
Un investimento a lungo termine è come una gara di sci di fondo. Non mancano gli ostacoli nel tragitto, ma la distanza consistente dalla meta aiuta a ottenere un risultato migliore. Se, quindi, l’obiettivo di un investitore è comprare una casa, risparmiare per la pensione, fare un viaggio importante, ragionare in un’ottica di lungo termine ha più senso. Per tre motivi principali: più lungo è il tempo, migliore è il rapporto rischio-rendimento, maggiore è la capacità di superare gli alti e bassi dei mercati così come quella di sfruttare il potere dell'interesse composto. Si tratta del cosiddetto effetto valanga o palla di neve: quando il rendimento generato da un investimento viene reinvestito nello stesso, il capitale cresce più rapidamente. Una scelta da fare ora che il terreno è più fertile: il quadro economico attuale più normalizzato (dopo due anni di risultati anomali i principali indicatori economici sono su livelli più familiari) crea un ambiente meno incerto, secondo Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm.
La linea di partenza della «pista da fondo» è il 2024 dove il triangolo che lega inflazione, politica monetaria e crescita economica si sposterà dall’asse tra politica monetaria e inflazione a quello tra crescita e politica monetaria. «Ciò che muoverà il mercato sarà la performance delle aziende e la capacità delle banche centrali di gestire un eventuale rallentamento dell’economia, non eccessivamente penalizzante per gli utili aziendali, con una progressiva diminuzione dei tassi, che dovrebbe sostenere sia la performance azionaria sia quella obbligazionaria», spiega Flax che, nel corso dell’anno, non si aspetta una recessione ma solo un rallentamento. E se il consenso generale si attende tagli abbastanza significativi ai tassi di interesse, «siamo abbastanza convinti che questa sarà la direzione di marcia, anche se forse i tagli non saranno così significativi. L’inflazione, nonostante spaventi meno di qualche mese fa, non è ancora stata domata», ma dovrebbe normalizzarsi alla fine del 2025 in tutte le aree geografiche, tranne che negli Stati Uniti.
I rendimenti attesi quest’anno sono leggermente inferiori a quelli record dell’anno passato, ma restano molto alti se si guarda alla loro evoluzione storica, superiori alla media degli ultimi 10 anni per tutte le asset class con l’azionario dei paesi emergenti che si conferma l’asset class con il maggior potenziale. «Il premio al rischio azionario, ovvero l’extra rendimento pagato dagli investimenti azionari rispetto a quelli obbligazionari, è inferiore rispetto all’anno scorso, attestandosi a circa il 3% contro il 5%, ma resta positivo», sottolinea il Chief Investment Officer di Moneyfarm. «Le obbligazioni a lunga scadenza non forniscono nessun extra rendimento rispetto allo scorso anno, mentre i rendimenti delle obbligazioni legate all’inflazione e le obbligazioni nominali sono in linea. Si prevedono rendimenti elevati per le obbligazioni investment grade, mentre i rendimenti delle obbligazioni high yield quest’anno sono, tranne che per l’Europa, più attraenti rispetto a quelli delle obbligazioni governative dei mercati emergenti».
E tra 10 anni? Nel 2034 la politica monetaria continuerà a dettare il ritmo dei mercati, ma sarà più cauta e si tradurrà in un livello più elevato dei tassi di equilibrio. La conseguenza è una rinnovata attrattiva per l’asset class obbligazionaria (si veda la tabella). Così, secondo il processo di asset allocation strategica di Moneyfarm, i rendimenti attesi a 10 anni per questo comparto vanno dal 2,7% all’anno per i prossimi 10 anni dei bond governativi dei paesi sviluppati, al 5,5% all’anno dei bond governativi dei paesi emergenti. In mezzo i bond societari (investment grade 4% e high yield 4,9%). Si tratta di livelli in linea con quelli dello scorso anno e tra i più alti degli ultimi dieci anni per tutto il comparto obbligazionario, precisa Flax.

