Regalo desiderato o regalo utile? Per tutti i genitori e nonni che in vista del Natale stanno leggendo le letterine di figli e nipoti, puntualmente si presenta l’annoso dilemma. E a fianco ai più classici doni come videogame, costruzioni e macchinine può essere cosa gradita (anche se magari meno apprezzata nell’immediato) fare un regalo che pensi al futuro dei giovani cari. Un futuro che si prospetta peraltro sempre più complesso in un’Italia in cui il sistema pensionistico pubblico è sotto pressione e gli assegni per chi lascia il mondo del lavoro saranno, secondo varie proiezioni, sempre più magri in futuro.
Una soluzione è quella di avvicinare i propri cari (giovani e non solo) agli investimenti, magari tramite formule di ingresso nei mercati graduali e spalmati nel tempo. Vengono subito in mente i piani di accumulo, o pac: un modo di investire già molto apprezzato dai giovanissimi. I dati pubblicati da Assogestioni mostrano come tra i sottoscrittori di fondi comuni di diritto italiano (ma uno schema analogo si ripete anche per i fondi di diritto estero e per quelli cross-border) quasi il 60% dei membri della Generazione Z (nati dopo il 1997) investa tramite piani di accumulo, e meno del 40% lo faccia tramite investimenti in un’unica soluzione. Al crescere dell’età, i rapporti di forza si investono: tra i Boomer (i nati tra il 1946 e il 1964) oltre l’80% usa soluzioni di investimento uniche, e meno del 20% si affida ai piani di accumulo.
Il perché di questa inversione di tendenza è facile da spiegare: i giovani investitori (che costituiscono, inclusi anche i Millennials, appena il 6% delle masse totali investite in fondi) hanno meno disponibilità economiche, e per questo si affacciano ai mercati con investimenti graduali che prevedono il versamento di rate costanti. Un modo per imparare a togliere i soldi dal salvadanaio e metterli in moto fin da subito, per poi mettere da parte un tesoretto per il proprio futuro. La simulazione in pagina proposta dal broker regolamentato Scalable Capital, guidato in Italia dal banker ex Goldman Sachs Alessandro Saldutti, calcola il rendimento di due piani di accumulo, con rate mensili di 300 euro, su un orizzonte temporale di 20 anni. Entrambi i portafogli sono composti al 60% di azioni e al 40% di obbligazioni (la più classica allocazione bilanciata moderata), con un rendimento lordo annuo del 7%, media storica degli ultimi 35 anni di questo tipo di portafoglio. Chi avesse impostato un pac di questo tipo avrebbe visto un rendimento di quasi 150 mila euro se avesse investito in Etf (visti i bassi costi) e oltre 122 mila euro se lo avesse fatto tramite fondi comuni con costi al 2%. Il tutto a fronte di un investimento complessivo di 72 mila euro: insomma, il rendimento sarebbe stato tra il 70% e il 108%.
La simulazione di Scalable Capital mostra anche un altro aspetto: il sostanziale guadagno in termini di performance che si può avere se si investe tramite Etf a basso costo. Un fattore che rende questi prodotti sempre più appetibili per le tasche degli italiani. La ricerca People & Money condotta da BlackRock ha svelato, non a caso, che i risparmiatori che possiedono Etf sono 2,2 milioni, e si prevede una crescita del 35% degli utilizzatori di fondi-indice nel corso dei prossimi 12 mesi.
Il genitore o nonno che volesse avvicinare il figlio o nipote agli investimenti tramite fondi di investimento passivi dovrebbe però considerare sempre un potenziale effetto collaterale: con un Etf che replica un indice si rinuncia di base alla possibilità di battere il mercato. Anche quando il mercato va male, si rimane giocoforza esposti alla sua flessione senza poterla gestire.
Un’altra idea regalo utile per avvicinare i giovani cari al risparmio è quella di regalare loro un abbonamento a un broker regolamentato per gli investimenti, magari con una piccola somma da mettere già al lavoro sui mercati. In genere questi servizi includono la compravendita di azioni, bond, ma anche fondi ed Etf (compresi quelli con la formula dei piani di accumulo) e prodotti più complessi come certificati e opzioni, e si basano su formule in abbonamento oppure su commissioni da pagare in base all’importo e alla frequenza delle transazioni svolte. A offrire questi servizi sono le fintech come Scalable Capital, Trade Republic, Directa, eToro, Xtb, le banche reti come Fineco e Banca Sella, ma anche banche tradizionali come Fideuram Direct (Intesa Sanpaolo), Unicredit, Webank (Banco Bpm). Attenzione sempre, quando si sceglie il broker, a verificare se è regolamentato a lavorare in Italia, a comparare i costi e a vedere se preveda o no servizi integrati di educazione finanziaria. Con il fai-da-te è molto facile scottarsi: se invece non si vuole correre questo rischio, si può pensare di affidarsi a un servizio di robo advisory, o consulenza robotizzata. Fintech come Moneyfarm e Tinaba (Banca Profilo) permettono di avvicinarsi agli investimenti tramite una forma di consulenza più economica rispetto a quella fatta faccia a faccia.
Infine, ma non per importanza, si può pensare di mettere sotto l’albero soluzioni alternative come il riscatto della laurea, oppure l’iscrizione a un fondo pensione: è possibile infatti effettuare quest’ultima anche per i figli a carico, ricordando peraltro che i contributi versati al fondo pensione a favore di un famigliare entrano nel limite di deducibilità massimo di 5.164,57 euro in capo al lavoratore dipendente. (riproduzione riservata)