Il contesto di tassi a zero, frutto delle ingenti manovre di politica monetaria messe in atto dagli istituti centrali, ha comportato svariati effetti sull’andamento dei mercati finanziari. Vi sono diversi fattori che indicano come la situazione sia tutt'altro che normalizzata: per esempio l’esuberanza dei mercati azionari, che continuano a muoversi sui massimi aggiornando quotidianamente i propri record storici, o il fatto che quasi un quinto del mercato high yield globale renda oggi meno del 2%. Questo, di conseguenza, ha portato gli investitori a focalizzarsi su una serie di canali di investimento prima accessibili a pochi, in aree più specializzate, che potessero offrire soluzioni migliori da un punto di vista del rendimento, quanto mai difficile da trovare altrove.
Secondo Jérôme Neyroud, Head of Infrastructure Debt di Schroders, il debito infrastrutturale rappresenterà nel 2021 e in futuro una delle aree di maggior interesse. "Si tratta di un’asset class relativamente recente", sottolinea l'esperto, "nata nel post-crisi dei debiti sovrani europei del 2011-12. Fino ad allora il finanziamento del debito infrastrutturale era stato tradizionalmente appannaggio delle banche, ma l’inasprimento della regolamentazione bancaria ha limitato tali fonti di finanziamento, portando a un ampiamento del mercato dei deal privati di infrastructure debt".
Perché il contesto di tassi a zero pone meno rischi al debito infrastrutturale rispetto ad altre aree dell’obbligazionario? E dove si possono trovare le migliori opportunità? Per Neyroud, le armi che il debito infrastrutturale mette a disposizione per affrontare il contesto dei tassi a zero sono decisamente valide, in quanto "le infrastrutture sono essenziali per il funzionamento e la crescita dell’economia e possono essere finanziate attraverso l’azionario e l’obbligazionario. Dal punto di vista del debito, gli asset delle aziende infrastrutturali generano flussi di cassa di lungo termine, che finanziano i coupon e i principali pagamenti agli investitori nel debito emesso".
Per il gestore di Schroders, sono diversi i punti chiave a vantaggio di questa particolare asset class. Innanzitutto, la sensibilità ai tassi di interesse “su misura”. "A livello di esposizione diretta al contesto dei tassi, la duration del debito infrastrutturale è limitata da diversi fattori. Non è raro che questi strumenti includano una soglia minima contrattuale per il tasso di riferimento, spesso fissata a zero. Di conseguenza, più i tassi si muovono in territorio negativo, maggiore sarà la cedola effettiva che si potrà ottenere su questo particolare prestito, essendo la differenza tra i tassi di base e il margine ricevuto", argomenta Naytoud, evidenziando come gli investitori possano anche regolare la loro sensibilità ai tassi scegliendo sia il debito infrastrutturale a tasso fisso che variabile e variando il tenor (la durata del debito), con la durata del debito senior e junior generalmente molto diversa. Il primo ha spesso una durata più lunga, mentre iil secondo tende ad essere più breve.
Altri fattori cruciale sarebberi i migliori spread e un maggior controllo del rischio. "Il debito infrastrutturale", prosegue il gestore, "ha un solido track record di rendimenti aggiustati per il rischio rispetto agli strumenti tradizionali. In poche parole, a fronte di un rischio di default simile i rendimenti sono maggiori. Nel debito infrastrutturale junior gli spread dei rendimenti possono essere simili o inferiori rispetto al debito high yield, ma gli investitori si assumono circa un quarto dei rischi di default". I maggiori rendimenti, invece, possono essere attribuiti al cosiddetto premio di illiquidità, che "a nostro avviso dovrebbe essere chiamato più correttamente “premio di complessità”, dato che gli extra rendimenti non derivano solamente dal fatto di “bloccare” i capitali investiti. Inoltre, il debito infrastrutturale non è incluso nei programmi di acquisto delle banche centrali e quindi non è esposto alla compressione degli spread guidata dal quantitative easing", evidenzia Nayroud.
Altro punto di notevole interesse è il rinnovato focus sul Regno Unito, che resta il mercato infrastrutturale più valido secondo Schroders. Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che l’Europa ha storicamente trascurato la manutenzione delle infrastrutture strategiche: prima della crisi di Covid-19, i Paesi europei hanno affrontato gravi carenze di finanziamenti e in risposta alla pandemia sono stati proposti diversi pacchetti di stimolo focalizzati sulle infrastrutture. "Il Regno Unito resta il mercato infrastrutturale più significativo in Europa e riteniamo offra svariate opportunità. L’ondata di privatizzazioni nel Regno Unito tra gli anni ’80 e ’90 ha portato alla comparsa di aziende infrastrutturali regolamentate che forniscono servizi pubblici essenziali in una serie di settori", afferma il gestore, secondo cui, guardando avanti, gli investimenti infrastrutturali potranno beneficiare di diversi target che il Paese mira a raggiungere, come la banda larga in fibra ottica su tutto il territorio nazionale entro il 2033, metà dell'energia fornita da fonti rinnovabili entro il 2030, l’investimento di 43 miliardi di sterline di finanziamenti per i trasporti regionali e il 100% di vendite di veicoli elettrici entro il 2030.
Infine, il mercato del debito infrastruttturale si configura come caratterizzato da un'elevata stabilità e controllo. Infatti, esso offre "diversi strumenti agli investitori, presentando rendimenti diversificati e mitigando il rischio. Per gli investitori nel reddito fisso tradizionale, il profilo di rischio-rendimento del debito infrastrutturale senior e junior è indubbiamente allettante e in questo contesto di tassi a zero crediamo che i benefici e l'interesse per questa asset class possano solo aumentare", conclude Nayroud. (riproduzione riservata)