La doppia operazione è fatta: l’indiana Tata Motors acquisisce Iveco dal gruppo Exor della famiglia Agnelli-Elkann per 3,8 miliardi di euro. L’accordo per l’acquisto di Iveco (senza la divisione Difesa), del valore stimato attorno ai 3,8 miliardi di euro, rappresenta la seconda maggiore acquisizione nella storia del Tata Group, dopo quella di Corus avvenuta nel 2007. L’obiettivo del colosso indiano è consolidarsi come attore globale nel settore della mobilità, rafforzando la propria presenza nel mercato europeo dei veicoli industriali e degli autobus.
Contemporaneamente la stessa Iveco ha ceduto la divisione Difesa di Iveco a Leonardo. Lo ha confermato lo stesso ceo del colosso italiano, Roberto Cingolani, parlando mercoledi 30 agli analisti nella call sui conti semestrali di Leonardo: «È stata finalizzata nelle ultime ore l'acquisizione di Iveco Defence Vehicles». L’operazione vale 1,7 miliardi e BonelliErede ha assistito Leonardo in qualità di advisor legale nell’operazione.
Il deal fra Exor e il colosso indiano prevede l’acquisto da parte di Tata Motors di una partecipazione del 27,1% detenuta da Exor, la holding della famiglia Agnelli a 14,1 euro (compreso il dividendo ma esclusa la cedola straordinaria che sarà pagata ai soci Iveco paro alla vendita della parte Difesa, ovvero 5,5-6 euro per azione) e il lancio successivo di un’offerta pubblica di acquisto (opa) per acquisire le quote residue sul mercato. L’obiettivo di Tata, assistita nell’operazione da Clifford Chance, è il delisting di Iveco dalla borsa di Milano.
Con la cessione di Iveco, che mercoledì in borsa ha chiuso a oltre 5 miliardi di capitalizzazione, aumenterà la liquidità in pancia ad Exor, già stimata attorno a 4 miliardi dopo la cessione del 4% di Ferrari avvenuta nei mesi scorsi.
Complessivamente la potenza di fuoco di Elkann supererebbe i 5 miliardi di euro (avendo già impiegato 1 miliardo nel riacquisto di azioni Ferrari), che Exor ha già spiegato voler impegnare per almeno 2 miliardi in acquisizioni (ovvero – come spiegato nella presentazione sui conti annuali – pari ad almeno il 5% del nav del gruppo, stimato in oltre 41 miiardi a fine 2024).
L’obiettivo è acquisire una quota tra il 10% e il 15% di una società con un valore di mercato di circa 20 miliardi di euro, mirando a diventarne l'azionista di maggioranza, sul modello di quanto avvenuto con Philips. I settori di interesse principali, diversi dall'automotive, includono sanità e biotech, lusso e Made in Italy, tecnologia, digitale e AI e Nuovi Media.
Il clima di attesa per l’ufficializzazione dell’operazione è stato alimentato nel pomeriggio di mercoledì 30 anche dalle parole del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che interpellato dai giornalisti alla Camera sulla possibile conclusione della vendita, aveva risposto con un sibillino: «A brevissimo vedrete». Nei giorni scorsi i sindacati avevano espresso preoccupazione per una trattativa ormai chiusa senza un confronto adeguato, ma il silenzio delle parti coinvolte sembra confermare che l'accordo sia già stato raggiunto, con la sola comunicazione ufficiale ancora da diffondere.
L’operazione segnerà un passaggio storico per Iveco, che dopo essere uscita dal perimetro Cnh Industrial solo nel 2022, si appresta ora a entrare nell’orbita di uno dei gruppi automobilistici più dinamici e ambiziosi a livello globale, passando però in mani indiane.
Iveco e Tata Motors, con l’intesa per la cessione della società, si sono accordati su alcuni punti «non-finanziari» che toccano diversi aspetti: i dipendenti, l’organizzazione e la governance. Intanto la sede principale di Iveco Group rimarrà a Torino e Tata «si impegna allo sviluppo a lungo termine del gruppo combinato e non implementerà alcuna ristrutturazione significativa né chiuderà alcun impianto o sito produttivo di proprietà o utilizzato da Iveco Group come conseguenza diretta dell'unione e, in ogni caso, per la durata degli accordi non-finanziari».
I sindacati sono preoccupati per il futuro dei dipendenti, ma su questo aspetto Tata «non prevede alcuna riduzione della forza lavoro di Iveco Group come conseguenza diretta dell’unione».
Oltre alla cessione, Iveco ha comunicato i conti. La società ha chiuso il secondo trimestre con ricavi consolidati pari a 3,78 miliardi di euro rispetto a 3,9 miliardi nel secondo trimestre 2024. I ricavi netti delle Attività Industriali sono stati pari a 3,7 miliardi rispetto a 3,8 miliardi, con maggiori volumi e mix migliore in Bus e Defence che compensano parzialmente minori volumi in Truck e Powertrain e un impatto negativo dei tassi di cambio.
L’ebit adjusted è stato pari a 215 milioni dai 295 milioni nel secondo trimestre 2024, con un margine del 5,7% (7,5% nel secondo trimestre 2024). L'utile netto adjusted è stato pari a 106 milioni (182 milioni nel secondo trimestre 2024) con risultato diluito per azione adjusted pari a 0,39 euro (0,63 euro nel secondo trimestre 2024). Iveco ha poi rivisto le prospettive finanziarie per il 2025 con ricavi in calo tra il 3 e il 5% rispetto al 2024 (erano previsti stabili) e un ebit adjusted tra 750 e 850 milioni (era tra 850 e 900 milioni). (riproduzione riservata)