Per quanto riguarda, poi, la dinamica di tasso, considerando la crescita economica a lungo termine e l’inflazione degli Stati Uniti, «stimiamo che il tasso di equilibrio a 10 anni si attesterà al 4,2% per le scadenze brevi e al 4,9% per le scadenze più lunghe. Ciò significa che ci aspettiamo una perdita in conto capitale per i titoli di Stato a lungo termine e un guadagno per quelli a breve che, pertanto, preferiamo», precisa l’esperto. Comunque, tutto il comparto del credito: dalle obbligazioni societarie, alle obbligazioni governative dei paesi emergenti gode di rendimenti attesi a 10 anni molto promettenti. I bond ad alto rendimento guidano la classifica (high yield Europa 4,2% e Usa 5,7%), approfittando sia di un carry importante sia di buoni spread. Seguono le obbligazioni societarie investment grade con ottimi rendimenti attesi (IG Europa 3,4%, IG Usa 4,5%, IG Uk 4,8%). Infatti, il tasso di default previsto resta marginale.

Anche i mercati emergenti, continua Flax, sembrano promettenti (5,5%), con uno spread leggermente più basso giustificato da un tasso di default visto inferiore rispetto alle obbligazioni high yield. Senza dimenticare che la spinta per la transizione verde, legata alla maggior necessità di mettere al sicuro le catene del valore energetiche, continuerà. «Pensiamo che il mondo degli investimenti ESG e responsabili abbia raggiunto un grado di maturità tale da permettere agli investitori di avvantaggiarsi di questo trend. Al contrario, l’ultimo anno ha dimostrato come l’innovazione abbia ancora molto spazio per guidare la crescita economica e di mercato. Restare fuori potrebbe portare l’investitore a perdere occasioni preziose».
Ma l’azionario svolge ancora un ruolo chiave per l’ottimizzazione dei rendimenti. Il grafico in pagina mostra i diversi componenti che contribuiscono al rendimento atteso nelle principali aree geografiche. I guadagni in conto capitale sono negativi per la maggior parte dei paesi, mentre il rendimento dei dividendi e la crescita degli utili sono responsabili per la maggior parte dei rendimenti attesi di lungo periodo. I mercati emergenti rappresentano l’area più promettente (rendimento totale dell’8,2%), supportati da valutazioni iniziali inferiori e da una crescita degli utili prevista molto forte (+3,9%). Anche il Regno Unito sembra solido, con una crescita degli utili attesa a +3,7% e un elevato rendimento dei dividendi (4,1%). Subito dietro l'Europa e gli Stati Uniti con un guadagno totale annuo che dovrebbe attestarsi, rispettivamente, a +7,1% e a +6,6%, grazie alla crescita degli utili.

Per un investitore paziente e lungimirante, che non si fa prendere dalla frenesia del tutto e subito e dalle mode del momento, ci sono alcune azioni che possono offrire rendimenti sicuri e allettanti. Questo non significa necessariamente puntare solo sui titoli che pagano buoni dividendi. Certo, l’approccio consente di far cassa a cadenza periodica un po’ come quando si riceve la cedola di un’obbligazione. «Ma, secondo noi, gli investitori dovrebbero individuare, nei comparti che beneficiano di trend di crescita strutturali e di elevate barriere d'ingresso, le aziende migliori in termini di qualità, che mostrano chiari vantaggi competitivi e sono ben posizionate per sostenere la crescita sia in periodi positivi che negativi», suggerisce Thorsten Winkelmann, gestore dei comparti AB European Growth e AB Global Growth Equity di AllianceBernstein. «Metriche fondamentali solide, come il rendimento del capitale proprio e di quello investito, segnalano poi modelli di business con capacità e margini di tenuta. Caratteristiche che contribuiscono a sostenere flussi di cassa elevati che possono alimentare una forte crescita degli utili nel tempo».
Negli investimenti, quando si guarda alle fonti di crescita, l'Europa viene spesso considerata la «sorella minore» degli Stati Uniti che hanno ricevuto un importante impulso dalla piccola corte delle mega-cap, considerate i veri grandi beneficiari dell'intelligenza artificiale. Ma ci sono campioni anche in Ue. Asml, unico produttore mondiale di sistemi EUV (scanner per la litografia ultravioletta estrema), ha sviluppato questa tecnologia nell’arco di 25 anni, investendo miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. Poiché tali macchinari contano 100.000 componenti, molti dei quali realizzati su misura, «riteniamo che la tecnologia sia difficile da replicare per i concorrenti, il che dà ad Asml formidabili vantaggi competitivi», osserva Winkelmann, consigliando anche Spirax Sarco, azienda Uk che produce soluzioni specifiche per impianti a vapore, offrendo oltre 40.000 prodotti che coprono necessità eterogenee, dalla produzione alimentare a quella farmaceutica.
