Se si tratta di difendersi - da attacchi fisici o cyber - le soluzioni più innovative ed efficaci arrivano spesso da Israele, blindata da una serie di scudi sofisticatissimi. Tra questi Iron Dome («cupola di ferro») e Arrow 3 che giovedì 27 hanno neutralizzato due missili lanciati dallo Yemen. Ma anche Cyber Dome, l’altrettanto elaborata (e costosa) protezione dello Stato ebraico contro le minacce informatiche. Il meccanismo è stato avviato nel 2023 ed è al centro della strategia cyber di Israele, appena aggiornata.
Nel 2024 sono stati oltre 17 mila gli incidenti informatici registrati dall’Israel National Cyber Directorate (Incd), l’ente governativo responsabile della cybersecurity in ambito civile. Rispetto al 2023, anno dell’inizio della guerra con Hamas dopo gli attentati del 7 ottobre, si parla di un aumento del 24%. In più, oltre 4.500 link e siti web maligni sono stati disattivati, in media nel giro di cinque ore dalla segnalazione. «Gli oggetti stanno diventando sempre più ‘intelligenti’, ma ogni dispositivo connesso a Internet è una potenziale porta d’accesso per gli hacker», ha spiegato Esti Peshin, general manager della divisione cyber di Israel Aerospace Industries, la compagnia che ha ideato il Cyber Dome, sul palco della Cybertech Conference di Tel Aviv.
«Il Cyber Dome è un approccio che si basa su cinque pilastri», ha aggiunto Michael Gelman, membro dell’Incd, a colloquio con MF-Milano Finanza alla Cybertech Conference. «Il primo è la raccolta dati dai nostri centri operativi (Soc). Ne abbiamo una decina, divisi per settore (finanza, energia, tlc e così via), con un centro operativo nazionale al vertice della piramide». Poi i dati vengono analizzati con algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning per individuare potenziali minacce. Parallelamente si fa ricerca - il governo israeliano finanzia sei centri nelle diverse università del Paese - e «threat hunting», cioè l’attività di ispezione preventiva dei sistemi informatici delle organizzazioni con l’obiettivo di identificare (e risolvere) eventuali vulnerabilità.
«Dopodiché si passa alla difesa attiva e alla fase di output», ha proseguito Gelman. «Sono gli ultimi due pilastri. Una volta identificato il rischio, si agisce con il blocco dei domini malevoli o si attivano degli indicatori di esposizione, fornendo alle organizzazioni coinvolte tutte le informazioni necessarie». Per i soggetti vittime di un attacco hacker è attivo un numero di emergenza (119), attivo 24 ore su 24 con un team di operatori specializzati.
Tutto questo meccanismo è sostenuto dal governo israeliano con budget ingenti, anche se è difficile scorporare i fondi destinati alla cybersecurity da quelli per la difesa generale. Ma ogni laboratorio e centro ricerca, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, costa decine di milioni di dollari. Solo nel dipartimento di Beer Sheva, città a sud di Tel Aviv che ospita il principale distretto cyber dello Stato ebraico, sono impiegate circa 400 persone, di cui una ventina compongono il nucleo operativo che risponde al 119. In più, ogni sei mesi il governo seleziona 10 startup, scelte tra le oltre 500 attive nel settore, per accedere al laboratorio di Beer Sheva, dove si simulano attacchi informatici a diverse infrastrutture critiche.
Nel complesso il bilancio 2025 di Israele, approvato dal Parlamento israeliano - la Knesset - il 25 marzo, è di 756 miliardi di shekel (206,5 miliardi di dollari). In particolare, per tutte le attività di difesa è allocata la cifra record di 110 miliardi di shekel (circa 30 miliardi di dollari). Nel 2022, prima del conflitto con Hamas, il budget era di 23,4 miliardi di dollari. L’incremento delle spese per la difesa ha messo sotto pressione il deficit, salito al 6,8% nel 2024 e previsto al 4,9% del pil nel 2025. Per tenerlo sotto controllo il governo ha previsto una serie di aumenti delle tasse. Questi numeri hanno intanto portato al declassamento di Israele da parte delle agenzie di rating. Moody’s, in particolare, a settembre ha abbassato la valutazione sul debito dello Stato ebraico da A2 a Baa1 con outlook negativo. Anche S&P ha tagliato il rating da A+ ad A alla luce dell’escalation militare.
La difficile situazione geopolitica, però, ha fatto crescere la raccolta delle startup israeliane di cybersecurity che nel 2024 hanno ottenuto finanziamenti per 3,8 miliardi di dollari con una crescita del 56% sul 2023. (riproduzione riservata)