Ogni bilancio ha il suo numero magico. E quello che meglio fa da copertina al primo semestre 2024 è il 33%. A tanto ammonta, secondo quanto calcolato da Fida per MF-Milano Finanza, la performance del fondo Neuberger Berman 5G Connectivity, che può essere a pieno titolo considerato come il campione assoluto della prima metà dell’anno. O meglio: i due veri campioni sarebbero due fondi rispettivamente di Bnp Paribas Asset Management e Hsbc, entrambi focalizzati sul mercato azionario turco e che hanno reso il 50,5% e 46%. Tuttavia, viste le peculiarità estreme del mercato di riferimento (basti pensare che l’inflazione in Turchia ha toccato ad aprile il 70%), risulta difficile se non impossibile provare a tracciare un bilancio del primo semestre di fondi ed Etf partendo dalle performance di strategie così di nicchia.
Ecco allora che il fondo di Neuberger Berman, focalizzato su tutta la catena del valore della tecnologia 5G (tra le prime partecipazioni comparivano a fine maggio i colossi dei chip Nvidia e Tsmc, più il gigante e-commerce Amazon) assume tutta un’altra valenza se inserito nel più ampio scenario dei sei mesi. Nella prima parte dell’anno, e forse il dato non dovrebbe più sorprendere, a farla da padrona sono stati i fondi legati all’universo del tech americano, trainato dalla ben avviata luna di miele tra mercato e intelligenza artificiale. In classifica assoluta appaiono il comparto Horizon Global Technology Leaders A2 di Janus Henderson (+32,3%), oppure l’AB Sicav I International Technology Portfolio di AllianceBernstein, a un passo dal 30%. Senza dimenticare i veicoli che investono nelle large cap americane che, ormai da anni, sono quasi perfettamente sovrapponibili al filone tech (e di riflesso AI): il fondo GQG Partners Us Equity rende il 31,4%, l’ Alger American Asset Growth il 30,5%.
«La strategia del fondo», spiega Lei Qiu, gestore del già citato fondo International Technology di AllianceBernstein, «mira a investire in azioni di società situate in tutto il mondo che riteniamo possano trarre vantaggio dal progresso e dalle innovazioni tecnologiche, individuando gli innovatori che stanno definendo nuovi paradigmi in diversi sotto-settori correlati». Piuttosto che rimanere «ancorati ai benchmark, che tendono a sovrappesare i vincitori del passato, il nostro approccio disciplinato e basato sui fondamentali si concentra nell'identificare la prossima generazione di vincitori», sottolinea il money manager, che cerca quindi «leader innovativi con mercati potenziali ampi e ancora poco penetrati, con prodotti e servizi differenziati che rispondono alle nuove esigenze di imprese e consumatori».
Quanto ai settori, il gestore continua a pensare «che l’AI generativa sia uno dei processi di prodotto più rivoluzionario della storia recente. Ci concentriamo sulla ricerca di aziende con proprietà intellettuali uniche e complesse, con un ritorno sull'investimento molto convincente per il cliente. O con posizioni in settori sempre più strategici del mondo tecnologico, come i big data e l'analisi dei dati». Nel portafoglio Nvidia pesa per l’11,6%, seguita da Apple al 5,4%.
Posto che quando si vedono classifiche di questo tipo è sempre opportuno ricordare che le performance passate non sono mai garanzia di quelle future, risulta interessante vedere se in generale i fondi comuni siano stati o meno in grado di battere gli Etf, e quindi di fatto gli indici di mercato. In alcune categorie di fondi azionari (in fondo all’articolo tutte le tabelle interattive) le performance sono piuttosto simili: ad esempio per gli azionari emergenti, dove di fatto i migliori fondi comuni di Turchia e India si sono abbastanza allineati ai loro rispettivi benchmark. Oppure per gli azionari Usa, dove il miglior Etf ha fatto +29,2% (ma con commissioni dello 0,35%) contro il +31,4% (con commissioni all’1,25%) del miglior fondo attivo. Steso discorso per i fondi sul Giappone, altro mercato interessante che nel corso del semestre ha toccato massimi storici: +25,1% con commissioni al 2% il miglior fondo, +22,5% con commissioni allo 0,45% il miglior replicante. Si conferma così la regola generale per cui, quando l’indice di mercato corre molto, l’attività del gestore attivo diventa più complessa. C’è chi riesce a battere il mercato con costi, come è giusto che sia, giocoforza più elevati.
Ci sono invece altri mercati in cui l’attività di stock picking può fare davvero la differenza. Le performance di fondi ed Etf su Piazza Affari sono emblematiche in tal senso. A fronte di Etf perfettamente allineati intorno al 13% (la performance semestrale del Ftse Mib) ci sono fondi che arrivano anche al 19%, seppur con commissioni sensibilmente più alte, circa l’1,8% in più degli Etf indicizzati. È il caso del comparto Lemanik Sicav High Growth Ret, che precede in graduatoria un bis di fondi di Anima focalizzati entrambi sulle mid e small cap di Piazza Affari e che hanno reso rispettivamente il 16,7 e 16,4%. «L’elemento che differenzia il fondo Lemanik High Growth rispetto ad altri fondi comparabili», spiega Andrea Scauri, gestore azionario della società, «è l’assoluta libertà di non replicare il benchmark di riferimento».