Considerando poi che il contributo dell’AI avrà un impatto su tutte le industrie collegate al comparto healthcare, dalla diagnostica, alle tecniche chirurgiche, fino ai processi di vendita, Vinay Thapar, gestore dell’AB International Health Care Portfolio di AllianceBernstein, punta su Intuitive Surgical, azienda che produce sistemi robotici utilizzati in procedure chirurgiche a basso impatto in settori come l'urologia e la ginecologia. A questa aggiunge Align: azienda che produce i sistemi Invisalign, un’alternativa agli apparecchi ortodontici tradizionali e che utilizza l'AI non solo per ottimizzare il proprio processo di produzione, a beneficio della redditività, ma anche per migliorare la pianificazione del trattamento medico, e Veeva Systems (fornisce soluzioni che aiutano le aziende farmaceutiche e biotecnologiche a gestire meglio i trial clinici). C’è poi una società di prestigio che sta dimostrando, secondo William Bohn, analista e portfolio manager del fondo Comgest Growth Europe, che l'età è uno stato mentale e che l'esperienza, soprattutto nel navigare in mercati difficili, è ciò che conta davvero: Novo Nordisk, azienda sanitaria danese i cui rimedi per il diabete mirano a trattare il crescente mercato finale di 400 milioni di pazienti in tutto il mondo.
Bohn guarda con favore non solo alla già citata Asml, ma anche a L’Oréal. In un mercato estremamente frammentato come quello della bellezza, la quota controllata dalla società è passata dal 10% del 2001 a circa il 15% nel 2022. E sei anni dopo aver potenziato la distribuzione e il marketing di CeraVe, l'azienda è passata da 150 milioni di euro di vendite a oltre 1 miliardo. Anche la coerenza della strategia e della gestione è indice di un'azienda duratura. L'Oréal, ad esempio, ha avuto solo sei amministratori delegati nel corso dei suoi 114 anni di vita. Mentre una Ferrari, prosegue Bohn, si può paragonare al possesso di un'opera d'arte, un oggetto da collezione di valore che può aumentare di prezzo, invece di svalutarsi come la maggior parte dei beni di consumo discrezionali. «È questa combinazione che aiuta l'azienda a superare le tempeste. Uno dei principali punti di forza della Rossa è la domanda dei suoi veicoli e quindi le lunghe liste d'attesa, che contribuiscono a limitare la vulnerabilità dell'azienda rispetto all'andamento del mercato. Ferrari è un'azienda di lusso che ha anche un forte potere di determinazione dei prezzi, in particolare con i suoi modelli in edizione limitata e le personalizzazioni dei suoi prodotti, per i quali i clienti sono spesso disposti a pagare un prezzo elevato», precisa l’esperto di Comgest.
Tra gli altri leader affermati del settore industriale, con qualità di servizi o prodotti e unicità di asset come Ferrari, che insieme a Hermes esprime il lusso per definizione («oggi risulta cara, ma in un’ottica decennale, non c’è dubbio che varrà di più»), Fabio Caldato, portfolio manager di AcomeA sgr, cita Getlink: il tunnel sotto la Manica ipotizza un raddoppio di traffico entro il 2030, in più la società è resiliente alle condizioni economiche. E poi Nestlé: ha sofferto il costo delle materie prime e offre un punto di ingresso interessante.
E ancora, Stm: i semiconduttori resteranno vitali per tutti i prodotti sia elettronici sia industriali (auto, macchinari) e il gruppo italo francese affianca i giganti globali; Roche e Pfizer: il settore healthcare non può mancare in un portafoglio diversificato e consente bassa volatilità e dividendi interessanti; Alibaba: il gigante tech cinese è estremamente sottovalutato. Inoltre, le barriere all’ingresso lo proteggono dalla concorrenza imminente; Kering, i dati confermano la predisposizione dei consumatori a comprare prodotti di lusso; infine, Porsche, il brand tedesco è secondo solo a Ferrari e può essere inserito in portafoglio vista la crescita nei paesi emergenti e la tenuta in quelli sviluppati. (riproduzione riservata)