Coniugare investimenti per far crescere le infrastrutture digitali italiane e un aumento della remunerazione dei soci. È la missione che si è data Inwit con il nuovo piano industriale al 2030. Alla vigilia dell’assemblea del 15 aprile, Milano Finanza ha fatto il punto sulle prospettive del gruppo italiano delle torri tlc con il direttore generale Diego Galli.
Domanda. Dottor Galli, avete di recente inaugurato la prima tappa del progetto 5G a Roma: cosa prevede?
Risposta. Il progetto di Roma è importante ed è un bell’esempio di partnership pubblico-privato. La prima fase prevede la copertura 5G in tutte le stazioni della metropolitana, con le prime nove inaugurate a inizio aprile. Ma stiamo connettendo 100 piazze con Wi-fi pubblico, installeremo 2.000 telecamere e circa 1.800 sensori IoT. L’obiettivo è offrire connettività e sicurezza a residenti e turisti, rendendo Roma una vera smart city, abilitando i servizi di tutti gli operatori.
D. È un modello esportabile anche in altre città?
R. Le nostre città hanno bisogno di infrastrutture digitali, ognuna con le sue esigenze e modelli di investimento, siamo flessibili per creare partnership tra i diversi attori con benefici per tutti. Su Milano, ad esempio, ci siamo impegnati con progetti sulla linea metro M4, Fiera Milano e le Olimpiadi di Milano-Cortina.
D. Dal 2025 al 2030 prevedete 1,5 miliardi di investimenti: dove si concentreranno maggiormente?
R. Il piano è importante e alloca risorse rilevanti sulla costruzione di infrastrutture digitali a supporto della connettività in Italia. I rami di investimento sono quattro. Il primo riguarda l’espansione del nostro core business, la rete di torri: costruiremo circa 3.500 nuove torri tramite circa il 25% del budget. Il secondo ramo di investimenti è la connettività indoor. Abbiamo già connesso oltre 600 location al chiuso con i nostri das e vogliamo proseguire grazie a circa un quarto degli 1,5 miliardi in piano: la connettività veloce ormai è essenziale in luoghi come ospedali, uffici e stadi.
D. E l’altra metà del piano su cosa si concentrerà?
R. Continueremo a investire nel real estate, acquistando i terreni su cui sorgono o sorgeranno le nostre infrastrutture. A questo si aggiungerà la realizzazione di 400 parchi fotovoltaici per circa 100 milioni, che ci aiuteranno a ridurre la nostra dipendenza energetica e a contenere i costi.
D. A poco più di un anno dalla deadline, come procede il piano Italia a 5G del Pnrr?
R. Il 2024 è stato chiuso in linea con le milestone, ora dobbiamo accelerare. La nostra macchina funziona, ma c’è un grande ostacolo: i tempi con cui ci vengono concessi i permessi. Nonostante le semplificazioni adottate a livello nazionale, a livello locale troviamo molti rallentamenti. Tanto che invece dei 67 giorni di media previsti dalla normativa impieghiamo 180 giorni per ottenere il via libera. Come migliorare? Continuando a dialogare con le comunità locali.
D. Siete tornati sul mercato del debito con un bond da 750 milioni. Avete in programma altre emissioni?
R. La domanda altissima, da 2,3 miliardi, testimonia che il nostro lavoro è apprezzato dal mercato. Questo bond, insieme ai 350 milioni di finanziamento arrivati dalla Bei, soddisfa le nostre esigenze almeno fino a fine anno.
D. L’alta domanda è sintomo di un modello di business appetibile per gli investitori?
R. I vantaggi che offriamo sono due: il potenziale di crescita, visto che puntiamo su un’infrastruttura digitale sempre più centrale nella società attuale, e la protezione, visto che i contratti che sigliamo sono a lungo termine e regalano visibilità sui flussi di cassa. Il target price medio sopra i 12 euro, il 30% in più rispetto al prezzo di oggi, riflette il potenziale della società e del titolo.
D. Nel piano è prevista una crescita della remunerazione agli azionisti. Incide il fatto che sia cambiato il vostro azionariato?
R. La nostra capital allocation non è cambiata: coniughiamo investimenti che possano garantire adeguato ritorno e una solida remunerazione degli azionisti. Il dividendo ordinario crescerà del 7,5% fino al 2026 e del 5% all’anno fino a fine piano. A questo aggiungiamo 400 milioni di buyback, 200 milioni di cedole straordinarie e altri 1,5 miliardi di flessibilità finanziaria, da dedicare a investimenti o a una maggiore remunerazione dei soci.
D. Valutate anche un’espansione all’estero?
R. In questa fase non è una priorità. Riteniamo ci siano ancora opportunità importanti in Italia. Piuttosto possiamo valutare l’espansione in settori adiacenti, come l’energia con i parchi fotovoltaici o nel prossimo futuro i piccoli data center alla periferia della rete, potenzialmente sinergici al nostro core business.
D. In Italia si parla di consolidamento delle telco. Quale impatto avrebbe sul vostro business?
R. L’industria delle telco è sotto pressione da anni, comportando un livello di investimenti inferiori al necessario. Il consolidamento può razionalizzare il mercato e avviare un ciclo di investimenti da parte degli operatori, in cui anche Inwit potrebbe avere un ruolo, visto che si sta andando verso un modello che vede sempre più centrali i neutral host come noi.
D. Swisscom ha chiesto una revisione del contratto tra Inwit e Vodafone Italia, sostenendo di pagare troppo. Si può trattare?
R. Il msa con Vodafone si inserisce in un accordo ad ampio raggio e di lungo termine siglato nel 2020 che, tra l’altro, ha visto Inwit pagare le torri circa 5 miliardi: ci sono benefici finanziari e industriali per entrambe le parti. Il nostro obiettivo è continuare a creare valore per tutti i clienti, compresa Fastweb con cui dialoghiamo. C’è bisogno di continui investimenti nella rete e il modello neutral host di Inwit è il modo più efficiente per farlo. (riproduzione riservata)