Jawa 350 e 400: il ritorno della leggenda di un’icona del motociclismo europeo
Nata a Praga nel 1929, Jawa è una leggenda delle due ruote europee. Dopo decenni di gloria nel fuoristrada e nello speedway, il marchio rinasce grazie a Mahindra con modelli 2025 che uniscono stile rétro, tecnologia moderna e prezzi accessibili
Certe storie della meccanica europea sono come vecchi film in bianco e nero: dimenticati dal pubblico, ma impossibili da cancellare per chi sa ascoltare il rumore del tempo. Jawa è una di queste. Nata a Praga nel 1929, figlia dell’ingegno e dell’audacia, costruì moto che sapevano unire disciplina mitteleuropea e poesia d’officina. Da allora, ogni pistone Jawa ha raccontato una piccola epopea di libertà, olio e orgoglio industriale, un’eredità che oggi torna a pulsare sotto nuova luce.
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Nel 1929 l’ingegner František Janecek fonda a Pankrác, quartiere di Praga, allora Cecoslovacchia, una fabbrica di motociclette. Non essendo ancora in grado di realizzarle completamente, conclude un accordo per utilizzare i brevetti motoristici della tedesca Wanderer: fondata a Chemnitz nel 1885, passò dalle biciclette ai motocicli, quindi alle automobili con modelli di alta qualità. Per confluire in seguito, tramite DKW, nel gruppo Auto Union con Audi e Horch. Il marchio Jawa, scelto dall’ingegner Janecek, è composto dalle prime due lettere del suo cognome, unite alle due all’inizio di Wanderer.
Jawa ha una storia da approfondire, non a tutti nota ma molto stimata dagli appassionati dei settori nei quali il marchio primeggiò per decenni, anche fondendosi con CZ (Ceská Zbrojovka, nota anche per le pregiate armi). Finendo poi entrambe in crisi (limitatamente alle moto) con il disfacimento dell’Unione Sovietica. Quindi affossate dall’intervento nel 1993 dell’italiana Cagiva: interessata a produrre con costi inferiori ma già in situazione finanziaria compromessa. Per riaffacciarsi sul mercato recentemente, grazie all’acquisizione da parte del gruppo indiano Mahindra, con modelli curati sia dallo stile attuale sia elegantemente rétro, con diversi richiami alle illustri antenate. Ma soprattutto a prezzi concorrenziali.
Tornando ai periodi dei fasti, l’esordio del marchio Jawa è nel 1929, appena fondata, con il particolare modello 500 OVH, elegante e robusta monocilindrica con cubatura di mezzo litro, dotata di valvole in testa e trasmissione a cardano.
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La gamma si amplia fino al 1939, riprende dopo la guerra espandendosi con attenzione verso modelli mirati alle attività sportive. Tra queste, ottimo il riscontro nel fuoristrada, anche con marchio Jawa-CZ: dal motocross a livello internazionale con il mitico pilota Jaroslav Falta, più la conquista di sette titoli mondiali tra 250 e 500 dal 1964 al ’69. A quella che si chiamava Regolarità (oggi Enduro): categoria nella quale il team della Cecoslovacchia conquista la Sei Giorni Internazionale (detta “Università del fuoristrada”) per quindici volte dal 1947 all’82, con il record di cinque edizioni consecutive (1970-74).
Solide ragioni per le quali molti piloti occidentali cercavano di procurarsi le moto cecoslovacche: per il fuoristrada – Motocross e Regolarità – gradite le 250 ma ambitissime le versioni di 360 cc, che nella categoria oltre 350 non avevano rivali, poi maggiorate anche a 400 e perfino 510 cc per correre tra le “Oltre 500 cc” dove l’offerta scarseggiava.
Parallelamente, Jawa gareggia nei campionati europei e mondiali in pista (oggi MotoGP), dove si piazza bene e rende accessibile lo sport anche a molti team minori e addirittura piloti privati, per la buona affidabilità.
Ma dove Jawa ha spadroneggiato in modo assoluto è nella specialità Speedway: declinata in estiva e invernale, si corre in Europa centrale e settentrionale (su sabbia e neve), con un periodo di notorietà anche in Italia, specie tra Veneto, Emilia-Romagna e Toscana.

Erano gli anni 70, la notorietà del marchio Jawa derivante dalle competizioni permise di vendere il modello stradale 634 (venduto in America come Californian), bicilindrica a due tempi di 350 cc. Successivamente anche dotata di freno a disco, era facile da guidare, affidabile, economica di gestione e d’acquisto: entrò nel paesaggio urbano, sfidando persino l’iniziale concorrenza nipponica del tempo.
Una lunga storia, come anticipato, che ora consente il ritorno del marchio, anche se lo possono ricordare solo i meno giovani.
Mahindra, colosso proprietario anche di Pininfarina, produce motocicli dal 2008, corre nel motomondiale dal 2011 e con le quattro ruote in Formula E dal 2014. Rilevato il marchio Jawa ha presentato la gamma 2025, con importatore italiano già attivo (jawamoto.it). Modelli monocilindrici da 300 a 400 cc: Jawa 350 CL Bobber è una piccola custom dal sapore special, le nostalgiche 300 CL e 300 CL Forty Two richiamano il passato, la 350 CL Pérák si ispira addirittura alle Java prodotte tra gli anni 30 e 50, mentre la modern classic 350 OHC è disponibile anche nella versione Sport. Al top l’ultima nata: Jawa 400 Geeny, naked con carattere sportivo da 43 cavalli, con telaio bene in vista. Tutti i modelli Jawa sono guidabili con patente A2. (Riproduzione riservata)
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