Nel primo semestre, aggiunge, «il fondo ha generato una sovraperformance rispetto all’indice italiano grazie a un’alta concentrazione su titoli finanziari - in particolare Mps –, della difesa –Leonardo – e su alcune small-mid cap di qualità che costituiscono da tempo una parte rilevante del portafoglio, come Danieli». Ipotizzando una normalizzazione dei tassi di interesse, il gestore ipotizza «una rotazione settoriale all’interno dell’indice» nel secondo semestre, «con una ripresa di interesse da parte del mercato per le utility: Enel, A2a, Inwit, Snam sono titoli su cui abbiamo recentemente preso posizione a discapito di una monetizzazione della performance realizzata sui titoli della difesa e, parzialmente, sui finanziari».
Interessanti anche i due podii dei fondi ed Etf specializzati nelle borse europee. Quello che si nota a prima vista è che la performance dei fondi attivi, seppur superiore in media di circa 4,5 punti percentuali rispetto a quella dei replicanti, faccia riferimento a veicoli specializzati su una particolare nicchia del mercato europeo, e cioè l’Europa orientale o emergente. Per fare un esempio, il comparto Templeton Eastern Europe di Franklin Templeton (+18,5% nel semestre) vedeva come prime tre partecipazioni a fine maggio due banche polacche e una ungherese, al 17,8% del portafoglio complessivo.
Insomma, si tratta di prodotti piuttosto sofisticati mentre, dall’altro lato, i migliori Etf dei sei mesi sono perlopiù prodotti focalizzati sulla strategia di investimento cosiddetta momentum, basata sull'idea che una certa tendenza di mercato – sia essa positiva o negativa – sia destinata a persistere nel breve-medio termine.
Una sorpresa arriva invece quando si guardano i fondi tematici che, a differenza dei settoriali (come può esserlo ad esempio un fondo sul tech) sono specializzati in specifici temi di investimento, che possono accorpare al loro interno vari settori. Ebbene, dopo due anni in sordina l’investimento socialmente responsabile (in acronimo Esg) sembrerebbe tornato ben remunerativo per gli investitori che avessero deciso di scommetterci. I numeri parlano da sé: i migliori tre fondi azionari tematici (performance media del 23,3%) e i migliori tre Etf tematici (rendimento medio del 22,4%) sono tutti, nessuno escluso, ascrivibili al megatrend Esg.
Una bella rivincita per tutti quei gestori che credono nell’investimento responsabile a livello di ambiente, società e buona governance, che dallo scoppio della guerra in Ucraina in avanti erano stati più volte messi all’angolo dai loro nemici giurati: titoli della difesa ed energie tradizionali. Un esempio su tutti: il fondo Raiffeisen Azionario Pax et Bonum (+23,2% da gennaio), che nella costruzione del portafoglio investe nei principi di investimento etico dettati dalla Conferenza Episcopale Austriaca e degli ordini religiosi del Paese. Oppure il comparto Fonditalia Millennials Equity (+22%) di Fideuram Asset Management Ireland (gruppo Intesa Sanpaolo), che scommette sui benefici che può portare alla società il ruolo crescente dei Millennials e del loro stile di vita.
Per quanto riguarda i fondi ed Etf obbligazionari valgono delle riflessioni un po’ differenti. Le migliori performance si trovano nell’universo degli emergenti, che in ambito fondi attivi hanno superato anche l’11% nei sei mesi, anche se con commissioni di gestione più che triple rispetto ai relativi Etf (che pagano però un po’ in termini di performance).
Se si vuole entrare nell’obbligazionario abbassando il grado di rischio, buone soddisfazioni sono arrivate finora dagli Stati Uniti, in cui il rendimento dei bond sovrani è da mesi fisiologicamente più alto delle controparti europee. Attenzione però: mentre i migliori fondi obbligazionari attivi specializzati nel mercato Usa sono perlopiù focalizzati su Abs (Asset-Backed Security) e titoli high yield (quindi bond a maggior rischio), gli Etf a reddito fisso arrivano al 6,9% anche solo con i bond governativi a breve-medio termine, come è il caso del comparto Amundi US Inflation Expect. 10Y (che peraltro ha commissioni di appena lo 0,25%).
Infine, uno sguardo ai comparti che investono nei titoli governativi dell’area euro, Btp italiano incluso. Da una parte ci sono gli Etf, che con costi davvero irrisori (0,05% per i primi due in graduatoria), hanno rendimenti che, seppur modesti (1,6% il migliore del primo semestre) sono comunque validi per mettere in moto la liquidità con un grado di rischio basso o bassissimo. Dall’altro lato ci sono i fondi attivi: primo in classifica è ad esempio il comparto Azimut Trend Tassi, un fondo storico della casa di gestione presieduta da Pietro Giuliani che da gennaio ha reso il 3,4% (al netto di commissioni dell’1,5%), arrivando al 10% su un orizzonte annuo. (riproduzione riservata)