualmente i mercati monetari si aspettano che la Bce effettui altri tre tagli da un quarto di punto quest’anno, portando il tasso sui depositi all’1,5%. Per quanto riguarda la Fed, i trader prevedono almeno tre sforbiciate fino al 3,75%, con un quarto taglio che rimane una possibilità.
Dopo il sell-America, che ha fatto impennare i rendimenti del T-bond 10 anni al 4,58% (11 aprile; 4,8% a metà gennaio) a causa della guerra commerciale e delle tensioni con la Cina e degli attacchi del presidente Trump al numero uno della Fed, Jerome Powell, altri investitori globali, tra cui Pacific Investment Management Co., sono tornati a considerare interessanti i titoli di Stato americani.
I mercati hanno tirato un sospiro di sollievo negli ultimi giorni, dopo che Trump ha mostrato un’apertura a negoziare un accordo commerciale con la Cina e ha moderato i toni nei confronti del presidente della Fed Powell. Così mercoledì 23 aprile i rendimenti dei Treasury a lungo termine sono scesi e l’asta di titoli a cinque anni ha registrato una forte domanda. «Ci aspettiamo meno cattive notizie, meno incertezza nel breve termine», ha previsto Bradshaw. «I fattori fondamentali saranno davvero la crescita e l'inflazione. Sono questi gli elementi che determineranno cosa accadrà in seguito».
Oggi, 24 aprile, i Treasury hanno registrato un rally su tutta la curva, con il rendimento dei titoli a due anni sceso al 3,81% e del dieci anni al 4,34%. Mentre il Btp decennale rende il 3,59% e il Bund decennale il 2,45%. «In Europa c'è un certo margine di upside, ma non è neanche lontanamente significativo quanto negli Stati Uniti», ha concluso Bradshaw.
A proposito di aste di titoli di Stato americani, William Marshall, strategist di Goldman Sachs, ha posticipato la sua stima di base per l'inizio dell'aumento delle dimensioni delle aste ad agosto 2026 (febbraio 2026 in precedenza), il che manterrebbe la quota di titoli a breve termine stabilmente sopra il 20% nel medio periodo. Un tema da tenere d’occhio è se il Tesoro Usa stia considerando misure come riacquisti più ampi e/o più flessibili per sostenere il funzionamento del mercato alla luce delle recenti oscillazioni. «Riacquisti di liquidità di maggior entità potrebbero rappresentare aspetti positivi nel breve per la duration e gli spread», ha osservato Marshall.
Inoltre, è probabile che il Tesoro riveda al rialzo in modo significativo le sue stime di finanziamento sul mercato per il secondo trimestre (lunedì 28 aprile alle 15). «Ci aspettiamo una revisione al rialzo per il secondo trimestre da 123 miliardi a 750 miliardi di dollari», ha stimato l’esperto di Goldman Sachs che per il terzo trimestre, invece, si attende 875 miliardi. Più in generale, ha precisato Marshall, «le nostre proiezioni aggiornate sul deficit suggeriscono che il Tesoro dovrebbe essere in grado di mantenere l’attuale orientamento sulle dimensioni delle aste con cedola per qualche trimestre ancora, a patto che continui ad accettare una quota di titoli a breve termine qualche punto percentuale sopra il 20%». (riproduzione riservata)