
IL CROLLO DEL FTSE-MIB
I mercati azionari sono stati scioccati nelle ultime sedute dalle mosse dell’amministrazione statunitense, ma non tutto il male vien per nuocere. Nel caso di una schiarita (un inizio di trattative per l’eliminazione o una riduzione) in merito all’impasse sui dazi internazionali, gli indici azioni potrebbe rimbalzare velocemente, anche senza riuscire a riagganciare i precedenti massimi relativi.
Per quanto riguarda il Ftse-Mib, si segnala che le recenti correnti di vendite hanno spinto gli indicatori in zona estrema: l’Rsi a 14 giorni è a quota 21, toccato a marzo 2020, e anche su base settimanale il livello, vicino a 35, denota eccesso di vendite.
In tal senso, può essere utile scattare la fotografia delle azioni italiane che in queste ultime sedute (con dati aggiornati alla chiusura di lunedì 7 aprile) esprimono il livello maggiore di sottovalutazione in termini di indicatori tecnici. Dalla selezione si escludono le società con una capitalizzazione o una liquidità degli scambi troppo bassa, nonché i titoli che presentano rapporto prezzo/utile eccessivamente elevato, elemento che può minare un pronto tentativo di recupero.
TITOLI INTERESSANTI IN IPERVENDUTO

Un utile indicatore derivato dall’analisi tecnica, spesso utilizzato per identificare lo stato del mercato, o dei singoli titoli azionari in questo caso, è l’Rsi a 14 sedute giornaliere, in grado di normalizzare (tra 0 e 100) rispetto al passato le oscillazioni dei sottostanti analizzati, per avere una chiara fotografia in merito alla pressione di vendita e acquisto.
Ricercando le azioni più penalizzate, vengono identificate solo quelle che (in aggiunta agli altri filtri prima indicati) evidenziano un Rsi a 14 giorni inferiore a 25, dove più è basso il valore più la pressione di vendite si è concretizzata. Le migliori opportunità potrebbero risiedere nelle azioni con P/e più sostenibili (inferiori a 10), Rsi più basso (eccesso di vendite) e rendimento da dividendo più consistente.
Volendo spulciare alcuni nomi, Azimut Holding sembra in tal senso interessante, grazie all’elevato livello di ipervenduto raggiunto affiancato dal P/E atteso particolarmente a sconto e dal dividendo elevatissimo, vicino al 9% annuo.
Un altro titolo finanziario ben posizionato secondo la logica descritta è Banca Ifis: il dividendo è del 10% annuo, affiancato da un P/E atteso ancora più basso rispetto al primo titolo citato, con una pressione di vendite nelle ultime sedute molto consistente. Eppure, escludendo tale sell-off, il titolo Banca Ifis quotava a ridosso dei massimi del precedente decennio, confermando una solida struttura grafica.
Molto robusta anche la dinamica di medio periodo di Banca Generali, in parità da inizio anno come performance complessiva, anche se come dividendo paga meno.
Sempre in ambito finanziario, anche se con meno pressione di vendita, si segnalano Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Bper, che potrebbero tentare di rientrare nel pattern precedente al sell-off in caso di miglioramento del sentiment internazionale in merito alla questione dazi.
In ambito energetico, Eni può a sua volta rappresentare un’opportunità, anche per via del sell-off sul petrolio, oltre che sull’asset class azionaria. Interessante il test a ridosso dei 12 euro, i minimi degli ultimi 2 anni, con il titolo che paga oltre l’8% alle attuali quotazioni.
Tra gli industriali, da segnalare De Longhi (altissimo livello di ipervenduto) mentre Brembo e Piaggio evidenziano una struttura grafica di medio periodo ancora non invitante, con problematiche presenti prima del recente sell-off. (riproduzione riservata)