Il Ponte sullo Stretto di Messina s’ha da fare. Per accelerare il via libera il governo ha fatto ricorso per la prima volta alla procedura Iropi, acronimo di Imperative reasons of overidding public interest, che permette di realizzare opere anche in aree protette e con valutazione d’incidenza ambientale negativa, purché se ne dimostrino, appunto, i motivi imperativi di rilevante interesse pubblico. Un percorso mai intrapreso finora, se non si conta un caso del 2021, quando venne attivata dall’Anas per sbloccare una piccola variante della strada statale 21 della Maddalena. Quattro anni dopo, il lasciapassare Iropi è al vero esordio, con l’infrastruttura più ambiziosa mai progettata in Italia. A spiegare perché e cosa succederà adesso è Pietro Ciucci, ad della società Stretto di Messina.
Domanda. Come si è arrivati ad approvare l’ Iropi?
Risposta. La procedura deriva dalla necessità di completare la Vinca (Valutazione di incidenza ambientale), come previsto dal parere positivo del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, lo scorso novembre. La Vinca ha mostrato che su tre dei 15 siti interessati dall’opera l’impatto non è mitigabile. In questo caso scatta la procedura prevista dalla direttiva Habitat, che impone di verificare se sussistano motivi di interesse prioritario per realizzare comunque l’infrastruttura.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha proposto all’esame del consiglio dei ministri, che l’ha approvata, la relazione che conferma l’esistenza dei motivi imperativi e l’assenza di soluzioni alternative al nostro progetto. Per noi questo passaggio è stato fondamentale, perché l’approvazione è stata collegiale, dell’intero governo. Il Ponte sullo Stretto non è solo un’infrastruttura, ma un motore per lo sviluppo del Mezzogiorno.
D. Quali sono le tre aree interessate?
R. In linea di massima corrispondono a quelle dove saranno maggiori le incidenze delle opere. Si tratta dei monti Peloritani, la Costa Viola e i fondali da Punta Pezzo a Capo delle Armi.
D. Non teme che l’Iropi possa attirare critiche? Già non siete amati dagli ambientalisti.
R. La relazione Iropi è stata presentata col piano di dettaglio delle opere compensative per mitigare gli effetti sull’ambiente, attualmente all’esame del Mase. Collaboriamo con esperti e istituzioni scientifiche per proteggere la biodiversità, in particolare i corridoi migratori degli uccelli e la vegetazione dell’area. Il rispetto dell’ambiente non sarà sacrificato: sarà parte integrante del progetto.
L’Iropi non è una scorciatoia, al contrario ci impone che siano rispettati i requisiti di salute e sicurezza pubblica e impatto ambientale. L’obiettivo è realizzare l’opera senza eludere la responsabilità ambientale, che resta per noi prioritaria. Il rapporto tra i possibili impatti e le compensazioni che metteremo in atto è di uno fino in alcuni casi a tre, vuol dire che i nostri interventi avranno un effetto moltiplicatore a vantaggio dell’ambiente. E va ricordato è che il Ponte di per sé è già un’opera sostenibile.
D. In che modo?
R. Riducendo la navigazione dei traghetti, permetterà di evitare l’emissione in atmosfera di 13 milioni di tonnellate di CO2 per i 30 anni della concessione. L’opzione zero, ovvero lasciare tutto così com’è, è molto più impattante sull’ambiente.
Ma questo non viene mai abbastanza sottolineato. Voglio ricordare anche che grazie al ponte ci sarà un risparmio medio di un’ora rispetto ai tempi dell’attraversamento via mare, per i treni addirittura di due ore. Immaginiamo cosa vorrebbe dire, per esempio, per i mezzi della protezione civile o della pubblica sicurezza, un tale risparmio di tempo.
D. Le carte verranno inviate alla Commissione Ue. Dovrà approvarle?
R. La direttiva Habitat richiede che la Commissione europea sia informata. La relazione verrà inviata dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, pensiamo entro maggio.
D. Il prossimo passo formale?
R. Dopo l’invio a Bruxelles della relazione Iropi con tutta la documentazione prevista, si potrà procedere con l’istruttoria del Cipess. L’obiettivo è rispettare i tempi previsti e avviare i cantieri quanto prima. L’impegno della società, ricostituita meno di due anni fa, è incessante per raggiungere l’obiettivo affidatoci da parlamento e governo. (riproduzione riservata)