«Gli Stati Uniti dovranno aspettarsi pesanti conseguenze per le loro azioni, Trump può aver anche iniziato questa guerra, ma saremo noi a finirla». È così che lunedì mattina Ebrahim Zolfaqari, portavoce dell’esercito iraniano, ha affermato in un video dal quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya.
I media Usa, tra cui Nbc News, hanno riferito che l’Iran ha minacciato di attivare cellule terroristiche dormienti all’interno degli Stati Uniti in caso di attacco da parte degli Usa contro il Paese. La minaccia diretta, ha precisato la stessa fonte, è contenuta in un comunicato che era stato inviato da Teheran a Donald Trump nei giorni precedenti gli attacchi lanciati sabato sera contro i suoi impianti nucleari. Il messaggio è stato consegnato al presidente Usa tramite un intermediario al vertice del G7 in Canada la scorsa settimana, prima della sua partenza in anticipo per valutare le opzioni nel contesto del conflitto tra Israele e Iran.
L’Iran si è scagliato contro gli Stati Uniti per aver oltrepassato «una linea rossa molto importante» con la sua rischiosa mossa di colpire i tre siti con missili e bombe antibunker da 30 mila libbre. Il presidente Donald Trump, che ha messo in guardia contro ulteriori attacchi se Teheran dovesse reagire contro le forze statunitensi, ha riflettuto sulla possibilità di un «cambio di regime» in Iran, nonostante i funzionari dell’amministrazione avessero precedentemente indicato di voler riprendere i colloqui con l’Iran. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio, in un’intervista alla Cbs, ha dichiarato: «Incontriamoci direttamente».
Nel pomeriggio di lunedì, un attacco condotto da un drone armato israeliano ha colpito e fatto saltare in aria uno dei cancelli d’ingresso al carcere di Evin, a Teheran. L’istituto penitenziario è noto perché qui sono detenute centinaia di detenuti politici, tra cui oppositori del regime degli ayatollah, ed è oggetto di denunce per abusi e torture a danno dei prigionieri. La conferma del raid arriva, oltre che dalle forze di Tel Aviv, anche dall’agenzia di stampa iraniana Fars e dall'emittente Bbc, che condivide le immagini delle telecamere di sorveglianza a circuito chiuso, in cui è possibile vedere il momento dell’esplosione. Il gesto, simbolico, sembra volto a incoraggiare la fuga dei dissidenti politici, in linea con gli appelli alla popolazione affinché si ribelli all’attuale governo giunti più volte in questi giorni sia dal governo del premier israeliano Benjamin Netanyahu che del presidente Trump.
Intanto, l’esercito israeliano ha anche dichiarato di voler colpire nei pressi della città di Kermanshah, nell’Iran occidentale, mentre aumentano i timori di un conflitto regionale più ampio dopo che gli Stati Uniti si sono intromessi nella guerra di Israele attaccando i siti nucleari iraniani. Le Forze di difesa israeliane (Idf) stanno «attualmente colpendo con una forza senza precedenti obiettivi del regime e organi di repressione governativi nel cuore di Teheran», ha detto il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, in una nota. «Saranno presto pubblicate immagini che mostreranno la gravità dei danni», ha aggiunto il ministro, sottolineando che «per ogni (missile) lanciato contro il fronte interno israeliano, il dittatore iraniano sarà severamente punito e gli attacchi continueranno con la massima intensità. Continueremo ad agire per difendere il fronte interno e sconfiggere il nemico fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi di guerra», ha concluso Katz.
L’operazione ha sollevato interrogativi urgenti su ciò che rimane del programma nucleare di Teheran e su come reagirà l’esercito indebolito. Il prezzo del petrolio è salito a seguito della reazione dei mercati finanziari.
È arrivato dalla Cina l’invito alla comunità internazionale per fare di più per impedire che i combattimenti tra Iran e Israele abbiano ripercussioni sull’economia globale, sottolineando l’importanza del Golfo Persico e delle acque circostanti per il commercio internazionale. «La Cina invita la comunità internazionale a raddoppiare gli sforzi per promuovere la de-escalation del conflitto e impedire che l’instabilità regionale abbia un impatto maggiore sullo sviluppo economico globale», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun.
Dal canto suo, la presidente Giorgia Meloni ha sottolineato l’urgenza di una de-escalation e nel pomeriggio di lunedì riferirà alla Camera dei Deputati dalle ore 15:00 per delineare la posizione italiana in uno scenario di notevole agitazione. «Un salto di qualità del conflitto sarebbe devastante. Oltre a evitare l'escalation militare, è imprescindibile un negoziato immediato per contenere la tensione e impedire che il conflitto si estenda», ha dichiarato la premier. Palazzo Chigi assicura che al momento non è arrivata nessuna richiesta per l’uso delle basi militari italiane da parte degli alleati e che eventuali richieste verranno valutate «caso per caso». L’opposizione, dal canto suo, chiede a gran voce che Meloni escluda qualsiasi forma di coinvolgimento operativo in eventuali missioni offensive. I timori più significativi riguardando le gravi conseguenze economiche e strategiche che comporterebbe una chiusura dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale per l’approvvigionamento petrolifero globale. (riproduzione riservata)