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Abbas Araghchi
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Guerra in Iran, la diretta: Il ministro iraniano Araghchi: «Valutiamo richiesta Usa di riavvio negoziati»

di Giusy Iorlano
27 aprile 2026, 09:50 Ultimo aggiornamento: 18:06

Si è concluso a San Pietroburgo l’incontro tra il capo della diplomazia iraniana e Vladimir Putin, che ha dichiarato: «Ho ricevuto un messaggio da Khamenei»

Ore 17:00 Si è concluso dopo quasi due ore il faccia a faccia tra il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi, tenutosi nella Biblioteca presidenziale di San Pietroburgo.

All’incontro hanno preso parte, per la Russia, anche il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov e il capo dell’intelligence militare Igor Kostyukov. Nella delegazione iraniana presenti, tra gli altri, il viceministro Kazem Gharibabadi e l’ambasciatore a Mosca Kazem Jalali.

Un primo commento sull’esito è arrivato da Serghei Lavrov, che ha definito l’incontro «utile», senza entrare nei dettagli dei contenuti. Un giudizio che lascia intendere un allineamento almeno parziale tra Mosca e Teheran sui principali dossier regionali e internazionali.

Dal fronte iraniano, Araghchi ha rilanciato un messaggio politico significativo: gli Stati Uniti, secondo il ministro, «non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi» nel confronto con l’Iran e per questo starebbero ora spingendo per riaprire il dialogo. «Il presidente Donald Trump chiede di negoziare e noi stiamo valutando questa opzione», ha dichiarato, lasciando aperta la porta a possibili sviluppi diplomatici.

Ore 16:00 Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato di aver ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei.
«La scorsa settimana ho ricevuto un messaggio dalla Guida Suprema iraniana. Vorrei chiederle di trasmetterle la mia sincera gratitudine e di confermare che la Russia, come l'Iran, intende proseguire le nostre relazioni strategiche», ha dichiarato Putin.

Ore 15:00 L’Italia prova a ritagliarsi un ruolo attivo nella crisi del Golfo. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato di aver avviato contatti diretti sia con gli Stati Uniti sia con l’Iran per accelerare un accordo sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.

«Ho parlato con il ministro degli Esteri iraniano e con il segretario di Stato americano Marco Rubio insistendo sulla necessità di accelerare i tempi», ha spiegato Tajani a margine di un incontro a Pistoia. «Speriamo che i colloqui vadano avanti e che le proposte possano essere accettate per aprire lo Stretto». Tajani ha anche confermato la disponibilità italiana a intervenire direttamente per garantire la sicurezza marittima: «Siamo pronti come Italia a intervenire con la nostra Marina Militare per sminare lo Stretto di Hormuz». Il ministro ha ribadito la linea italiana: favorire il dialogo e spingere per una soluzione condivisa. «Continuiamo a lavorare sperando che prevalga il buon senso. Tutto dipende dall’accordo fra le parti», ha aggiunto, sottolineando come l’Italia stia mantenendo aperti i canali con entrambe le sponde della crisi.

Ore 14:00 – Il controllo dello stretto di Hormuz sarà affidato strutturalmente all’esercito e i pedaggi per l’attraversamento dovranno essere pagati nella moneta locale, il rial. A riferirlo è stato Ebrahim Azizi, capo della commissione per la Sicurezza nazionale nel parlamento iraniano, intervistato dalla televisione di stato. In discussione in parlamento c’è una proposta che prevede anche il pagamento del passaggio per lo stretto in rial locale.

La proposta russa di trasferire l’uranio

Parallelamente, si riapre il capitolo nucleare. L’incontro a San Pietroburgo tra Vladimir Putin e il ministro degli Esteri Seyyed Abbas Araghchi rilancia l’ipotesi che la Russia possa custodire le riserve iraniane di uranio arricchito. Una proposta già respinta dagli Stati Uniti guidati da Donald Trump, ma che Mosca continua a considerare una possibile via d’uscita dallo stallo negoziale.

Secondo l’Agenzia internazionale per l'energia atomica, l’Iran disporrebbe di circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, livelli prossimi alla soglia militare. Il trasferimento in territorio russo consentirebbe la messa in sicurezza e una eventuale riconversione del materiale, replicando in parte il modello già adottato con l’accordo nucleare del 2015.

Per Mosca, l’operazione rafforzerebbe il proprio ruolo di mediatore internazionale e consoliderebbe i rapporti con Teheran. Per l’Iran, rappresenterebbe una soluzione più accettabile rispetto a concessioni dirette all’Occidente, mantenendo margini di sovranità sul programma atomico.

Restano però forti resistenze: Washington teme un rafforzamento geopolitico del Cremlino, mentre Israele guarda con cautela a qualsiasi intesa che non smantelli completamente le capacità nucleari iraniane.

Ore 13:00 – Il presidente americano Donald Trump terrà oggi una riunione di crisi per decidere le prossime mosse con l'Iran. Lo ha riferito il sito Axios. Trump ha convocato nella Situation Room i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale e di politica estera.

«L'incontro dovrebbe concentrarsi sull'attuale stallo nei negoziati con l'Iran e sulle possibili opzioni per le prossime fasi della guerra», ha spiegato Axios. L'Iran ha fatto arrivare a Washington una nuova proposta in cui accetterebbe di trattare sul suo programma nucleare a patto che gli Usa tolgano l'assedio allo stretto di Hormuz.

Nei colloqui con i mediatori pakistani, egiziani, turchi e qatarioti durante il fine settimana, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avrebbe chiarito che non c'è consenso nella leadership iraniana su come affrontare le richieste degli Stati Uniti. Gli Usa chedono che l'Iran sospenda l'arricchimento dell'uranio per almeno un decennio e rimuova il materiale radioattivo dal Paese.

Ore 9:00  – È iniziata nella mattinata del 27 aprile la missione diplomatica del ministro degli Esteri iraniano Seyyed Abbas Araghchi in Russia. Il capo della diplomazia di Teheran è giunto a San Pietroburgo per un faccia a faccia con il presidente Vladimir Putin, in un momento di forte tensione internazionale.

Araghchi ha definito il viaggio un passaggio necessario per rafforzare le «strette consultazioni tra Teheran e Mosca su questioni regionali e internazionali». Subito dopo l’atterraggio, parlando ai media ufficiali, ha sottolineato: «L’incontro con il presidente russo sarà una buona opportunità per discutere gli sviluppi della guerra e fare il punto sulla situazione attuale». Un passaggio che si completa con un messaggio ancora più esplicito: «Sono convinto che queste consultazioni e il coordinamento tra i due Paesi in merito saranno di particolare importanza».

L’accusa agli Usa per il fallimento dei negoziati in Pakistan

L’arrivo in Russia rappresenta il culmine di una serie di contatti intensi avviati dopo il fallimento del confronto con gli emissari statunitensi a Islamabad. Araghchi ha accusato apertamente Washington: «L’atteggiamento degli americani ha impedito che l’ultimo ciclo di colloqui raggiungesse i suoi obiettivi, nonostante i progressi compiuti», criticando «l’approccio inappropriato» e le «richieste eccessive».

Prima della tappa russa, il ministro aveva cercato sostegno nel Golfo, incontrando in Oman il sultano Haitham Ben Tareq e mantenendo aperto un canale con la Turchia attraverso un colloquio con il suo omologo Hakan Fidan.

Il nodo strategico dello Stretto di Hormuz

Al centro dei colloqui regionali resta lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale e punto più sensibile della crisi. «In quanto unici Stati confinanti con Hormuz, ci siamo concentrati sulle modalità per garantire un transito sicuro, nell’interesse di tutti i nostri cari vicini e del mondo intero», ha spiegato Araghchi.

Il ministro ha ribadito che la sicurezza del passaggio rappresenta «una questione globale di primaria importanza», evidenziando la convergenza con Mascate: «C’è una grande convergenza di vedute tra noi e l’Oman, e abbiamo raggiunto un accordo per la prosecuzione delle nostre consultazioni».

La proposta iraniana per spacchettare la crisi

Parallelamente all’attività diplomatica, emergono indiscrezioni su una possibile proposta iraniana agli Stati Uniti per allentare la tensione. Teheran avrebbe suggerito di separare i dossier: riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz e fermare le ostilità, rimandando invece il confronto sul programma nucleare.

Una strategia di «spacchettamento» che punta a ottenere un sollievo economico rapido e a ridurre la pressione internazionale, pur lasciando irrisolta la questione più sensibile per Washington.(riproduzione riservata)



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